miércoles, 9 de diciembre de 2015

Nome in codice: Fritz - Puntata 12



Romanzo a puntate di Fabio Viganò



Bien, mon ami! Bruno, noi siamo pronti a fare la nostra parte. Ma non puoi pretendere che un uomo muoia senza neppure sapere il motivo per cui si sacrificherà. La vita mi ha insegnato molte cose…Non conosco tutto e mai lo conoscerò. Una cosa però è certa. Poche idee ma chiare! La morte non mi spaventa, perché rientra nella logica della vita. Se devo chiedere però ai miei uomini, ai miei compagni della Resistenza, di giocarsi la pelle, è giusto che sappiano per quale motivo se la giochino. Te lo dico subito: far fuggire un pilota sarebbe già difficile. Far fuggire questo pilota è azzardato! I tedeschi non lo hanno ancora ucciso o deportato. Io dico che è strano… Forse sospettano qualcosa o addirittura sanno quel qualcosa che tu non mi vuoi dire. Se dovremo morire affinché altri vivano liberi, lo faremo senza batter ciglio. Ma vogliamo sapere!”,sbottò Edmond battendo il pugno sul tavolo tanto forte da far cadere la bottiglia di pastis ormai vuota.
“Mmmmhhh, giusto,  Edmond. È giusto. Vi racconterò tutto ma quello che so. Ciò che dirò deve rimanere tra di noi o confidato solo a persone fidatissime. Loro,i nazisti, potrebbero aver infiltrato qualcuno nella Resistenza. In tal caso,sarei morto” disse il commissario, con voce calma.
Bien sure, bien sure”, lo incalzò Edmond.
Akemi taceva e fissava Bruno con fare interdetto.
“Pare che i nazi abbiano un’arma segreta”, affermò Guidi.
“Quale arma segreta,cosa stai dicendo Bruno?”,domandò la giapponese, preoccupata.
“Sentite,non sono mica un ingegnere io! Cercherò di raccontarvi tutto sin dall’inizio. Dovete sapere che i nazisti hanno ingegneri con un bel cranio. Sempre delinquenti,siamo intesi,ma hanno un bel cervello, bisogna ammetterlo. Inventano cose. Allora, come vi dicevo, l’arma di rappresaglia, la bomba volante, chiamatela come volete… ha anche una sigla, V1… è stata ideata diversi anni or sono. Non è una cosa improvvisata,questo voglio dire. Le informazioni che ho dall’Abwehr sono preoccupanti per tutti noi!” Guidi abbassò ancor più la voce. Poi,ottenuta maggior attenzione proseguì nel racconto. “Questo accidenti di bomba volante è nata dall’ostinazione di un ingegnere che lavorava per l’Argus, che costruisce aerei per la ricognizione militare. Nel 1936 questo tale Gosslau, mentre stava lavorando al progetto di un aereo, ebbe la fantastica idea di creare una lufttorpedo…”
“Una che cosa?”,domandò  Edmond.
“Una lufttorpedo, ovvero un siluro volante”,rispose Guidi
“Un siluro…volante? Bah…” ribatté Edmond.
“Sì. Credimi. Solo nel 1939, la ditta per cui lavorava inviò il progetto al Reichsluftfahrtministerium. Il progetto della bomba volante venne immediatamente bocciato. I nazisti stavano vincendo su tutti i fronti. Ma poi ci hanno ripensato.Il Führer ha dato il proprio benestare alla produzione di quelle che Goebbels ha poi battezzato Vergeltungswaffen, cioè l’Arma di Vendetta. Non so dirvi molto a riguardo,  ma pare che abbiano scelto i migliori della Luftwaffe e abbiano creato un battaglione di circa duecento uomini agli ordini di un ufficiale, mi pare d’artiglieria. È un colonnello, si chiama Max Wachtel. Hanno iniziato gli esperimenti a Peenemünde. È un'operazione segreta, anzi segretissima. Nel frattempo i progettisti son diventati due: Gosslau e Lusser. Il