martes, 7 de junio de 2016

Nome in codice: Fritz - Puntata 15



Romanzo a puntate di Fabio Viganò

I nazisti avevano occupato la città di Le Havre nel 1940. Il porto era stato uno dei loro primi obiettivi. Un maledetto giorno erano entrati in città, baldanzosi come giovani leoni, sotto gli sguardi attoniti degli abitanti resi impotenti dalle Maschinenpistole spianate contro di loro.
La guarnigione nazista aveva radicalmente cambiato il volto della città. Le Havre era ormai stata saccheggiata e privata della libertà. Le Havre era in balia di decine di migliaia di soldati del Terzo Reich. Le Havre era divenuta un loro possedimento. I soldati ne avevano cambiato persino l’aspetto. La città era stata fortificata, stravolta, violentata nel suo intimo, nella sua essenza. Le Havre era diventata soltanto una base militare del Reich. Die Festung, "la Fortezza": così era stata ribattezzata dai biondi conquistatori. Una fortezza caratterizzata da casematte, bunker e diverse batterie d’artiglieria. Il porto era divenuto anche un’importante base per gli U-Boot.
La vita degli abitanti era, inutile dirlo, cambiata anch’essa. Se da una parte vi erano deportazioni, rastrellamenti, umiliazioni e fucilazioni, dal cielo piovevano le bombe degli alleati che cercavano di minare la Fortezza del Vallo Atlantico.

"Merde!" aveva esclamato Franck uscendo dal rifugio antiaereo del porto, guadagnato con una corsa a perdifiato a dispetto dei suoi anni, appena le sirene avevano suonato l’allarme. Poi si era scatenato l’inferno.
Dal rifugio si potevano udire raffiche di contraerea cui facevano eco decine e decine di esplosioni. Il porto era sotto massiccio bombardamento alleato.Il rifugio,talvolta,sembrava non poter reggere alla violenza d’urto delle bombe. "Merde! Guerre de merde!" aveva esclamato Franck, imbucato sottoterra nel rifugio Franck.
"Merde!Guerre de merde…" ripeteva ora sommessamente, osservando il risultato dei bombardamenti, mentre sbatteva il basco da marinaio contro la coscia per pulirlo dalla polvere.

"Serge! Sergee!! Seergeee!!!" urlò a squarciagola il maestro d’ascia cercando di scovare l’apprendista, quel "mezzo mozzo" che la sorte gli aveva propinato.
"Oui, monsieur le maitre. Je suis la avec Alice", rispose questi tradendo una certo timore reverenziale. Il giovane era arrossito.
La timidezza era bandita da sempre in marina.
"Lasse-la Alice. Tu auras beaucoup de temps pour l’amour. Maintenant c’est le temps pour travailler", rispose con tono greve il maestro d’ascia.

