jueves, 4 de enero de 2018

Nome in codice: Fritz - Puntata 18

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Romanzo a puntate di Fabio Viganò

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Ormai il dado era tratto!

Ne era passato di tempo dalla scazzottata con il capitano dei paracadutisti. Tic tac…Tic tac... I secondi erano diventati minuti, ore, giorni. Il tempo è un gioco giocato dai bambini con allegria. Allegramente era trascorso un mese,tra un bombardamento e l’altro,tra pinte di birra e discorsi deliranti, inneggianti alla supremazia della razza ariana.
Nonostante tutto, Fritz era riuscito a ingannare il maggiore Ruth Hamilton, non disdegnando all’occorrenza il doppio gioco da infiltrato “al miele”. Il maggiore, dopo il sesso, sembrava essere più malleabile e di certo più loquace. Soprattutto il corpo del maggiore, pur essendo un nemico, era senza dubbio intrigante e seducente: il lato positivo del lavoro di infiltrazione.
Di notte si erano recati alla fabbrica De Havilland. Fritz, tagliata la rete del filo spinato, si era insinuato tra gli hangar, scomparendo nel buio. Senza colpo ferire, ne era ritornato dopo aver piazzato le cariche di gelignite,eludendo i militari di guardia alla base aerea. Era uscito dal medesimo varco aperto nella rete metallica che circondava il perimetro dell’aeroporto.
Stava richiudendo meticolosamente il reticolato affinché nessuno si accorgesse durante il giorno dell’avvenuta manomissione, mentre il maggiore controllava tutte le sue mosse. Se perdi, sei morto, aveva detto al capitano dei paracadutisti. Ed era esattamente quello che sarebbe accaduto se si fosse tradito.
Proprio in quel momento si avvicinò una guardia, ignara della loro presenza. Ruth Hamilton non esitò. Sfilata la Luger, montato il silenziatore, senza pensarci due volte la donna mirò e sparò al militare, che cadde afflosciandosi come fosse un sacco vuoto e abbandonato in balia della sorte. Flop, flop, aveva sentenziato la pistola della nazista.
La guardia era caduta a occhi sbarrati, sorpresa dalla morte. Il respiro era cessato e con esso la vita. Poi l'uomo era stramazzato a terra esangue, il viso dallo sguardo stupito e le mani contratte quasi volessero cercare di trattenere la vita.
Fritz,afferrato il cadavere lo trascinò nella fitta boscaglia attigua all’aeroporto e lo occultò con molti rami e foglie. ”Domattina noteranno la sua assenza…Speriamo che il sabotaggio non venga compromesso. Non ci voleva…” osservò, mostrando un certo disappunto. Si voltò verso il maggiore. “Ho piazzato anche i timer. Li ho preparati per una deflagrazione manuale comandata a distanza. Nessuno sospetterà mai di noi”, assicurò, simulando un certo sarcasmo.”L’importante è che il ritrovamento del cadavere non li allerti.”

La risposta della bionda valchiria non si fece attendere. “Sehr gut herr Fritz. Sehr gut herr Hauptmann Fritz!
Lui non capì subito.
Il maggiore fu più esplicito. ”Quando i nostri aerei confermeranno il sabotaggio, lei verrà promosso a capitano. Sarò io stessa a perorare la sua causa e,mi creda,mi ascolteranno. Non è contento? La vita le sorride!”
“Certo che lo sono! Ne sono onorato”, replicò Fritz, una volta guadagnati gli alberi della boscaglia antistante l’aeroporto.
Raggiunta la pineta, le consegnò il comando a distanza che avrebbe innescato gli ordigni piazzati in tutta la base aerea. “Si ricordi,signor maggiore: un singolo impulso. Solo un singolo impulso, altrimenti il circuito energetico verrà prima depolarizzato e quindi richiuso nuovamente, ripolarizzandosi.
Ja Herr Fritz! Ja! Genau Herr Hauptmann”, ribatté lei, soddisfatta. In viso le si leggeva una smorfia per nulla rassicurante.
Usciti che furono dalla pineta, si diressero verso casa, dove un surrogato di cena li stava aspettando. Era la sera del 29 Gennaio del 1943. Quella notte la base dei Mosquito di Hatfield sarebbe saltata letteralmente in aria.
Petra guardò Fritz negli occhi, convinta del fatto che il Reich avrebbe conquistato la Gran Bretagna e vinto la guerra. La realtà era ben diversa: i servizi segreti inglesi erano solo in attesa dell’esplosioni provocate dalle micce innescate da altri agenti segreti dell’MI5. La notizia sarebbe stata trasmessa in un battibaleno in tutto il mondo. Il dubbio era se i nazisti avrebbero abboccato all’amo.
Conoscendo Fritz, la risposta non poteva che essere affermativa.

Continua...



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