sábado, 5 de septiembre de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 6



Romanzo a puntate di Fabio Viganò

Leggi dalla prima puntata



Se la fortuna è cieca, di certo, la sventura ha la vista acuta. Era questo il pensiero che attraversava la mente di Fritz mentre veniva sballottato sul pavimento del camion militare inglese, manette ai polsi e corde alla caviglie, sotto gli occhi vigili di due militari. "Non si potrebbe avere uno schifo di sigaretta, almeno?" domandò senza mezzi termini ai due soldati.
Gli rispose il silenzio.

"Allora? Ehi... Dico a voi due, marmittoni!"
Un calcio lo colpì al fianco. Fritz gemette dal dolore. Venne raggiunto da un secondo calcio alle reni. Questa volta gridò a denti stretti.

"Così non fai più domande e nemmeno lo spiritoso", sentenziò uno dei due. Quindi, dopo averlo sistemato a dovere con altri calci nelle reni, tornò a sedersi.
Fritz non volle dar loro soddisfazione. Sorrise, con una smorfia che la diceva lunga. Un rivolo di sangue gli colava dalla bocca mentre continuava a sobbalzare in balia delle buche delle strade.
Il veicolo viaggiava a velocità sostenuta. Fritz non poteva immaginare cosa gli sarebbe accaduto. Di una cosa era certo come dell’unica cosa di cui si possa essere certi in vita, la morte: di lì a poco sarebbe giunto a Londra.

"Come sta lì dietro, Herr Fritz?" domandò l’ufficiale di Marina, scostando il telo che separava la cabina di guida dal cassone.

"Benissimo! La compagnia non potrebbe essere migliore! Sono molto loquaci e gentili i suoi uomini", ribatté Fritz, sarcastico.

"Non sono miei uomini: Sono paracadutisti. I miei uomini, ne stia certo, avrebbero agito in modo molto differente. Lo constaterà una volta giunti a Londra. Stiamo andando alla Gabbia. Lì scopriremo tutto di lei. Sapremo finalmente quali siano le sue reali intenzioni, Herr Fritz, questo è sicuro", concluse l’ufficiale, tirando di nuovo il telo.

Cosa fosse la Gabbia, Fritz non l’immaginava nemmeno lontanamente. Non sapeva che presto si sarebbe trovato all’interno del Combined Services Detailed Interrogation Centre, attivo dal 1940 e noto anche con il nome di London Cage, ossia la Gabbia di Londra, dove molti nazisti avevano maledetto il giorno in cui erano nati. Il loro animo era stato forgiato secondo il volere del tenente colonnello Alexander Scotland. Nel giro di pochi giorni persino i lupi famelici delle Totenkopf divenivano docili come agnellini sacrificali. Il loro motto, Meine Ehre heist Treue, veniva cancellato. Il loro animo era piegato per sempre. Non era una struttura nota alla Croce Rossa. Anche i nazisti, del resto, non erano mai stati da meno.



Petra ne sapeva qualcosa. Qualcosa di cui Franz era all’oscuro. La donna aveva letto i risultati degli esperimenti condotti dal dottor Mengele, definiti “utili” dal Reich e dai suoi collaboratori. Aveva collaudato lei stessa l’effetto della scopolamina su diversi detenuti nei campi di sterminio. I comunisti erano le sue cavie predilette.
I medici ad Auschwitz le avevano insegnato come la scopolamina potesse essere “liberatoria”, e, in certi casi, sciogliere le lingue più ostinate.Intellettuali, comunisti, anarchici, ebrei e handicappati erano, per lei, i veri nemici del Terzo Reich e della Germania. Considerava giusta e necessaria la loro eliminazione. Solo in un modo potevano essere utili al Reich: sotto forma di cavie umane. Come soldato Petra difendeva il dominio germanico e l’inevitabile successo della razza ariana.
Un altro suo maestro era stato il dottor Pokorny che, entusiasta aveva comunicato a Himmler i risultati dell’utilizzo degli studi sulla caladium seguinum. Come aveva scritto lo scienziato al capo delle Totenkopf: “Il solo pensiero che si possano sterilizzare i tre milioni di bolscevichi ora prigionieri in Germania, così da poterli usare per lavoro, impedendo però loro di riprodursi, ci apre le più ampie prospettive”. Prospettive che Petra condivideva e applicava diligentemente nelle sue attività per conto dell’Abweher.

Durante gli interrogatori, non disdegnava l’utilizzo della corrente elettrica: poche donne resistevano al dolore della tortura. Inutile dire che, a informazioni ottenute, ordinava,sadicamente, un'ultima scarica elettrica che provocava la morte, atroce, delle malcapitate.
I medici ad Auschwitz avevano insegnato a Petra come la scopolamina potesse essere “liberatoria”, e, in certi casi, sciogliere le lingue più ostinate.
Tutto questo Franz non lo sapeva. Non sapeva che a Parigi, presi i capi della Resistenza, chi disponeva in modo disumano dei prigionieri fosse proprio colei di cui si era innamorato. Come disse Jonathan Grimwood : "Il pomeriggio conosce cose che la mattina non ha mai sospettato".




