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miércoles, 21 de febrero de 2024

Vita da pulp - Dietro lo schermo

In diretta streaming, 20 febbraio 2024

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi 

Capisci di avere acquisito una certa fama quando qualche giornalista chiede il tuo parere su qualcosa su cui non hai la minima competenza, per il solo fatto di essere una figura dalla vaga notorietà. Mi capitò anni fa, non ricordo nemmeno quanti: un giornalista del "Corriere della Sera" si era accorto che sono uno scrittore milanese e mi domandò un'opinione sul ginocchio dolente di Ronaldo (inteso come il calciatore brasiliano) che all'epoca giocava nell'Inter, per puro caso la squadra cui tenevano le generazioni precedenti della mia famiglia, quindi quella di cui ho sentito parlare più spesso. In realtà l'intervistatore voleva da me giusto una simpatica battuta pseudocomplottista.
Non vi preoccupate: la fama non mi ha guastato, perché è sparita subito. Ai tempi di Warhol chiunque poteva raggiungerla per un quarto d'ora, ma poi la discesa della soglia media di attenzione l'abbassò fino a qualche minuto e l'avvento di TikTok nel 2016 la ridusse infine a quindici secondi. Ora forse la piattaforma cinese cerca di riportarla ai livelli di Warhol, ma quel che è fatto è fatto e non si può più rimediare.
Infatti le uniche altre volte in cui è stato richiesto il mio intervento a proposito del football sono state quando ho scritto un racconto per l'antologia "Cuore di cuoio" in occasione degli Europei 2020, giocati nel 2021, e nel 2022 quando ho presentato a Milano il delizioso romanzo postumo di Michele Serio "Il calcio e la danza dei sette veli" in una divertente serata con un pubblico di tifosi del Napoli.

Mi è successo invece spesso di trasformarmi in "opinionista televisivo" su argomenti più vicini a quelli di cui mi occupo abitualmente. Ricordo con piacere l'unica volta in cui ho presentato seriamente un libro in televisione, nel 2010, ospite di Corrado Augias in una puntata de "Le Storie" dedicata al mio "Le grandi spie". Fu un'esperienza molto interessante anche se impegnativa: non sapevo assolutamente quali domande mi sarebbero state poste e mi trovai a confrontarmi con un grande esperto della materia (e, beninteso, non solo di quella), qualcosa di simile a sfidare a ping pong un campione olimpionico cinese. Si può notare, in quella trasmissione, anche una serie di osservazioni su un personaggio della politica internazionale che ancora oggi si comporta nello stesso modo deplorevole; evito di scriverne qui il nome, per evitare censure e invettive dai suoi innumerevoli fan, come già avvenuto in varie occasioni.
Una dozzina di anni fa ricevevo occasionali telefonate serali dalla redazione di "Mattino Cinque": era stato commesso qualche delitto e occorreva qualcuno che esprimesse un parere l'indomani in diretta tv. Cosa non facile, perché le indagini di solito erano appena cominciate e se ne sapeva ben poco. In ogni caso, passavo il resto della serata a documentarmi sul fattaccio e il mattino dopo ero in diretta a commentarlo con Federica Panicucci. Provai una certa soddisfazione quando, prendendo spunto da un episodio a Milano in cui - se non erro - due killer italiani avevano ucciso un cittadino italiano e la moglie dominicana, riuscii a far tacere educatamente una politica di destra in collegamento da Roma, che già auspicava carri armati per le strade per combattere la violenza degli "extracomunitari". In un'occasione, per una volta, parlai anche di un argomento trattato in un mio libro, ossia il caso Lady Diana; alle mie rivelazioni per poco la signora Panicucci non cadde dallo sgabello: lo staff della redazione la rassicurò da dietro le quinte che non ero impazzito, era tutto vero.
Qualche volta sono stato invitato a parlare di miei libri anche a UnoMattina presso la RAI, anche se in due casi l'editore di turno non mi ha mai pagato il dovuto e si è messo in tasca i guadagni delle vendite ottenute con le mie apparizioni sullo schermo. Ho smesso di fare l'ospite televisivo quando le grandi reti, oltre a non prevedere compensi per queste prestazioni, hanno cominciato anche a non occuparsi più dei trasporti o a non garantire i relativi rimborsi spese. D'accordo lavorare gratis ogni tanto, ma rimetterci anche soldi di tasca propria è un po' troppo, dato che non si tratta di enti benefici.

