sábado, 15 de agosto de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 4



Romanzo a puntate di Fabio Viganò

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La signorina Ruth Hamilton si svegliò presto quella mattina. Si stiracchiò ben bene dentro il letto, quindi accese l’abat-jour. L’orologio indicava le cinque e quarantacinque. Sbadigliò, allontanò le coperte e si alzò.
Si avvicinò alla finestra vestita della sola vestaglia da notte. Stancamente, aprì le imposte che cigolarono. Fuori era buio pesto. Non si riusciva a scorgere nulla. Tutte le luci delle strade erano spente, la guerra lo imponeva. Vigeva il coprifuoco. Il pericolo che gli aerei della Luftwaffe potessero ricominciare una nuova Operazione Seelöwe incombeva sulla popolazione inglese come una vera e propria spada di Damocle. Ben lo sapeva la Royal Air Force, che nel 1940 aveva pagato un prezzo elevatissimo in vite umane nella Battaglia d’Inghilterra. Il rischio che bombardieri d’alta quota quali gli Heinkel He 274, scortati da caccia Messerschmitt BF 110 “Zerstörer”, intraviste anche pur flebili luci, cominciassero a sganciare il loro carico di morte era, in definitiva, reale.
In Germania si erano resi conto d’aver subito una battuta d’arresto non da poco nella conquista dell’Europa e del mondo nella Battaglia d’Inghilterra. Svariate teste erano cadute. La fucilazione era di moda alla corte del Führer! Il sogno di conquistare a tutti i costi il Regno Unito continuava a ossessionare la mente di Adolf Hitler. Inutile negare che l’idea di vedere la bandiera con la croce uncinata sventolare su Buckingham Palace al posto della Union Jack lo stuzzicasse non poco. Lui e solo lui era il naturale futuro reggente della nuova conquista del Reich.
I nazisti avevano bombardato Londra
dal sette settembre del 1940 e a partire dal gennaio del 1941 oltre tredicimila inglesi erano morti sotto le bombe. Ma la lezione non era sufficiente. L’operazione dovette essere radicale. Erano state colpite pesantemente bombardate molte altre città: Bristol, Birmingham, Coventry, Portsmouth e Plymouth... Coventry in particolare. La Luftwaffe l'aveva fatta più volte oggetto di bombardamenti a tappeto fino a distruggerla! Coventry, come la si ricordava,non esisteva più, ma era stato creato un nuovo verbo: coventrizzare. Le grandi città erano state evacuate e gli abitanti sfollati.
Hatfield era completamente al buio. Di tanto in tanto, era possibile scorgere veicoli militari diretti verso la fabbrica Havilland. Ruth, lasciò cadere il lembo della tenda della finestra che teneva nella mano destra e un “Mah!” dalle labbra. Quindi andò in bagno per lavarsi e vestirsi.
Era molto scrupolosa nella cura del proprio corpo e dell’igiene personale ma, a causa dei razionamenti del sapone, era costretta a lavare sia i suoi lunghi capelli biondi che il corpo, solo con un pezzo di sapone.  “Per fortuna non è razionata l’acqua. Sarebbe un vero guaio…” moormorò mentre si spogliava. I capezzoli le si inturgidirono subito al contatto con l’aria fredda della stanza. Un sorriso di compiacimento le comparve in viso. Era soddisfatta del proprio corpo. Il freddo, in questo caso, le era amico. Era il venti dicembre del 1942 e anche il riscaldamento era ormai ai minimi termini: nafta e benzina erano razionate a vantaggio dello sforzo bellico.
Ruth appese la vestaglia e s’infilò nella tinozza colma di acqua tiepida, resa tale dalle tre pentole del prezioso liquido messe a bollire sui fornelli. Indugiò, rilassandosi a mollo più del solito . Allungò le gambe e le insaponò con grazia e delicatezza. Quindi, dopo aver terminato di lavarsi, si asciugò, indossò la lingerie e allacciò le calze al reggicalze. Il tailleur in lana indossato il giorno precedente ultimò la vestizione. Un colpo di spazzola ai capelli e fu pronta per bere “il surrogato”.Era così che lo chiamava Ruth nel parlare con amiche e vicine. "Quella schifosa bevanda che il Governo ci ha imposto di bere al posto del tè! Vada per la benzina,vada per il sapone e la lisciva, ma il tè no… In definitiva siamo inglesi!”
Fece colazione con un poco di tè allungato con molta acqua . Mangiò solo un poco di pane. Guardò l’orologio. Erano le sei e quaranta del mattino. Richiuse le imposte e le finestre come imposto dal coprifuoco e accese la luce del soggiorno. Sul tavolo erano posti diversi quaderni pronti per essere esaminati. Erano i compiti che Ruth avrebbe dovuto correggere entro l’inizio delle lezioni. La signorina Ruth Hamilton insegnava inglese in una grammar school della cittadina di Hatfield.
Hatfield non era però solo una bella località inglese con tanto di scuole dell’obbligo. Oltre alla fabbrica dei Mosquito, vi era  ubicata una scuola speciale, anzi molto speciale: quella del SOE. Lì si insegnava a sabotare e distruggere industrie attive nel campo bellico. Gli istruttori, inutile dirlo, nella vita civile o militare erano tutti seri professionisti altamente specializzati. Chi è in grado di costruire conosce anche il modo migliore per distruggere… Molti di loro provenivano da Cambridge e da Oxford. Tutti condividevano il fine dettato dal fondatore: "... and now set Europe ablaze”, aveva detto Winston Churchill.


