jueves, 17 de marzo de 2016

Nome in codice: Fritz - puntata 13



Romanzo a puntate di Fabio Viganò

Quando si pospone qualcosa di inevitabile… allora si è vivi, pensò Fritz, aprendo le persiane al nuovo giorno. Il pensiero corse subito ad Agnes. Non vedeva l’ora di incontrarla di nuovo! Stava per voltarsi quando d’un tratto sentì la mano del maggiore sfiorargli i capelli, il viso, accarezzargli il torace, mentre con voce suadente lo invitava a richiudere le imposte e a farla sentire donna.
“Non sono soltanto un soldato…Lei mi piace. Ho cercato di resisterle, Fritz. Poi la mia natura ha preso il sopravvento. Anche se sono un suo superiore, sono e resto una donna”, disse lei sottovoce, guardandolo dritto negli occhi.
L'agente del XX Committee richiuse le persiane, considerando la possibilità di essere stato scoperto. Il maggiore dell’Abwehr si sbottonò la camicetta e la lasciò scivolare sul pavimento. Si avvicinò a Fritz. Le labbra carnose anelavano il piacere. Il reggiseno di pizzo nero trasparente fu la goccia che fece traboccare il vaso dei desideri. I capezzoli, turgidi, premevano contro quell’ultimo inutile ostacolo alla passione. Soltanto una lama di luce filtrava ora dalla finestra.
Il maggiore era una donna affascinante. Fritz la baciò con trasporto. Lei slacciò la gonna sussurrando: “Prendimi… lo voglio! Ti desidero!” Il suo corpo sinuoso era un invito a soddisfare la carne. Un invito cui Fritz non seppe resistere. Solo il letto avrebbe saputo dei loro reconditi e segreti godimenti.
L'agente assecondò i desideri del maggiore. Il sesso è particolarmente vincolante, se si è sotto copertura. In definitiva, lui era in missione e Ruth Hamilton era pur sempre il suo nemico. Un nemico che sapeva essere subdolo. Gelido come la morte, all’occorrenza.
Nel sentirla godere, Fritz riconobbe a stento in lei, la donna con cui divideva i giorni e avrebbe dovuto dividere quelli a seguire. In quel momento era una femmina, tanto calda quanto passionale. Probabilmente, considerò lui, doveva essere quella la sua vera natura di donna.
“Ti ho soddisfatta?” le chiese quando ebbero terminato il piacevole corpo a corpo.
“Sì, Herr Fritz! Mi è piaciuto. Ma rammenti sempre: lei è e rimane un mio subalterno”, rispose seccata, come se a lei fosse negato di essere umana, di essere donna. “È stato soltanto un attimo di debolezza”, concluse nel rivestirsi.
“Ah già, dimenticavo, Herr Major! Es ist stimmt! Ma si ricordi: quando vuole…” disse lui, tra il serio e il faceto.
Il maggiore non rispose. Bastò un’occhiata e Fritz capì d’aver detto una sciocchezza. In effetti, ora si trovava in una posizione ancor più privilegiata. Qualcosa gli diceva d’aver fatto breccia nel cuore di quella donna. Si sa: la goccia d’acqua, giorno dopo giorno, scava persino la dura roccia. Bisognava soltanto aspettare. Bisognava saper pazientare. Il momento propizio sarebbe giunto. L’ufficiale del Terzo Reich gli avrebbe detto ciò che voleva sapere. E, con un poco di fortuna e l’appoggio del SOE, l’agente del Double Cross Committee sarebbe stato introdotto tra le alte sfere dell’Oberkommando della Wermacht o dell’Abwehr.
“Certamente, signor maggiore”, ribatté quindi Fritz nel riaprire le finestre, considerando che la vendetta era un piatto da gustarsi freddo.
Uno strano chiarore avvolgeva Hatfield. Una luce diafana faceva da contrasto alle tenebre che stavano scemando lentamente all’orizzonte. Il giorno incombeva come una minaccia greve. Mancava poco alle festività natalizie. La luce trasparente conferiva alla cittadina un aspetto esangue, come di un volto attonito, sospeso, livido, nell’attesa di qualcosa di indefinibile ma che sarebbe dovuto accadere. Il nitore dell’approssimarsi del giorno, in contrasto con l'oscurità dicembrina, donava agli edifici della città un nonsoché di minaccioso e tetro, come se fossero lì lì per implodere.
Le strade di Hatfield erano attraversate dai camion militari che portavano avieri e paracadutisti alla vicina base della Royal Air Force. Al rombo dei motori si sostituì, come venuto dal nulla, lo stracco scalpiccio del ronzino di un robivècchi. Le ruote cigolavano lente e rumorose, come fossero eco al trapestio degli zoccoli del cavallo stanco. Di tanto in tanto lo schiocco della frusta e un urlo di incitamento facevano sobbalzare il quadrupede, che incrementava per qualche istante il suo incedere penoso, stentato e provato almeno quanto il fisico di chi sedeva a cassetta: un uomo segnato dalle privazioni, con il viso avvizzito dal trascorrere di un tempo che pareva non terminare mai, né per lui né per il cavallo, suo unico compagno e amico da una vita.
Fritz, inforcata la bicicletta, si mise a pedalare in direzione del solito pub. Era pensieroso. Lo si capiva da come teneva la sigaretta in bocca. Non la fumava, la stava letteralmente masticando. Aveva gli angoli di entrambe gli occhi ridotti a due fessure dalle quali si dipartivano, come scolpiti nella carne,tre solchi profondi. La faccenda dell’infiltrato nazista al SOE era stata brillantemente risolta, ma adesso sarebbe iniziata la parte più difficile della sua missione. Una missione che non si limitava più a sabotare la fabbrica degli Havilland.
Doveva entrare in contatto a tutti i costi con Guidi, che si trovava a Parigi. Forse, considerò Fritz alias Zig-Zag, il maggiore dell’Abwehr sarebbe potuto tornargli utile...

No hay comentarios:

Publicar un comentario