Ho in ogni caso piacevoli ricordi di programmi televisivi e radiofonici cui ho collaborato nel corso degli anni. In particolare le diverse stagioni de "La Boutique del Mistero", che ebbe una ripresa nel 2022 su Radio Number One e ogni tanto rivive con miei interventi occasionali nei programmi di Luca Galiati in arte "Lukino"; non escludo che prima o poi torni a essere una rubrica fissa. Ma, soprattutto dal lockdown in poi, è frequente la partecipazione a trasmissioni in streaming sui social network. Ne ricordo un paio in particolare, entrambe condotte da Riccardo Mazzoni: una, insieme a vari autori di Diabolik, che si è conclusa con tutti noi che indossavamo le mascherine anticovid (chi meglio di noi poteva mostrare come fare un uso corretto delle maschere?); un'altra in cui il compianto Alfredo Castelli e io ci passavamo da una finestrella dello schermo all'altra una copia di un mio romanzo di Martin Mystère, pur trovandoci a migliaia di chilometri di distanza.
Ieri sera ho partecipato a uno di questi incontri online, su Facebook, nell'ambito di un ciclo di appuntamenti sugli animali domestici che dura da diversi anni. Il tema della serata era il collegamento tra violenza sugli animali e violenza sugli esseri umani, in particolare il femminicidio: non è una semplice ipotesi, dato che vari studi - tra cui quello dello psichiatra forense John Marshall Macdonald - testimoniano che lo "zoosadismo" è uno degli indicatori di un possibile disturbo antisociale della personalità che può preludere all'omicidio. Prova ne è il fatto che individui tristemente noti come assassini seriali quali Albert De Salvo ("Lo strangolatore di Boston", tredici donne uccise), Ed Kemper ("The Co-ed Killer", sei ragazze uccise), Ted Bundy ("Il killer del Campus", almeno trenta donne uccise) o Jeffrey Dahmer ("Il Mostro di Milwaukee", diciassette uomini uccisi) hanno tutti fatto il loro apprendistato uccidendo piccoli animali come gattini e cagnolini. Lo stesso fenomeno si riscontra anche in casi di stalking e violenza domestica.
Nel corso dell'incontro persone competenti, tra cui una criminologa, hanno fatto osservazioni sensate e costruttive. Ma, pensando a quanto ho saputo di molti talk show degli ultimi anni, che a dire il vero ho evitato di seguire, se questo fosse stato un programma su un'importante rete tv, vi sarebbe stato invitato almeno un ospite per il "contraddittorio". Secondo questa logica, avrebbe dovuto esserci anche un pluriomicida, autorizzato a giustificare la propria mancanza di empatia e sostenere come legittima l'illusione di superomismo raggiunta con la violenza su creature ritenute "inferiori". Così il pubblico, alla fine, avrebbe potuto concludere che in fondo ha ragione pure lui. Chissà, forse è meglio non essere più invitato in televisione.

Continua...




Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito sulle pagine de Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato oltre una sessantina di titoli tra romanzi, raccolte di racconti e saggi, presso alcune delle maggiori case editrici italiane e qualcuna delle peggiori. Editor, traduttore, consulente editoriale, all'occorrenza è anche sceneggiatore, fotografo, illustratore, copywriter (di se stesso) e videomaker. È direttore artistico del Premio Torre Crawford. Membro di IAMTW e World SF Italia, vincitore del Premio Italia 2018 (miglior romanzo fantasy), cura le riedizioni di Andrea G. Pinketts con l'associazione omonima e per Delos Digital la collana in ebook Spy Game.

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