Reich fa lavorare i deportati a ritmi massacranti. Tanto… sapete cosa interessa a loro se quei poveracci crepano come cani. Hanno sempre un nutrito numero di rimpiazzi sacrificabili. Hitler si aspetta molto da quest’arma letale,  capace di trasportare una tonnellata circa di Amatol-39, praticamente tritolo, a una velocità di settecento km all’ora. Ma nella testata possono mettere anche gas venefico. Lo posseggono da tempo. Soltanto,  farebbero più danni se piazzassero bombe al gas dislocate per tutta la città o, nella peggiore delle ipotesi, in tutto il Regno Unito. Le Vergeltungswaffen sono paragonabili a piccoli aerei.”
“Allora se sono aerei,avranno piloti kamikaze,come da noi in Giappone!” esclamò Akemi.
“No. Nulla di tutto questo. Non sappiamo il motivo,  ma Hitler non vuole azioni suicide. Li manda a morire direttamente lui. Tornando alle Armi della Vendetta, queste vengono lanciate da grosse rampe fisse in cemento che viste dall’alto sembrano degli enormi sci. La velocità gli è data da una turbina a pulsogetto. Precipitano quando scatta il marcatempo posto nella bomba, interrompendo la corsa e determinando la picchiata della bomba e la conseguente esplosione dell’ordigno”, sentenziò Guidi passandosi una mano tra i capelli.
“Bruno, amico mio,avrei una domanda”,disse Edmond sorridente.
“Ti ascolto.”ribattè il commissario dell’OVRA con un ghigno che la diceva lunga.
Akemi sobbalzò sulla scranna e si portò la mano alla bocca.
“Mi pare che Akemi abbia già capito cosa volessi chiederti”,rispose Edmond. “Dimmi solo se è vero. Perché se dovesse essere ciò che sospetto,non c’è un solo minuto da perdere.Dobbiamo organizzarci per bene”
“Be', Edmond, cosa vuoi che ti dica? Come faccio a sapere che forma abbiano le rampe di lancio viste dall’alto? La risposta è semplice: il capitano John Hopkins le ha viste e fotografate. Sono ben camuffate tra la vegetazione in un’area estesa, tra Dieppe e Calais. Lui conosce latitudini e longitudini di diverse rampe di lancio. Dice che sono in cemento. È riuscito a portare con sé tutto il materiale, recuperato prima di lanciarsi col paracadute. Lo ha nascosto… Anzi ,sarebbe meglio dire che lo ho nascosto nel mio ufficio nella sede dell’Abwehr. È al sicuro. Ovviamente il nostro amico americano non è l’unico che abbia visto le rampe di lancio. Abbiamo un problema: non sappiamo che fine abbiano fatto gli altri velivoli e gli altri piloti che avevano la medesima missione di Hopkins. Questo è il motivo per cui John deve scappare al più presto e riferire a Londra, mentre il nostro agente infiltrato farà il resto. E, ve lo dico subito, riguardo all’infiltrato tra i nazisti non posso dirvi nulla. Assolutamente nulla. Anzi… dimenticate ciò che ho detto.Dimenticate tutto. Dimenticate tutto e per sempre! Ricordatevi... e questo vale anche per me: se verrete presi, nemmeno sotto tortura il suo nome deve uscire dalle vostre bocche. Tanto, credetemi, vi ucciderebbero lo stesso. L’ho visto fare…Ho visto la fine di chi ha parlato, sottoposto a sevizie. È la morte. Capito?” Guidi li guardò negli occhi. Uno sguardo,a volte,vale più di mille parole.
“Bene. Credo sia giunto il tempo che chiami Le Havre”,bofonchiò Edmond nel recarsi dietro il bancone de Le Refuge.
Bruno e Akemi ingannarono il tempo affogando le preoccupazioni nell’ultimo sorso di pastis rimasto. La dottoressa fremeva.