Proprio nel primo pomeriggio, all’ora fissata, dopo aver
tranquillamente lavorato al SOE per l’Abwehr nazista, Franz, aspettava Ruth seduto a leggere su di una panchina del Great Park.

Il pomeriggio distratto
si vestiva di freddo.
Dietro i vetri offuscati
i bambini, tutti insieme,
vedono un albero giallo
tramutarsi in uccello.
Il pomeriggio si stende
sulle rive del fiume.
E un rossore di mela
si dondola sui tetti.


"Non è salutare per un agente dell’Abwehr leggere poesie di Federico García Lorca. Al nostro Führer non piacerebbe! Per la tua incolumità ti suggerirei letture più adatte quali Mein Kampf”, fece Ruth.

Franz, sollevato lo sguardo sorridente, ribatté: "Tesoro mio, siamo in Inghilterra! È un’ottima copertura. Non credi, mia cara?"
Ruth non batté ciglio. Divenne solo gelida. Quindi, sedutasi di fianco a Franz, parlò sottovoce, in modo da non essere fraintesa. "Herr Leutnant Schwarz, il fatto che si finga di essere amanti, le ricordo, non l’autorizza a chiamarmi tesoro mio e tantomeno mia cara. Io sono e resto il suo superiore. Il mio grado è Major. O vuole forse partire immediatamente per il fronte russo? Là saprebbero rieducarla a dovere, Herr Leutnant!”
Franz se ne stette zitto, ferito nell’orgoglio.
Ruth abbassò la voce, dando l’impressione di voler essere persino gentile. Aveva percepito qualcosa che
le era sfuggito del tenente. Con voce dolce e suadente disse "Ora, dimmi, Coleman..."
"Prego?" replicò come assente Franz, perso ancora nell’ azzurro degli occhi della donna.
Lei sorrise sapendo di averlo in pugno. "
Dove sei stato in queste due settimane, mio caro?" domandò cinica.
Lui, sognante, le rispose:” Ho dovuto lavorare, Herr Kommandant!”
Passarono alcune persone. Ruth d’un tratto si avvicinò a Franz e lo baciò sulla bocca, intensamente, appassionatamente, mentre le mani aprivano la borsetta dove era nascosta la Luger. Gli passò una mano tra i capelli. "Come sei focoso!" Lo baciò ancora. Ormai il misero tenentino era letteralmente cotto. Lei sorrise chiedendo:
"Che ne è stato del piano di attaccare Londra con un commando di assaltatori paracadutisti?"
"Ci sto lavorando", rispose Franz. "Ma ci sarebbe un’alternativa, forse…" considerò.

"Quale?" lo incalzò Ruth.

"Mi chiedevo se non si potesse giungere alla conquista di Londra utilizzando altre vie... persone già in territorio inglese che abbiano il nostro stesso fine.
Sehr gut Herr Leutnant. Es ist eine gute Idee”, si lasciò scappare Ruth in tedesco, lasciando scivolare di nuovo l’arma in borsetta. "Avviserò Berlino. Vedremo cosa dirà il Führer. Ma credo di poter dire che l’operazione sia fattibile e degna di considerazione. In tal modo non perderemo soldati e la nostra gloriosa bandiera sventolerà sugli edifici di Londra. Quindi, tenente, troverai una soluzione migliore e me la comunicherai”,sussurrò Ruth all’orecchio di Franz, mandandolo in estasi.
“Sicuro…Diciamo dopodomani?”, chiese lui, sollevato. E ingannato.
La gente falsa non parla, insinua. Non elogia, adula.Non desidera,brama. Non chiede, esige. Non sorride,mostra i denti. Non cammina, striscia nella vita, sabotando la felicità altrui. Ignora la bellezza e la nobiltà d’animo perché non ama. Finisce per non vivere, esiste appena. Ruth era ormai ingabbiata nell’ideologia nazista. La vita le era stata estorta, scippata. Salutò l’ignaro Franz con un bacio sulla guancia. L’appuntamento era stato fissato per il ventidue di dicembre. Per Franz sarebbe stato ancora un appuntamento con la morte.





Intanto a Londra Fritz era stato portato nella odiata e temuta London Cage. I due paracadutisti lo avevano consegnato a mastodontici individui dall'inquietante possanza fisica. L’agente segreto nazista pareva tranquillo, a dispetto di tutto e di tutti. Il sangue rappreso gli venne rimosso dal mento da un’infermiera.
"La prima cosa bella che mi capiti oggi!” esclamò Fritz.

Venne fatto in una stanza anonima in cui lo seguirono soltanto i due ufficiali.

"Chiudete bene la porta e piantonatela”, ordinò l’ufficiale di Marina.

"Non deve entrare nessuno!” aggiunse l’altro.

