viernes, 19 de junio de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 2

Romanzo a puntate di Fabio Viganò



Faceva freddo quella notte.
Naturale, era dicembre: la notte gelida del venti dicembre 1942. Freddo e buio pesto avvolgevano l'agente nazista in un abbraccio per nulla accattivante. Pareva essere l’abbraccio che il Reich stava regalando all’ Europa.
Il rombo dei motori del finto cacciabombardiere inglese dal quale si era paracadutato si andava sempre più affievolendo in lontananza. D'istinto Fritz guardò in cielo. Non vide nulla.
Ora regnava il più assoluto silenzio. Non passò molto tempo, che al buio spettrale si aggiunse la nebbia. Pareva salisse dai campi. Penetrava sin nelle ossa, inumidendo abiti e animo. Ma questo era solo un particolare del tutto irrilevante. Fritz era stato paracadutato nel bel mezzo della brughiera inglese. Era a casa, ma come agente del Terzo Reich.
Un brivido lo pervase in tutto il corpo. Scrutò la notte. Attorno a lui il nulla. Non riusciva ancora a capire dove fosse. Che l’Abwehr avesse sbagliato destinazione era una remota possibilità da escludersi a priori. Firtz sapeva che, come da ordini, doveva trovarsi nelle vicinanze di Ely. Il buio non lo stava aiutando nella missione se non nel nasconderlo. Non distingueva niente.
Prima di sera, avrebbe dovuto raggiungere Hatfield, nell’Hertfordshire. Da lì avrebbe potuto agire al meglio, studiando il modo ottimale per sabotare la fabbrica dei cacciabombardieri Mosquito della Royal Air Force. Chi se non lui avrebbe potuto trovare il modo per distruggerla? Ben lo sapevano nel giro della mala londinese. Era esperto di esplosivi. Il suo preferito era la gelignite. Li chiamavano "Jelly Gang": in tempo di pace, lui e la sua banda scassinavano e rubavano con la gelignite. Si trattava di guadagnarsi giusto il pane quotidiano. Anche quello era un lavoro da saper fare a regola d’arte.
Si sorprese a sorridere nell’oscurità della bruma. Scrutò nuovamente il nulla. Controllò l’equipaggiamento. Tutto era in ordine: pistola, trasmettitore, soldi e capsula di cianuro, qualora fosse stato catturato dall’MI5, il controspionaggio di Sua Maestà. La osservò, la rigirò tra le dita e infine la lasciò cadere a terra. "Non mi serve. No, direi proprio che non mi serve", sussurrò  con fare pensieroso.
Doveva muoversi. Il freddo era tale che il respiro gli si gelava in viso e l’umidità era insopportabile anche per uno come lui, avvezzo al tetro grigiore delle patrie galere. A missione compiuta lo attendevano cinquemila sterline inglesi, come pattuito con "gli eletti ariani". Altre cinquemila le aveva pretese subito e prontamente intascate.
Si mise in marcia subito dopo aver ricontrollato la mappa che gli era stata data prima di partire, stando ben attento a non rivelare la propria posizione con la luce emanata dalla torcia. Il passo era deciso e spedito. Entro sera doveva trovarsi a Hatfield. Ruth lo stava aspettando. Da lei avrebbe installato la base operativa dell’Abwehr. Soprattutto si sarebbe potuto riposare e rifocillare. Sarebbe stato controllato da vicino…molto da vicino.



Il vero nome di Ruth era Petra. Nata a Dresda nel 1917, era alta, bionda, affascinante e decisamente attraente. Così almeno sembrava in fotografia. C’era solo un piccolo particolare, non proprio trascurabile: era una delle migliori spie del Reich, devota nazista e assassina spietatissima. Operava prevalentemente all’estero, dietro le linee nemiche. Era semplicemente il miglior agente dell’Amstgruppe Ausland.
Aveva giurato fedeltà a Adolf Hitler e sarebbe morta piuttosto di tradire. Sin dall’età di dieci anni, Petra aveva seguito il percorso formativo dettato dal Führer, respirando "l’aria nuova del Nazionalsocialismo". Trascorsi quattro anni nel Gruppo Giovani, era passata alla Hitler-Jugend. Entrata nel Corpo Ausiliari, aveva terminato l’addestramento nelle file della Wermacht,  in linea con la politica dell’ Ordine Nuovo e della Gleichschaltung voluta dal Partito.
Di lei non era rimasto nulla. Leggi razziali e arianesimo erano divenuti il suo credo in un Wir sind über alles che l’aveva portata in ben poco tempo a farsi notare dai suoi superiori e a eccellere in ogni disciplina, comprese le arti marziali e… la seduzione, cui Ruth aveva dovuto talvolta ricorrere per ottenere informazioni importanti. Parlava inglese in modo ineccepibile. Sparava altrettanto bene e, all’occorrenza, uccideva senza scrupoli, in nome del Reich. Tutto per lei era giustificato e logico, se fatto per il Führer.
Era stata mandata in Gran Bretagna nel 1938 dopo essere stata arruolata dall’Abwehr con il compito di scovare i nemici del Terzo Reich dopo l’Anschluss dell’Austria. Quando era ritornata temporaneamente nella Francia occupata per conto del servizio segreto militare germanico, aveva conosciuto per “motivi di lavoro” Coco Chanel. L’aveva incontrata all’Hotel Ritz di Parigi. Era antisemita e un’ottimo agente segreto. L’agente F-7124, nome in codice "Westminster", all’epoca era anche l’amante ufficiale di Hans Gunther von Dinklage, responsabile dell’ Abwehr del Terzo Reich.
Ruth, nome in codice “Anschluss”, era la coordinatrice di tutte le donne spia al servizio del Führer. A venticinque anni rivestiva già un ruolo importante nell’Abwehr, con il grado di Major.



