miércoles, 8 de julio de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 3

Romanzo a puntate di Fabio Viganò






I Servizi Segreti di Sua Maestà esistevano da secoli. Sin dal 1500 l’Impero doveva essere tutelato, protetto a ogni costo. Ma con la rivoluzione industriale e l’arrivo del Novecento il modo di concepire il vivere quotidiano era mutato radicalmente. Come, di pari passo, la gestione e la salvaguarda del Regno Unito.
All’inizio del XX secolo la Gran Bretagna aveva sentito la necessità di cercare di capire, magari ancor prima che i fatti accadessero, gli eventi che avrebbero potuto nuocerle. E aveva creato il Military Intelligence, in particolare le strutture denominate MI5 ed MI6, la prima dedita al controspionaggio e operante sul territorio nazionale, la seconda attiva all’estero e destinata allo spionaggio. Non sempre i Servizi Segreti avevano  agito in modo perfetto, ma si era soltanto agli inizi della nuova epoca. Allo scoppiare della Prima guerra mondiale, l’MI5 aveva già praticamente distrutto la fitta ragnatela di agenti segreti tedeschi in territorio britannico. E i fermenti della rivolta bolscevica non erano passati inosservati, sicché l'MI6 si era interessato, con minore successo, della Russia di Lenin.
Con il trascorrere del tempo, l'intelligence londinese aveva rivolto la propria attenzione alla non tanto strana alleanza di forze che avrebbero costituito l’asse Roma-Berlino-Tokyo. Nella guerra di Spagna. Italiani e tedeschi combattevano a fianco del futuro caudillo Francisco Franco. La resistenza di mezza Europa da una parte e le SS dall'altra erano già in azione. Gli uomini della Totenkopf erano attivissimi nel torturare i nemici del Reich e del nazifascismo; alcuni erano veri e propri sadici che godevano dei gemiti di dolore dei malcapitati che venivano interrogati. Si era alle soglie della guerra lampo voluta da Adolf Hitler, invocata a gran voce dal suo populismo sfrenato scatenato dall’insofferenza e dal disagio dello smacco della Grande Guerra.
E intanto l’Italia occupava l’Etiopia. Il Duce non poteva essere da meno del camerata di Berlino e voleva a tuttti i costi il suo posto al sole. Non tutti la pensavano come Benito Mussolini: si era creata da subito un'opposizione fatta di operai, intellettuali, preti e onorevoli. Tra questi Giacomo Matteotti, morto nel 1924, assassinato. Aveva pagato con la vita la tenace difesa della democrazia. Ormai ovunche si respiravano venti di guerra. In Europa si cantavano inni al Führer e al Duce. Il conflitto sembrava essere divenuta la panacea di tutti i mali. La follia antisemita ammazzava le persone come si trattasse di un gioco.
Ma non tutti erano disposti ad arrendersi senza colpo ferire. La resistenza e agenti britannici erano presenti in Italia, in Germania, nonché nei territori occupati. Lavoravano a stretto contatto. Avevano un solo scopo: spiare, depistare, scovare gli agenti nemici. Contrariamente a quanto avveniva in tempo di pace, l’MI6 collaborava in modo stretto con l’MI5.
Non tutte le spie erano leali. Si sa: pecunia non olet, dicevano gli antichi. I potenziali doppiogiochisti, scoperti e catturati, dovevano soltanto soggiacere a una condizione: continuare a lavorare come spie per i tedeschi, a patto di fornire loro le informazioni che l’alto comando britannico riteneva opportune. Tanto gli agenti "venduti" quando i volontari infiltrati volontari negli apparati nemici venivano tenuti sotto stretto controllo. L’Abwehr e l’OVRA dovevano ricevere solo informazioni sbagliate e fuorvianti. Questi uomini e donne facevano capo al Twenty Committee; "Comitato Venti", che scritto in numero romano, XX, stava di fatto per double cross, l'espressione inglese che indica il doppio gioco.
I servizi di intelligence rispondevano  direttamente al Primo Ministro, che nel 1942 era Winston Churchill, colui che nel luglio dello stesso anno aveva detto in quel di El Alamein: "Dobbiamo davvero inchinarci di fronte ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore.” Intanto nel 1940 aveva creato il SOE, che operava dietro le linee nemiche contro la Wermacht e la Gestapo. Lo Special Operations Executive era soprattutto in contatto con le unità operative della resistenza. Sabotare e danneggiare l’Europa occupata con l'eterna fiamma della ribellione e della sovversione.


Fritz si alzò nel buio del fienile. Sfilò la torcia dalla tasca dei pantaloni e, tanto furtivo quanto veloce, diede un’occhiata più attenta all’interno dell’edificio, nella speranza alquanto remota di trovare qualcosa che gli potesse servire. Con circospezione passò il fascio di luce per tutto il fienile e d’un tratto avvistò ciò che non si sarebbe mai aspettato: una bicicletta. Certo,si trattava di una bicicletta da donna ma gli avrebbe fatto risparmiare tempo nonché fatica.
Guardò l’orologio. Erano quasi le cinque del mattino. Si rimise gli indumenti ancora bagnati e diede una sbirciatina all’esterno attraverso una fessura del fienile. Era buio. Faceva freddo ma aveva smesso di piovere.
Fritz si trovava a circa quaranta chilometri da Hatfield,  ma ora aveva una bicicletta. Aveva un passaporto britannico. Parlava perfettamente inglese, dato che era la sua lingua. Si sentiva ancora stanco ma non voleva perdere tempo.
Uscì all’aperto e si accese una Lucky. La sigaretta ciondolava all’angolo sinistro della bocca. Il pacchetto bianco delle introvabili sigarette americane, regalategli in Francia dal suo comandante in capo, scomparve nella tasca della giacca. Ora il pacchetto delle Lucky era diventato bianco perché “Lucky Strike Green has gone to war”,come recitava la pubblicità d’oltreoceano che aveva potuito udire al comando dell’Abwehr di Parigi. Fritz respirò a pieni polmoni le prime boccate di fumo,  che aspirò come fossero benefiche, come fossero aria vitale.
“Non vedevo l’ora. Farà anche male… ma a me piace!” mormorò nel buio di dicembre. Aprì la porta e rientrò nel fienile. Guardò la bicicletta e sorrise. “È la prima volta che mi tocca rubare una bicicletta, E, per giunta, da donna…” Poi aggiunse con sarcasmo: “Come siamo caduti in basso!"
Saltò sulla bicicletta e, imboccata la strada fangosa scese la collina verso la pianura, stringendo i denti della sorte: la sua.



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