Era il venticinque dicembre del 1942.
Era il giorno di Natale.
Era un Natale rosso sangue.
Tra le deportazioni naziste, gli arresti e le torture,nonché le fucilazioni,ci si mettevano anche i bombardamenti alleati a martoriare la popolazione.
"Merde!Guerre de merde…" bofonchiò Franck nel ritornare al suo lavoro. Serge camminava al suo fianco, zitto. Si voltò solo un’ultima volta verso Alice, la mora che gli aveva rubato il cuore, poi, rivolto al maestro d’ascia,  chiese: "Anche a Natale ci bombardano, monsieur le maitre?"
Franck rispose come distante mille miglia, assorto nei suoi pensieri. "Taci! Parli come una radio. Certo! Bombardano anche a Natale. È la guerra… La guerra, come le malattie, non va mai in vacanza, Serge, anzi! Quando meno te lo aspetti… Pam… Pam… E sei morto!" esclamò da sotto i baffi. Il volto increspato di rughe si accentuò in un sorriso e i folti capelli bianchi seguirono la repentina torsione del capo conferendo qualcosa di surreale al vecchio artigiano.
Serge rispose un timido monosillabo di assenso, sottovoce, come se non volesse disturbare i pensieri del maestro.
Giunsero all’ingresso del cantiere nautico. Franck stava lavorando a un gozzo ligure di un italiano che da tempo si era trasferito in Francia, proprio a Le Havre. Si fece aiutare a riportare l’imbarcazione al sicuro. Poi, accesa l’ennesima sigaretta, in silenzio, indicò un piccola pilotina da pescatori.
"Scendi,  Serge,  e imbragala. Per questa notte deve essere pronta. Domani alla buon’ora dovranno andare a Parigi a portare il pesce e cercare di venderlo, magari. Prima però…dobbiamo fare un lavoretto.” Franck si passò una mano tra i capelli e il basco da marinaio, strizzando l’occhio.
Serge lo scrutò in religioso silenzio. Sapeva che, quando il maestro parlava di certi lavoretti, c'era da giocarsi la pelle.
Ne ebbe la certezza quando, imbragata l’imbarcazione, Franck gli chiese di controllare le condizioni della sentina.
"Direi buone”, gridò Serge per tutta risposta.
"Allora prendi." Il maestro gli gettò un metro da carpentiere, che il ragazzo afferrò al volo. "Quanto è profonda?"
"Vuol sapere quant'è profonda la sentina?" domandò Serge.
"Certo! Dai, dimmi quanto è profonda”, lo incitò il maestro d’ascia.
"Direi… settanta centimetri… Sì, direi settanta." Il giovane rimase in ginocchio nella sentina,  aspettando nuove disposizioni.
"Va bene… Esci e tiriamola su sul piazzale. Prenderò le misure. Mentre sarò in laboratorio, pulisci la sentina. Vediamo di fare un lavoro accurato."
"Come sempre, monsieur le maitre", garantì Serge scuotendo il capo nel mormorare: "Chissà cosa ci vorrà fare…"
Franck lo aveva sentito. "Ci faccio una doppia sentina Serge! Il motivo te lo dico dopo. Tu pensa a pulire per bene ogni singolo pezzo di legno. Sappi solo che ne va della vita di una persona che deve tornare in Inghilterra a tutti i costi. Basta la spiegazione?” chiese a muso duro.
Serge accennò un assenso e si mise al lavoro.

Di tanto in tanto Franck faceva la sua comparsa per prendere le misure per la finta sentina. Il lavoro era frenetico. Entro sera tutto sarebbe dovuto essere pronto. Certe cose non potevano aspettare. Inoltre era nel momento del pericolo che si vedeva il valore di un uomo.
"Voilà! Le travail est terminé, monsieur le maitre", gridò infine Serge dall’interno della sentina.
"Fammi vedere… Sì. Sì, va bene. Ecco, dovresti pulire meglio quegli angoli… mmmhhh", mugugnò il maestro d’ascia, prima di rientrare in laboratorio.
Ne uscì cinque minuti dopo,  portando i legni della nuova sentina. Era un lavoro fatto a regola d’arte: ogni pezzo combaciava alla perfezione all’interno della parte viva dell’imbarcazione. Non filtrava una sola lama di luce. Davvero un lavoro ineccepibile, fatto come Dio comandava.
"Serge, la pilotina è per la Resistenza. Risaliranno la Senna fino a Parigi. Lì, nella doppia sentina,  verrà nascosto un pilota americano che tornerà in Gran Bretagna con un sottomarino. Il mio amico Edmond sta organizzando tutto da Parigi. Tu… qualsiasi cosa accada, come sempre, taci! Giuralo!” Franck fissava il giovane operaio dritto negli occhi.
"Lo giuro! Sì, lo giuro" ,rispose Serge senza titubanze. Sapeva quale fosse la posta in gioco.