“Per fortuna che in sala operatoria non sei così…”,tentò di scherzare il commissario.
“Sei il solito impertinente!” fece lei,  nell’alzarsi in piedi. Si mise a camminare su e giù per il locale.
“Sai chi mi ricordi?”,domandò Guidi. 
“No,chi ti ricordo?”
“Mi ricordi Torrente. Pensa: si è bevuto il cervello per una tedeschina dell’Abwehr, tutta sale e pepe, ma assai poco avvenente.Non riesco ancora a capire cosa ci trovi in lei, ma soffre come un cane tutte le volte che la deve lasciare. Il bello è che la lascia solo per venire nel mio ufficio o per andare a compiere il suo dovere a Parigi. Lei poi,trattiene il fiato ogni volta. Manco stesse per partire per la prima linea! A proposito di prima linea… potrei farle uno scherzo alla crucca. Magari le dico che Torrente viene spedito sul Don. Che ne dici,  Akemi?” Guidi ridacchiò.
“Dico che sei senza cuore! Poveretti. Sono innamorati…” sospirò lei.
“Appunto…Innamorati! Cosa mi dici di John? Ti sei innamorata anche tu?” sussurrò lui malizioso mentre il viso della dottoressa avvampava.
Fu Edmond a terminare il divertimento di Bruno. “Allora è fatta! Albert appronterà una barca con doppia sentina. Saranno i pescatori che portano il pesce a Parigi a condurlo sino a Le Havre. Sono dei nostri e sono di laggiù. Qui nessuno li conosce. Albert dirà solo che si tratta di un pilota da far scappare. Nessun timore, per loro garantisce Albert. Ho chiamato anche Gaston. Conosce le fogne di Parigi meglio di un topo! Ci è praticamente nato e vissuto,  tra i miasmi malefici di quei liquami che scorrono là sotto. Le conosce meglio della Ville, Gaston Le Rat! Sarà lui a farci strada attraverso quel labirinto sotterraneo fino alla Senna. Ma ricordatevi: un solo errore e saremo tutti morti. Bruno, domani parla con Sonia per un piano diversivo e per avvisare Londra. Lei ha la radio. Sarà lei a contattare gli inglesi. La via dei Pirenei è troppo lunga. L’americano scapperà con un sottomarino della Royal Navy. Le informazioni in suo possesso sono troppo preziose. Riguardo al tuo infiltrato…stai tranquillo. Tra noi nessuno parlerà, nemmeno sotto tortura. Quando entrerai nuovamente in contatto con lui, fagli sapere che ha tutto il nostro appoggio. Dobbiamo liberarci dagli oppressori nazisti! Il gioco vale la candela. Se quelle informazioni arrivano a destinazione, state certi, ne vedremo delle belle!”
“Bene. Allora siamo d’accordo. Akemi. Voglio sapere tutto quello che accade in Ospedale… Tutto! John deve salire a bordo di quel sottomarino. Ocappa?”,chiese Guidi.
“Ocappa, Bruno! Ma non si potrebbe dire okay?” domandò Akemi
“No. Ocappa è autarchico. Hai mai sentito un commissario politico dell’OVRA dire okay?” ribattè Guidi.
“No! Hai ragione. Credo di essere un po’ stanca. Meglio che vada a dormire…Sono già le due del mattino. Ciao Edmond, a presto.  Bruno... ocappa!” disse Akemi. Nell’accomiatarsi si voltò verso Guidi, sorrise e strizzò l’occhio.
Edmond scosse la testa senza commentare.
La pioggia incessante continuava ad abbattersi su Parigi mentre il buio più assoluto avvolgeva la città. Rue Lamarque era deserta quando Guidi, abbandonato Le Rèfuge, s’avventurò nell’intricato intreccio delle vie parigine alla volta della sede dell’OVRA, confidando - complice il maltempo - di non imbattersi in posti di blocco della Wermacht. Non avrebbe saputo cosa dire.

Continua...

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