Hatfield era anche la destInazione dell'agente il cui nome in codice era Fritz, che pedalava tranquillo sulle strade pianeggianti che portavano alla cittadina. Si fumava con gusto una delle ultime Lucky, mentre fischiettava allegramente una melodia, probabilmente inventata, ma che rassomigliava molto a Lilì Marlene.
Tra poco sarà giorno. Non manca molto. Magari mi fermo nel primo pub che incontro… Freddo boia! Fritz incrementò il numero delle pedalate , spinto certamente dal desiderio di bere qualcosa di caldo.



Nel frattempo Ruth continuava spietatamente a riempire di correzioni in rosso i compiti dei bambini. Imprecisi e distratti, dannatamente svogliati! Non saranno mai perfetti… Sospirò nel chiudere l’ultimo quaderno dei compiti. Quindi tornò in bagno ed estrasse un rossetto che teneva ben nascosto. Un filo di rosso non guasta mai! Un tocco… very british.
Si mise il cappotto, il cappello e si recò a scuola. Salutò la signora Morton, sua dirimpettaia e insaziabile pettegola. Di certo, quella sera avrebbe avuto di che raccontare alle altre comari di Windsor. Ruth, invece, più che amicizie intratteneva conoscenze. Nulla di impegnativo e niente di eterno. Le chiamava amiche, ma le considerava solo strumenti nelle proprie mani. Strumenti utili,a volte micidiali, loro malgrado.
La Kriegsmarine si era fatta soffiare in pieno oceano l’Enigma. La micidiale macchina codificatrice dei servizi segreti nazisti non aveva più segreti per il controspionaggio alleato. Si doveva ricorrere alla ”silhouette”: ovvero, le informazioni venivano trasmesse in codice Morse all’interno delle sagome degli abiti destinati alle casalinghe tedesche. Oppure cuciti addosso agli ignari agenti segreti…
Fritz era uno di questi. Senza saperlo, all’interno del suo cappotto portava importanti notizie provenienti da Parigi, dallo stesso alto comando dell’Abwher, destinate a Herr Major Petra. Ma Fritz non era a conoscenza né di essere latore di un messaggio segreto, né tantomeno del contenuto dello stesso messaggio. Il messaggio era stato cucito con filo per imbastire, reso nero per l’occorrenza, all’interno dei margini della stoffa, quindi sigillato da normali punti cuciti a macchina. Sarebbe bastato rimuovere questi ultimi per leggere la comunicazione.


