jueves, 4 de enero de 2018

Nome in codice: Fritz - Puntata 17



Romanzo a puntate di Fabio Viganò


Il piano era stato preparato sin nel minimo dettaglio. Fritz era stato meticoloso. La sua precisione, maniacale. Nulla sarebbe dovuto andar storto.
Si giocava la pelle.


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Il 30 Dicembre Fritz aveva inviato questa relazione, molto dettagliata al Quartier generale dei Servizi Segreti di Sua Maestà. Chiedeva anche un appuntamento per poter chiarire alcuni “piccoli particolari”, come diceva lui, con il Comandante.
L’incontro si tenne in un luogo non precisato in aperta campagna, all’interno di un vecchio cascinale, in modo del tutto informale. Nessuno doveva assistervi, a parte il Comandante e il capitano dei paracadutisti. Inutile dire che l’Abwehr del Terzo Reich non era stato invitato.
Fu Fritz a prendere la parola, subito dopo i saluti di prassi, molto ufficiosi e, talvolta, poco sinceri. “Non voglio lasciarci la pelle per qualcuno che crede di recitare al Royal Theatre, sia chiaro!” esordì accalorato e a muso duro. Si mise l’ennesima sigaretta all’angolo della bocca, che ora pareva sottilissima, tagliente come una sciabola.
“Può essere più esplicito, Fritz?”, lo interruppe l’ufficiale della Royal Navy.
“Certamente, signore! Dico soltanto che voi, con tutto rispetto, nemmeno immaginiate con chi abbia a che fare. Lo potete soltanto supporre. La realtà però è ben più temibile e la mia si chiama Ruth Hamilton. Sarò sotto la sua sorveglianza quando tenterò il sabotaggio alla fabbrica e riferirà alla sede centrale dell’Abwehr o, peggio, mi ucciderà lei stessa. È una donna spietata. Vive in funzione del Reich. L’ho vista all’opera: è semplicemente gelida, senza scrupolo alcuno. Uccide con estrema facilità. Quindi…”
“Quindi?”, incalzò l’alto ufficiale. ”Fritz, devo forse ricordarle che lei è pagato per morire, se occorre, e che queste sono le regole della guerra? Lei già lo sa …Quindi?” ribatté con tono pacato l’ufficiale della Royal Navy.
“Quindi… nulla deve essere lasciato al caso. Nella piana dell’aeroporto, dove è situata la fabbrica, le guardie devono essere ben vigili e visibili. Il maggiore non deve nemmeno sospettare che faccia il doppio gioco. A me il resto”,disse nel consegnare al Comandante la piantina dell’aeroporto di Hatfield, a completamento del piano di sabotaggio della fabbrica dei cacciabombardieri De Havilland.

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“Mmmhhh… Bene, bene. Da quel che vedo ha fatto proprio un ottimo lavoro. Stia certo, Fritz: noi non la lasceremo mai solo. Non si preoccupi. Quella sera tutto filerà liscio come l’olio. Lei farà il suo dovere e… speriamo che gli aerei della Lutwaffe facciano altrettanto. Se le fotografie che scatteranno saranno di loro gradimento, presumo che lei diventerà un vero eroe per il Reich. Un roseo futuro l’attende. Poi, stia tranquillo, l’arresteremo!” esclamò sorridendo il Comandante.
“Ancora?”, rispose Fritz ricambiando il sorriso. Il cosiddetto dry humour inglese, tanto per cambiare, aveva avuto la meglio sulla drammaticità degli eventi.
“Certamente. L’arresteremo e… la picchieremo a dovere. Lei mi capisce: solo il necessario, giusto per rendere più credibile la messinscena. Non crede?” chiese l’alto ufficiale della Royal Navy con un ghigno sornione che gli fendeva il viso a guisa di lama. Gli occhi brillavano di una strana luce.
Per un istante, Fritz credette d’aver a che fare con un sadico travestito da ufficiale. Lo guardò con un certo disgusto. “Posso obiettare,signore?”
“Certamente no. È un ordine che, suo malgrado, il capitano dovrà eseguire”, concluse seccamente il Comandante. Nota sarcastica e da subito anche dolorosa: il capitano lo colpì duro, dritto nello stomaco.
Fritz accusò il colpo, ma si trattenne dall’urlare Bastardo! Lo pensò soltanto. Si ripromise di rendergli pan per focaccia prima possibile.
Anzi, prima.
”Crede che mi diverta a pestarla, Fritz? In definitiva,lo faccio solo per il suo bene!” concluse il capitano con un sorrisino soddisfatto.
La rabbia scorreva lentamente nelle vene dell’infiltrato.Solo una domanda balenò nel cervello di Fritz, un interrogativo cui, in quel momento almeno, non sapeva dare una risposta: Chi è peggio, tra i nazisti e gli inglesi?
Difficile a dirsi,almeno in quel frangente.
Venne nuovamente colpito. Il pugno lo raggiunse in pieno volto. Fritz vide le stelle, ma non fiatò.
”Bene, soldato. Ora ha capito chi comanda”, sentenziò l'ufficiale. ”Ora vada a compiere la sua missione. Anche se morirà, non lo saprà mai nessuno… Nessuno. Lei è nessuno!”
“Sissignore”, rispose Fritz, guardando il superiore dritto negli occhi. Si sa: la sorte a volte muta. Bisogna solo saper aspettare.
Ma non troppo.
“Cosa racconterò al maggiore dell’Abwehr, signore?” chiese Fritz,  prima di accomiatarsi.
“Finalmente una domanda intelligente. Strano che provenga da lei. È stato coinvolto in una rissa in un bar di Londra. Con un gruppo di militari, per motivi futili. Militari ubriachi…ecco, si, militari ubriachi. Ora vada, non ho più tempo da perdere con lei!” ordinò imperioso il capitano, sotto lo sguardo compiaciuto del Comandante. 
“Obbedisco, signore!”
Il capitano si voltò, porgendo il fianco all'agente. Un uno-due alle reni lo fece crollare al suolo. Fritz gli fu sopra. Lo ribaltò ed estrasse la pistola. Tolse tutti i proiettili, tranne uno. Quindi, con tono di sfida gli domandò: ”Mai giocato alla roulette russa, bastardo? Se perdi, muori!”,sussurrò Fritz.
Il capitano si era bagnato d’urina i pantaloni. Aveva paura, adesso Troppa paura.
Fritz guardò dritto negli occhi il Comandante, il cui sguardo, di commiserazione ma deciso, lo indusse a mollare l’osso.
Il capitano, furibondo, balzò in piedi ed estrasse a sua volta la pistola con un lampo omicida nello sguardo. Fritz tuttavia gli strappò l'arma di mano prima che potesse sollevarle e lo centrò subito con un micidiale sinistro al mento, sollevandolo da terra. Senza lasciargli respiro, lo raggiunse con un destro fulmineo e violentissimo tra la bocca e il naso.
L’urto fu tale che il capitano perse i sensi per un istante. Crollò impietosamente al suolo con le labbra spaccate. Una pozza di sangue gli si formò davanti alla faccia.
Fritz si inginocchiò e gli sussurrò a denti stretti: ”Non se la prenda. Lo faccio solo per il suo bene, signore.
Salutò il comandante e se ne andò. Il conto era stato saldato. Un conto che aveva il sapore del sangue.
Fritz guardò l’ufficiale dei paracadutisti per l’ultima volta.Era riverso a terra. Quindi si voltò e uscì dalla cascina.
Ora si sarebbe dedicato soltanto ai nazisti.



Continua...


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