Franck era ancora bambino quando si era recato la prima volta a bottega per apprendere l’arte dell’ingegneria navale. A soli diciassette anni varava la sua prima opera, che aveva veleggiato con il vento in poppa guadagnando in un attimo  la linea dell’orizzonte, scomparendo mentre il giovane maestro d’ascia,  sorridente, con il braccio alzato, salutava augurando ai marinai di non perder né la rotta né la trebisonda. Si sa…Chi sta in terra giudica,chi è in mare naviga.
Molti anni erano passati da quel giorno ma Franck non aveva smesso di scrutare oltre l’orizzonte. A volte, mentre il sole tramontava mesto e inesorabile dissanguandosi tra le onde, capitava di vedere il maestro d'ascia portare con aria stanco una mano un poco inclinata rispetto la linea dello sguardo, giusto quel tanto per vederci meglio… oltre l’orizzonte.

"Psst, psst, Serge… Serge…"  cinguettò di nascosto Alice da dietro una imbarcazione.
Il giovane rimase fermo un istante, incerto. Poi scosse il capo e riprese a ultimare le rifiniture del proprio lavoro.
Di nuovo la voce si fece sentire, stavolta con una tonalità allegra, quasi discola. Pareva divertita. "Psst… Psst…Serge… Serge… mmmhhh…Serge… Je suis ici…" La ragazza stava attenta a non farsi scorgere né dal maestro d’ascia né dal giovane operaio.
Serge usci lesto dalla sentina e si portò sul bordo piatto dell’imbarcazione per meglio vedere il piazzale.
Il visino di Alice fece capolino da dietro una goletta, sorridente. Poi, abbassati gli occhi, sussurrò: "Mon amour…"
Serge arrossì. Poi,guardatosi in giro e non avendo scorto anima viva, balzò giù dalla pilotina e si diresse tra le braccia dell’adorata morettina. Si perse nei suoi occhi e dimenticò gli orrori della guerra, naufragando su quelle labbra accese dalla passione.
La realtà, a volte, poteva essere davvero cruda per due innamorati. Serge lo capì al volo incrociando gli occhi di Alice, sorpresi e in allarme. Dietro di lui stava infatti una donna bionda, in uniforme nazista.
Non era sola. Con lei c’erano due uomini in divisa della Gestapo.
Il sergente maggiore Eva Stock si era guadagnata i gradi a scapito del sangue dei propri compatrioti ebrei. Era diventata rispettabile torturando sadicamente i propri avversari politici. Diceva di dover tutelare la razza ariana e di agire in nome del bene del Terzo Reich. Adolf Hitler le aveva conferito la Croce di Ferro per aver reso più produttivo e meno ingombro il campo di concentramento di Treblinka. Eva Stock ne andava fiera.
Era tristemente famosa alla “Fortezza”. A Le Havre tutti la conoscevano con il soprannome di “Eva la sanguinaria”. Pochi erano in grado di resisterle durante gli interrogatori. Il più delle volte i malcapitati attendevano il colpo di grazia della Luger come una vera e propria liberazione.
"Dov’è il tuo maestro d’ascia? Dillo, moccioso bastardo!" ringhiò Eva,  preda dell’odio per i francesi.
Serge non sapeva che fare. Non riuscì a dire altro che: "Non lo so!"
Eva lo schiaffeggiò duramente al volto, facendolo cadere. Una volta a terra il giovane venne raggiunto da una raffica di calci che gli fece perdere i sensi.
Alice si chinò su di lui,  cercando di tamponare il sangue che sgorgava a fiotti dalle ferite al cranio e alla bocca…inutilmente.
Eva , estratta la Luger, gli sparò in testa. Poi puntò l'arma verso la ragazza e concluse, cinica: "Tu no… cherie! Ti condanno a vivere."
Poco più tardi, Franck venne portato via in manette. La sua destinazione erano gli uffici del sergente maggiore Eva Stock e la sala torture della Gestapo.
Qualcuno aveva tradito.
Qualcuno…Ma chi?

Continua...

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