Fu verso le undici del mattino che Fritz giunse a Hatfield. Non solo raggiunse Hatfield ma trovò anche un pub. Era provato dal freddo e dalla fatica. Scese dalla bicicletta cercando di ricomporsi, di assumere il suo solito aspetto distinto e dignitoso, macchie di erba a parte. Guardò l’insegna del pub: THE FOX.
Come inizio non è per niente male! si disse, nel salire i due gradini che lo separavano dall’ingresso del locale. Il locale aveva un nonsochè di accogliente, a parte la zaffata d’aria calda, maleodorante di fumo frammisto ai “profumi” che provenivano dalla cucina. All’interno oltre alla proprietaria - Margareth, per gli amici “Maggie” - si poteva contare circa una quindicina di persone, tutte anziane. I giovani, eccettuato i militari di stanza alla fabbrica dei Mosquito, si trovavano a combattere al fronte. La sera era frequentato anche da personale del SOE che non andava in giro in uniforme, né tantomeno raccontava di cosa si occupasse.
Quando Fritz entrò, tutti rivolsero l’attenzione verso il nuovo venuto. "Buona giornata a tutti!" salutò lui, gioviale, a voce alta.
Da uno dei tavoli gli rispose un uomo che aveva alzato temporaneamente lo sguardo da una scacchiera. Da dietro i baffi che sporgevano dal viso spigoloso e segnato dal tempo, ribatté, provocando le risate degli altri avventori: "Buona giornata a te, anche se a dire il vero… fa freddo, siamo in guerra, la birra è finita e mia moglie è sempre più acida… Vedi tu!"
Fritz sorrise bonario. "Nessuno è perfetto!" Quindi si sedette a un tavolo dopo aver ordinato un tè molto caldo.
"Un tè?… Come si fa a bere tè di primo mattino?" commentò l’altro nel riprendere il gioco degli scacchi. Espirò l’ennesima nube di fumo da una pipa che doveva essere invecchiata, giorno dopo giorno, insieme a lui, tra le sue labbra. L'uomo fece cenno a Fritz di sedersi al suo tavolo con la palese intenzione di farsi offrire da bere.
"Non dire idiozie, David, vecchio caprone della Cornovaglia!" lo apostrofò la donna al bancone, facendosi sentire da tutti gli avvventori. "La birra ce l’ho giù in cantina, nascosta ai dritti come te che non pagano il dovuto da mesi! E riguardo il tè, non mi sembra ci sia nulla di cui scandalizzarsi! Dico bene, ragazzi?"
La risposta fu difficilmente comprensibile a orecchio umano. Sembrava più un lamento animale, un mugugno che voleva dire tutto e nulla, e che di certo poteva essere interpretato a seconda delle circostanze e del tornaconto.
"Bene…allora", replicò il nuovo arrivato, ”una pinta di birra per tutti!”
Ne seguì un applauso di ringraziamento frammisto a grida di gioia. Fritz ricevette ripetute pacche sulle spalle in segno di approvazione ed elogi a non finire.

Non distante dal pub, proprio in quell’istante, Ruth, scesa in cantina, aveva sollevato una mattonella, nascondiglio della sua Luger P08 con relativi caricatori da otto colpi ciascuno, e un silenziatore.
Preso un caricatore, armò la pistola e la ripose nella borsetta sussurrando
con tono talmente greve da parere una sentenza: "Heute jemanden, vielleicht, sterben!"
Oggi qualcuno, forse, morirà!
Ma chi doveva morire? Forse Fritz? Una cosa era certa: lo sguardo assassino non faceva ben sperare per l’eventuale vittima. Ruth non aveva mai sbagliato in nessuna delle missioni in cui era stata impiegata.


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