miércoles, 30 de septiembre de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 8



Un romanzo a puntate di Fabio Viganò

Quando una persona è scomoda, è scomoda. Il commissario Bruno Guidi, dopo l’arresto e la condanna del comandante della Gestapo Jürg Krause, era stato trasferito a Roma nel controspionaggio. Sulla sua scrivania arrivava di tutto…Lettere delatorie, richieste di grazia di madri per i figli incarcerati per motivi politici e persino rifiuti di richieste di grazia. Tra queste la lettera di un certo Sandro Pertini: arrivava dalla colonia penale dell’isola di Pianosa, nell’arcipelago toscano. Promuovere e trasferire era da sempre stato un modo raffinato per tenere sotto controllo i rompicoglioni.
Dopo un breve periodo, Guidi era stato destinato alla sede parigina dell’OVRA, presso il comando dell’Abwehr. Era quello che voleva.



Fritz, giunto all’abitazione della signorina Hamilton, appoggiò la bicicletta al muro, salì al primo piano dell’edificio e bussò energicamente alla porta.
Un occhio si intravide allo spioncino. “Desidera?” domandò una voce femminile.
“Mi manda la notte”, rispose Fritz.
Venne tolto il catenaccio. La porta dell’abitazione si aprì due secondi dopo. Ruth Hamilton comparve come dal nulla, una giovane donna bionda e seducente. “Si sbrighi! Su, entri!” sussurrò, controllando che nessuno li avesse visti.
Il maggiore chiuse la porta. 
“Benvenuto a Hatfield,  Herr Fritz!” esclamò l’ufficiale dell’Abwehr, mentre da dietro la gonna compariva una pistola. “Si sieda e stia zitto”, intimò. “Lei è sempre così…conciato?”,domandò, indicando il viso del visitatore.
“Sono caduto,signorina”, rispose lui, sornione.
Lei divenne livida dalla rabbia. “Il mio nome in codice, prego. Dovrebbe saperlo. Me lo dica!”
“Anschluss… Senta,  sono stanco morto. Posso almeno fumare?”, domandò Fritz nel guardarle le gambe. L’agente Zig-Zag aveva da sempre avuto un debole per le belle donne. Ed era sempre stato contraccambiato.
Sinora,
“Non fumo,  Herr Fritz”,ribatté seccamente Ruth nel riporre la Luger. 
“Ah. Niente sigarette, quindi”, concluse Fritz,  con rammarico.
“Ora mi dia il cappotto. Contiene informazioni importanti che dovremo decifrare al più presto”, aggiunse lei gelida.
Lo sguardo dell'uomo si soffermò su quelle labbra carnose e invitanti. Un bocconcino niente male, considerò. Ma potrebbe però essere pericoloso… mangiare del suo frutto.
L’agente non si sbagliava, anche se c'erano cose che non poteva sapere. Era un frutto proibito, riservato a un unico amante: Adolf Hitler, che l’aveva incontrata una sola volta alla Kehlsteinhaus. Era stato il comandante in capo delle Totenkopf, Heinrich Himmler,  ad accompagnarcela. Lì la donna aveva conosciuto Eva Braun, che aveva subito detestato. Avrebbe voluto il Führer tutto per sé. Poi, era tornata ai suoi compiti di spia del Terzo Reich e non l’aveva più rivisto.
“Ha già mangiato,  Fritz?”
“No, speravo di mangiare un boccone da lei,”
"Detesto cucinare. Se vuole, può farlo lei. In alternativa le propongo surrogato di tè con del pane. È la mia cena, di solito.”
“Per me va bene. Vorrà dire che digiuneremo insieme”, ribatté luisarcastico.
“Bene. Si tolga il cappotto,  diamine”, sbottò lei,  nell’afferrare il loden nero. Lo buttò in una tinozza e la riempì d’acqua, che non tardò ad assumere il colore dell'inchiostro.



