viernes, 9 de octubre de 2015

Sei numero sei



Racconto di Andrea Carlo Cappi


Non posso fare altro che correre. A perdifiato, con tutte le mie forze, per restare nello stesso posto. Volessi andare da qualche parte, dovrei correre almeno il doppio.
Corri, numero sei.
Mi tengono d'occhio. Non mi perdono di vista un momento, soprattutto lui. Ride di me, mi piglia per il culo. Non è nemmeno il capo, si vede che anche lui deve obbedire a ordini superiori. Lui pure, a suo modo, è prigioniero del suo ruolo. E allora mi sorveglia e ride di me.
Obbedisci, numero sei.
Vogliono vedere quanto resisto prima che mi si spacchi il cuore e mi esplodano i polmoni. Sono sicuro che hanno fatto lo stesso con gli altri che sono venuti prima di me e forse si aspettano che io batta qualche record del cazzo. Perché ce ne sono stati altri. Li ho visti, là fuori, quei cinque tumuli che spuntano dall'erba. Se non li ha ammazzati l'esperimento, li ha stesi lo schifo che gli hanno dato da mangiare.
Mangia, numero sei.
E io mangio lo schifo che mi danno da mangiare.
E mi alleno.
E divento sempre più forte.
E un giorno, quando lo stronzo che ride apre le sbarre per darmi lo schifo che mi danno da mangiare, gli insegno a smettere di ridere.

«Aaaaagh!»
«Cosa c'è, piccolo?»
«Mammaaaa! Il criceto mi ha staccato un dito con un morsooo!»
«Dov'è il dito? Ti porto subito in ospedale e te lo faccio riattaccare.»
«L'ha staccato ed è scappato viaaaa!»
«Bestiaccia di merda. Si sarà nascosto in giardino. E adesso chi lo trova più?»

©2011 Andrea Carlo Cappi

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