Fritz era dubbioso. Forse adesso avrebbe saputo il motivo di tante botte, di primo acchito, del tutto gratuite.
Fu l’ufficiale di marina a rompere il silenzio che aleggiava nella stanza come un avvoltoio sopra il cadavere nella valle dei dubbi. "Mi chiamo Andrew e sono tenente di vascello della Royal Navy. Non le dirò il mio cognome per semplici motivi di sicurezza. Inizierò col dirle che tutto ciò che ha dovuto subire dal momento del nostro aggancio, diciamo così, è dato da un tremendo sospetto."
"Posso sapere di cosa si tratta?" chiese Fritz.

I due ufficiali si scambiarono un cenno di intesa.
"C
rediamo di avere un traditore o un iinfiltrato all’interno del SOE di Hatfield. Per questo motivo,pur sapendo dell’appuntamento con la signorina Ruth Hamilton, abbiamo preferito portarla alla Gabbia di Londra”, spiegò l’ufficiale, con un certo rammarico.
"Come fate a sapere di…?" cominciò Fritz.

"Sappiamo tutto di lei. Almeno ciò che ci serve sapere. Mi ascolti…"

"Non chiedo di meglio!"

"Bene. A Parigi,all’interno della sede dell’Abwehr, lei è stato contattato da un membro della Resistenza italiana infiltrato - non senza difficoltà - tra le truppe fasciste. Vestiva, se ricorda bene, la divisa degli Arditi. Bruno è sempre stato un uomo tutto d’un pezzo! Ha fatto bene a fidarsene."

"È stato Bruno a mettermi in contatto con voi".
L'ufficiale versò acqua nei bicchieri per tutti i presenti. "
L’ha persino coperta,senza che lei lo sapesse, quando i tedeschi hanno sospettato di un suo eventuale doppio gioco. Bruno Guidi, questo il suo nome, è adesso guardia personale del Duce. Ma torniamo a noi. Il problema del traditore sarà risolto oggi. Lei stia sempre con quella nazista… Ruth Hamilton. Tramite Maggie o David le faremo avere ordini e richieste. La aiuteremo a simulare un sabotaggio alla fabbrica degli Havilland. A partire da questo momento lei fa parte dei nostri servizi segreti all’estero, inquadrato nell’MI6. Appena i nazisti avranno abboccato, ritornerà in Germania e il suo compito sarà quello di passarci tutte le informazioni di cui verrà in possesso, soprattutto riguardo le Vergeltungswaffen."
"Cioè?"
"Bombe, Fritz!" precisò l'ufficiale. "Bombe volanti. I nazi, in codice, le chiamano Kirschkern. Se ne ricordi. Saranno loro stessi, crediamo, a introdurla nell’alto comando. Se tutto va bene, dopo il sabotaggio della Havilland lei per loro sarà un eroe. È chiaro che il rischio è elevatissimo. Qual è la sua risposta?"
"Mmmhh… mi lasci pensare" replicò Fritz. "Di sicuro bisogna eliminare il traditore nel SOE. Deve essere scoperto al più presto. Ho bisogno di soldi per restare in Germania così tanto tempo. Più che altro, mi chiedo perché vogliate infiltrare me quando sapete già tutto!"

“Giusto. Le informazioni che abbiamo ci arrivano grazie alla Resistenza. Noi vogliamo avere qualcuno all’interno del loro alto comando.Tutto ciò che lei dirà ai nazisti, a Londra diverrà vero. Mi creda. Vogliamo farla entrare nello stato maggiore dell’Abwehr. Con lei là… ogni ossa del Reich sarà sotto il nostro controllo. A proposito, quasi dimenticavo: il suo nome in codice per noi è Zig-Zag”, concluse sorridendo.
"Zig-Zag? Molto appropriato… Ma mi tolga un’ultima curiosità: chi è il suo collega che non ha aperto bocca per tutto il tempo?"

“Ah,si, dimenticavo. Robert. Le presento il capitano Robert Stevenson. Lui è qui per picchiarla. Dovrà farle male. È per la questione dell'infiltrato nazista. Pensi a lui come a un benefattore: non si diverte, vuole salvarle la pellaccia, vecchio mio! Poi la riporteremo da dove è venuto. Buona fortuna, Herr Fritz!” L’ufficiale uscì dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle.
Il “benefattore” si alzò, indossando i guanti d’ordinanza. "Prima che inizi il divertimento, avvisi il mio superiore del fatto che credo di sapere come fare a eliminare il traditore", disse Fritz, mentre gli occhi s’illuminavano come di nuova luce. "Dopo faccia ciò che deve,capitano."
Fuori, Londra sonnecchiava nell’attesa di un’ennesimo bombardamento. Il Tamigi scorreva lento, come fosse in balia degli eventi. Una madre rileggeva la lettera che l'aveva fatta prima trasalire e poi scoppiare a piangere. Suo figlio, era scritto, era morto combattendo valorosamente sul fronte africano. Seduta sui gradini della scala, piangeva senza trovare pace.


Continua...

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