jueves, 27 de agosto de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 5



Romanzo a puntate di Fabio Viganò

Leggi dalla prima puntata


Sgarrare  nei  servizi  segreti, soprattutto  in  quelli  del  Terzo  Reich,  significava  morire. L'esecutore poteva  essere  stato  anche il tuo miglior amico…almeno  fino  a  quel  momento. La  morte sopravveniva per avvelenamento  o colpi d’arma da fuoco, di rado con una lama.
Ruth  Hamilton aveva  ricevuto  un  ordine.
Non era l’unico agente dell’Abwehr di stanza a Hatfield. Un suo compagno di corso, conosciuto proprio durante l’addestramento in Germania, era infiltrato nel SOE dal  1941. Il suo  compito era trasmettere a Berlino informazioni  militari  riservate, note  solo  ai  membri  dello Special Operations Executive, e rispondere agli ordini della  signorina  Hamilton. Franz  Schwarz, alias Joseph Coleman, nato  a  Leverkusen, si  era  laureato in  Storia a Colonia con il massimo  dei  voti. Si  era  distinto al punto da venire notato, suo  malgrado, dai servizi segreti che lo avevano arruolato con il grado di tenente sin dal suo secondo anno  di studi.

Franz  era  molto  diverso  da  Petra. Era il classico “topo di biblioteca”.  Non era indottrinato, sapeva solo di essere in  guerra e di dover fare la sua parte. Aveva persino accettato, per la sua identità di copertura, il nome ebraico di Joseph, lui che, in definitiva, era davvero ariano. Tutto questo però non  lo toccava, come non lo interessavano i servizi  segreti. Due  erano  le  cose  che  lo  appassionavano sul serio: una era  la Storia, l’altra la signorina Hamilton, di cui si era invaghito sin  da quando l’aveva incontrata in Germania. Con il  passare  del  tempo  se n'era innamorato, ennesima vittima delle curve seducenti dell’ignara Petra. Ma non si era mai  dichiarato, accontentandosi del ruolo di subalterno.
Da  tanto  tempo, forse  troppo, Berlino non riceveva  più  sue  notizie. Petra  stessa non lo vedeva da un paio  di  settimane .Aveva rassicurato  l’alto  comando del  fatto che  Franz  fosse  vivo  e  vegeto, nonché  operativo, ma non poteva dire cosa stesse facendo, visto e considerato  che  nemmeno  lei ne era a conoscenza. Franz, troppo interessato ai  suoi  studi, a volte dimenticava di essere una spia. Per questo motivo, Petra era stata richiamata a Parigi.



"Herr  Major, lo dica  francamente”, aveva domandato  nel  suo  ufficio  parigino il  comandante in capo dell’Abwehr, "crede che il tenente Schwarz stia facendo il doppio gioco?"

"Nein Herr Kommandant! Ich hoffe für ihn…” aveva ribattuto lei, gelida, come fosse una sentenza di morte.
"Verstehen, was macht unser Genie, Herr Major!" aveva esclamato stizzito  l’alto  ufficiale.
"Ja, ja, Herr Kommandant! Betrachte es als erledigt", aveva  risposto Petra, scattando sull’attenti, battendo i  tacchi e alzando  il  braccio  destro  nel  saluto  nazista. E si era congedata con un deciso "Heil Hitler".
Con indosso l'uniforme, era entrata nel  circolo  ufficiali. Aveva tolto dalla  tasca il falso  passaporto francese che  utilizzava ogniqualvolta si presentava all'alto comando. Dal documento risultava essere Marie Dubois, di  professione  casalinga, occasionalmente impiegata all’Hotel Ritz come  cameriera  di  Coco  Chanel; residente - da sola - a  Parigi in Rue de Bac, numero  17. Petra aveva sorriso osservando il  passaporto. Si era rivolta al caporale di servizio al  bancone. ”Eine  Bier, Bitte!
Terminata la  birra, si era cambiata d’abito, tornando a essere Marie  Dubois. In territorio inglese sarebbe ridiventata Ruth Hamilton.



In quel momento Ruth Hamilton camminava per strada, alla volta della scuola, stringendo a sé  la  borsetta. Come al  solito, non venne sottoposta a controlli dai militari che presidiavano la città. Il  fatto che si fingesse la fidanzata di Jospeh Coleman, ufficiale del SOE, era una garanzia.