"Una che per Hitler ingerirebbe persino il cianuro", si disse preoccupato l'uomo venuto dal nulla. Accellerò il passo e, con esso, il respiro.
Si mise a piovere: una pioggerellina finissima, quasi impalpabile. Fritz era avvolto dalla nebbia. Le scarpe, di tanto in tanto, gli sprofondavano nel terreno facendolo imprecare . Gli abiti si andavano lentamente ma inesorabilmente inzuppando. Fritz fece buon viso a cattiva sorte. Alzò il bavero del pastrano che indossava e abbassò il cappello sin quasi sugli occhi. La camicia era ormai madida di sudore.
Stava marciando da circa tre ore. Non poteva fermarsi. Non doveva fermarsi. Avrebbe tardato all’appuntamento con Ruth. Un fatto disdicevole per l’Abwehr, ancora di più per il loro miglior agente. Aveva ormai percorso parecchie miglia. Erano le tre e mezza del mattino… e aveva scollinato per ben quattro volte in una sola notte. Hatfield non doveva essere ancora distante.
D’un tratto udì il rumore in lontananza di un autocarro. Istintivamente si gettò a terra. Estrasse in un attimo la pistola e tolse la sicura . Era pronto a far fuoco.
Non fu necessario.
Lasciò che le luci del veicolo lo sorvolassero, ignorandolo. Non si era accorto della strada in terra battuta, ormai resa fango dalla pioggia, che si dipanava sul fianco della collina, serpeggiando tornante dopo tornante.
"C’è mancato poco, questa volta", si disse raccattando il cappello fradicio. "Se c’è una strada devono esserci abitazioni. Di sicuro. Magari una fattoria. Sarebbe l’ideale per riposare almeno un po’", considerò tra sé e sé Fritz.
Nonostante tutto, tenne duro. Continuò a camminare forzatamente,a denti stretti, nel buio della notte.
Dopo circa mezz’ora ecco apparire ai suoi occhi due sagome più nere del buio, non molto distanti. Erano ciò che stava cercando: una fattoria con un fienile. Si fermò un istante a considerare il quadro della situazione. Tutto pareva tranquillo. Per il momento non si vedeva anima viva.
"Sembrerebbe disabitata. Vedremo…" rifletté l’agente dell’Abwehr nell’avvicinarsi veloce e silenzioso alla costruzione adiacente alla casa.
Aprì lentamente la porta, con circospezione. All’interno venne raggiunto da un tepore frammisto a odor di paglia. Non c’era nemmeno un cane nel fienile. Notò gli attrezzi accantucciati ben in ordine alla sinistra dell’ingresso e una scala in legno appoggiata al bordo del piano superiore. Non ci pensò due volte e la raggiunse.
La afferrò saldamente e salì arrivando alla parte alta dove, spogliatosi degli abiti ormai fradici, si gettò in mutande e maglietta su ciò che restava del fieno,  a riposare. Steso e finalmente al caldo, con gli occhi volti al buio, si lasciò andare ai ricordi.
Un pensiero fisso in mente: Betty. Chissà cosa avrebbe detto la sua fidanzata se avesse saputo che stava lavorando per i tedeschi! "Figuriamoci…" Sorrise. "Povera Betty… Come piangevi quando mi hanno arrestato. Non mi perdonerai mai. Non potevo dirtelo", sussurrò mesto nel buio. "Se solo sapessi…"
Cosa avrebbe dovuto sapere Betty di così importante?
Cosa nascondeva Fritz da non poter nemmeno confidare alla propria donna?

Continua...

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