“Come ha trovato la cena Herr Fritz? Era di suo gradimento?”, domandò Ruth.
“Non ho parole”, mormorò Fritz, concluse scuotendo il capo.
“Ha detto qualcosa?”
“Sì. Ottima e abbondante, signorina Hamilton”, rispose lui, meditabondo. Rifletteva su ciò che ci si aspettava da lui: far saltare la fabbrica dei Mosquito e incastrare un infiltrato, per non parlare della base di Peenemünde. Penetrare nello stato maggiore dei vampiri nazisti sembrava improbabile ma non impossibile. “Domani, scusi se glielo chiedo... chi sarò?”
“Lei è mio fratello. Chiaro?”
“Chiarissimo”, rispose lui, sorridendo.
Ruth sparì nel bagno. “Venga. Mi dia una mano con il cappotto! Pesa tantissimo”, lo chiamò lei, di lì a poco. Gli passò il loden, quindi gettò via l'acqua nerastra della tinozza. “Ecco… Lo appoggi sul bordo.”
Fritz, sistemato il cappotto fradicio sulla tinozza, seguì di nuovo la donna in soggiorno. “Immagino che dovremo decifrare il codice domattina, con la luce”, le disse.
“Si, certo. Ma a volte si lavora anche di notte, con la torcia. Ora mi scusi.  ma devo correggere i compiti di quegli inglesi. Non hanno la disciplina che regna nel Reich. Ma impareranno…fosse pure a caro prezzo!” promise lei.
Fritz la guardò accanirsi con una matita rossa sul compito di un alunno. Ammirò nuovamente le splendide gambe del maggiore. Le gambe delle donne: anticamera della perdizione e invito alla pace. Le vedeva muoversi nervose sotto il tavolo mentre la “maestrina” correggeva i compiti. Lui non parlava, si gustava lo spettacolo. Ma con lei era meglio non provarci. Pericolosa ma decisamente intrigante, concluse tra sé e sé l’agente Zig-Zag.
D’un tratto Ruth, concentratissima nel suo lavoro,si passò una mano tra i capelli. Fritz sospirò e ritornò col pensiero a Peenemünde. Era la base segreta da cui provenivano le Kirschkern, il nome in codice delle “armi di vendetta”: le bombe volanti che i nazisti stavano costruendo in quel paesino di pochi abitanti situato nell’ isola di Usedom. L'impianto era sorto nel 1937, poi erano seguiti gli esperimenti condotti da Werner von Braun e Walter Dornberger.
Ci sono gli italiani, rammentò Fritz. Allora… abbiamo delle possibilità. Forse aveva trovato il punto debole della base missilistica. Sbirciò la donna, che continuava a correggere i compiti dei bambini inglesi, umiliandoli. L'uomo proseguì il ragionamento. Ancora una volta la soluzione si trovava a Parigi, nella sede dell’alto comando dell’Abwehr. La soluzione era Bruno Guidi. La Resistenza potrebbe raccogliere informazioni su Peenemünde. Poi si vedrà...
“Medita sul futuro glorioso del nostro Reich?”,domandò il maggiore.
“Lo sa che lei mi legge nel pensiero? Ma come…?”
“Herr Fritz, noi non lasciamo nulla al caso. Siamo stati ben formati. Quindi non si sorprenda.”
“Dove dormirò, signor maggiore?” domandò lui.
“Siamo fratello e sorella. Dormiremo nell’unico letto che ci sia: il mio letto matrimoniale.”
Fritz alias Zig- Zag deglutì. Un dubbio gli attraversò l’anticamera del cervello.
“Ora vado a prepararmi per la notte. Poi andrà lei in bagno. Sempre se lo desidera. Stia tranquillo, ora è come se fosse in Germania. Mi ha fatto una buona impressione,  Fritz. Veda di non deludermi”, concluse l’agente del Reich.
Era la prima volta che lui la vedeva sorridere. La trovò ancora più bella e attraente. “Di sicuro staremo al caldo...”
Quando lei uscì dal bagno in vestaglia, Fritz ebbe un brivido. Optò per il silenzio e si affrettò a guadagnare la porta della toilette. Si rinfrescò veloce e si lavò i denti. Poi raggiunse Ruth a letto.
Era sveglia, con un libro in mano. 
“Cosa legge, maggiore?” chiese lui.
“Una poetessa. Proibita dal Reich. Hanno ragione a vietarla,  questa Saffo. Senta cosa dice:

Tramontata è la luna,
tramontate le Pleiadi.
È a mezzo la notte;
trascorre il tempo;
io dormo sola.”

“Be', non per dire… ma è una bellissima poesia. Non trova?” fece lui, con trepidazione.
Ich habe nicht dagegen Poesie, Herr Fritz!”, ribatté lei.
“Buonanotte, maggiore”, concluse Fritz.
Ah… Vielen Dank. Gute Nacht”, rispose lei, nello spegnere la flebile luce concessa all’interno dell’abitazione dopo aver chiuso le imposte dalle regole del coprifuoco.
Nella notte Zig-Zag, sveglio, pensava a Peenemünde. L'ispirazione del corpo seducente del maggiore era svanita nel nulla. Questa non è una donna. Se mai lo è stata, lo ha dimenticato! È ideologia totalitaria. In lei di umano non c’è più niente. Meglio che stia all’occhio. Finalmente chiuse gli occhi e s’addormentò.




Franz,alla stessa ora, si trovava negli archivi del SOE. a studiare il modo migliore per poter attaccare Londra dall’interno.
Usando la metropolitana si riuscirebbe a raggiungere ogni zona della capitale. Una volta in città, il gioco è fatto. Sì! Ora non mi resta che cercare le persone giuste, insospettabili, concluse. Voleva distruggere e uccidere anche durante i bombardamenti: aveva progettato cariche a tempo da installarsi nei rifugi, forniti dalla metropolitana.
Verso le due del mattino del ventuno dicembre si mise alla ricerca di chi avesse potuto attaccare direttamente Londra. La sua attenzione venne attratta da un fascicolo su cui campeggiava la scritta: Top Secret. Aprì la cartelletta. C’era una foto con un nome. Il nome era John Amery. Era controllato dal controspionaggio inglese,  in quanto definito fascista in contatto anche con la Wermacht.
Bene. Informerò Ruth…Vedremo cosa si può fare con l’Abwehr, si disse Franz,  dopo aver copiato le informazioni che gli interessavano. Si stropicciò gli occhi. Sono stanco! Meglio che vada a dormire.
Uscì dall'edificio del SOE e rincasò.
La notte porta consiglio…


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