Poco prima del suono della campanella, sempre in apparenza molto devota, si era intrattenuta con il pastore di Hatfield. Poi aveva  esclamato con  rammarico: "It’s a real pity! I’m late. Sorry. I  have to run! I hope  to  see  you  soon."
Intanto Franz  stava  analizzando  la  storia  catastale  di  Londra. La  versione per il SOE era  stata: "Cercare  i  punti  di  forza della città per resistere a un eventuale  attacco". La  verita: studiare i punti più vulnerabili di Londra, fabbriche comprese. In quel preciso  istante Franz stava esaminando  le  fogne  londinesi, nell'ipotesi di  un  attacco al cuore della città da parte di un commando della Settima Flieger Division, che si era già distinta in Danimarca, Norvegia e nella  campagna di Francia. Nel 1944, nella  battaglia di Montecassino, per il loro valore e la resistenza  fisica, gli alleati avrebbero soprannominato gli uomini della Flieger “diavoli verdi”.
Nel  pomeriggio Franz aveva appuntamento con Ruth a  Hatfield House. Non era un incontro galante, ma si sa: la  speranza è sempre l’ultima a morire, soprattutto se si è  innamorati. Ruth gli piaceva da morire. Non lo aveva solo conquistato sul piano intellettuale ma, cosa forse più importante, gi piaceva fisicamente come nessun'altra.
Ma ignorava fino a che punto Ruth sapesse fingere. L’appuntamento a  Hatfield House - un  gran  bell’edificio  in  stile  giacobino  risalente  al Diciassettesimo secolo, al cui interno si trovava il Great  Park - era l'occasione in cui Petra avrebbe  cercato di capire il  grado  di  attendibilità e fedeltà  al  Terzo   Reich  di  Franz. Aveva già montato il silenziatore sulla  sua  Luger P08. Berlino sospettava che fosse un  traditore e, se lei ne avesse avuto conferma, lo avrebbe eliminato.




Intanto a The  Fox Fritz si divideva tra la terza pinta di birra e la seconda partita a  scacchi con David.

“Matto!" dichiarò il nuovo arrivato. "Ah,ah! Ancora  scacco  matto! Oggi sei sfortunato, David, mettiamola così.” Fritz si stiracchiò  sulla panca.
Margareth  trasalì. Sgaiattolò  fuori  dal  bancone  e  con  nonchalance raggiunse i  giocatori. "Scacco matto, David", confermò. "Hai  perso…" Quindi, sottovoce, si  rivolse a  Fritz.
"Tra  dieci  minuti raggiungimi in  cantina. David ti dirà  come  fare. Non  chiedere  niente. Ti aspetto per le istruzioni."
Fritz rimase zitto. Accese l’ultima Lucky e ne inspirò il fumo a pieni polmoni. Il ballo stava  per  iniziare.
I  dieci  minuti  passarono. Fritz  si  alzò  dalla  sedia, passò  dietro il  bancone, entrò in cucina e da lì guadagnò una scala che lo portò dritto in cantina. Aprì un’ultima porta, tranquillo. Trattenne il fiato nello scoprire che la
donna non era sola ma era soprattutto, armata. Maggie gli fece cenno di alzare le mani con la Browning.

Sono  guai...

"Vieni avanti senza fiatare e siediti su questa sedia. con le  braccia  dietro  lo  schienale."

"Bene, Herr Fritz! Vedo che impariamo in fretta”, si fece sentire una voce maschile dal buio della cantina. Fritz non  poteva scorgerlo. Non  immaginava neppure chi potesse  essere.
"Maggie è un’ottima  tiratrice, non la metta  alla  prova. E risponda  alle  mie  domande.”
"Quali  domande, signor…?” chiese Fritz  nel  tentativo  almeno di  capire  con  chi  avesse  a  che  fare, se inglesi o  nazisti.
"Herr  Fritz, le  assicuro  che lei non è nella  condizione di fare domande”, ribatté ad alta  voce  una  seconda  voce  maschile.
“Allora  siete  in  due…”
La canna della Browning  premette sulla tempia della spia. "Zitto!" Maggie lo colpì alle reni.
Fritz accusò il colpo, ma non disse nulla. La donna aveva  un  bel  pugno.

“Herr Fritz, le  domande  le  facciamo  noi. Lei  risponda. Noi  verifichiamo. Se mente, sa  cosa  l’aspetta”, concluse  il  secondo  uomo  nascosto  nel  buio."Sono tutto orecchi", ribatté l'interpellato, ironico.
La donna lo  colpì alla testa con il calcio della pistola, facendogli perdere conoscenza.
"Bel  colpo, sergente Lane!” esclamò  uno  dei  due  uomini  sino  a  quel  momento  nascosto  nell’ombra.

“Grazie  Signore”, ribatté Maggie. Fece un passo avanti e rivolse un saluto militare al sergente.
Questi le  ordinò di far portare l'agente tedesco al comando del SOE. Vestiva  l’uniforme  da  ufficiale  di  marina  britannico.
Fritz aveva un appuntamento con Ruth entro  sera. Era primo  pomeriggio e si trovava  legato all’interno  di  un  camion  militare, in attesa di un interrogatorio lungo e forse  doloroso. Ma non era questo il vero problema.

Continua...

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