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domingo, 7 de junio de 2026

Vita da pulp - Vita con Marilyn


Opera di Cristina Stifanic da "Marilyn-La donna più bella del mondo"

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

Suppongo che capiti a chiunque scriva libri e abbia la fortuna di pubblicarli: ogni opera ha dietro una storia che coincide con un momento particolare della nostra vita. Avete presente le persone che vi dicono "La mia vita è un romanzo"? Quantomeno nel mio caso, è a rovescio: i romanzi (ma anche le raccolte di racconti e i libri di non-fiction) sono la mia vita. Che a volte è punteggiata di eventi casuali - o voluti dal Destino o dal Grande Sceneggiatore, scegliete voi - che innescano percorsi determinanti della mia esistenza.
In effetti può accadere a chiunque, come testimonia il momento reinterpretato dall'artista pop Cristina Stifanic nell'immagine che apre questo post e che, come altre sue opere originali, trovate nel mio libro "Marilyn - La donna più bella del mondo", appena uscito da Excalibur, (potete già acquistarlo sul sito MagazinePress e prossimamente in libreria, su IBS, su Amazon, etc.) Quel momento cambiò per sempre la direzione della vita di una persona e, nel bene come nel male, decise il suo destino..
In piena II guerra mondiale, nel 1944 la diciottenne californiana Norma Jeane Dougherty (dal cognome del giovanotto sposato due anni prima) lavora in una fabbrica di droni impegnata nello sforzo bellico. Qui viene notata dal fotografo di una rivista militare, ritratta mentre assembla un apparecchio e lanciata come modella. Dopodiché diventa attrice sotto il nome Marilyn Monroe (dal cognome materno), anche se per esigenze economiche all'inizio della sua carriera posa nuda con l'alias "Mona Monroe" per lo scandaloso (all'epoca) calendario "Golden Dreams", con una fotografia che viene ripresa nel 1953 sul primo numero di "Playboy" e che ispira l'opera qui sotto, sempre di Cristina Stifanic.

Opera di Cristina Stifanic da "Marilyn-La donna più bella del mondo"

I segreti della vita e della morte di Marilyn sono particolarmente interessanti per chi si occupa di intrighi e di spionaggio. La mia vita con lei comincia infatti trent'anni fa, nell'agosto 1996, con un articolo sul mensile "Delitti & Misteri" in cui indago sulla sua morte. Per la stessa rivista scrivo anche un articolo sull'assassinio di John F. Kennedy. Le informazioni che raccolgo mi suggeriscono idee per un romanzo, cui comincio a pensare nell'estate del 1997, subito dopo avere pubblicato "Cacciatore dell'impossibile", prequel della mia serie sul Cacciatore di Libri, personaggio seriale nato su "Il Giallo Mondadori", nel 1993.
Proprio mentre sto ragionando su ipotetici complotti... a fine agosto 1997 muore Lady Diana e ritrovo nei media di quei giorni la stessa cortina fumogena che aleggiava intorno a Marilyn e ai Kennedy. Sicché mi getto a capofitto in un romanzo sul caso Diana Spencer con protagonista Carlo Medina, altro personaggio seriale nato su "Il Giallo Mondadori", nel 1994. È a tutt'oggi il mio libro di maggior successo; nelle diverse edizioni ha cambiato vari titoli, assumendo infine quello scelto da Alan D. Altieri, "Ladykill", ed è ora edito da Oakmond Publishing.
Nella primavera 1998 esce infine il libro cui pensavo dall'anno prima, "Cacciatore di intrighi", che ruota intorno a uno scottante memoriale sui casi di Marilyn e dei Kennedy. Il nuovo romanzo è ambientato a Rapallo (Genova), città in cui passai lunghi periodi nella mia infanzia e che sono tornato a frequentare da qualche tempo; sicché propongo al locale assessorato alla Cultura una presentazione del mio libro.
Il caso vuole che in settembre a Rapallo sia prevista una mostra di opere ispirate a Marilyn Monroe, con vari eventi correlati nell'arco di un fine-settimana. Così nel programma sono inseriti un firmacopie in una libreria, una presentazione ufficiale nella sala consiliare in Municipio, una presentazione in un'altra libreria.
Quel weekend si rivela un vero e proprio crocevia del destino.

Il ritratto di Marilyn di Carlo Jacono per la mostra a Rapallo del 1998 

Rapallo è la città in cui passa l'estate il pittore Carlo Jacono, celeberrimo autore di copertine per "Il Giallo Mondadori", "Segretissimo" e un'infinità di altre pubblicazioni, anche all'estero. L'ho conosciuto qualche tempo prima a Milano, ma è proprio in questi giorni che facciamo amicizia; ciò mi porterà - alla sua morte, nel 2000 - a organizzare quello che battezzerò Archivio Jacono, un impegno cui mi dedicherò per diversi anni, organizzando anche varie mostre in Italia e in Francia. E sarà proprio una mattina nel suo studio nel 2001, mentre riordino alcune sue tavole pubblicate su "Segretissimo"  negli anni '70, che prenderà forma nella mia mente il progetto della serie "Nightshade".
Per tornare al settembre 1998, alla mostra "Ma... rilyn" partecipa anche Carlo Jacono, con il quadro che riporto qui sopra e che vorrei tanto avere come copertina per un mio libro (lo ritroverò nel suo studio due anni dopo e lo avrò finalmente come copertina nel 2026... per un libro che in quel momento ancora non esiste).
Lo scrittore Andrea G. Pinketts è venuto a Rapallo per presentare "Cacciatore di intrighi" e in cambio, in libreria, io presento la sua ultima pubblicazione, "Fuggevole turchese". Ma nel frattempo, all'evento nella sala consiliare, compaiono una graziosissima impersonatrice di Marilyn e una non meno graziosa lettrice incaricata del reading di alcuni brani del mio romanzo. Inevitabilmente Pinketts perde la testa per quest'ultima, di nome Clizia... e da tutto questo nascerà il suo romanzo successivo, intitolato appunto "Nonostante Clizia".

"Marilyn" tra Pinketts e Cappi a Rapallo, settembre 1998 (fototizy)

Nel 2010 faccio cenno anche a Marilyn nel mio saggio "Le grandi spie". Ma, con l'avvicinarsi del sessantennale della sua scomparsa, una casa editrice mi chiede di scrivere un libro su di lei, da lanciare al Salone del Libro di Torino del 2012. Dopo avere discusso a lungo i termini del contratto (con anticipo alla consegna), mi metto all'opera con il mio solito "metodo investigativo", incrociando varie fonti. Intanto la stessa casa editrice mi chiede un libro su Grace Kelly, di cui in settembre ricorre il quarantennale della morte, e firmo un contratto identico al precedente.
Peccato che l'editore non rispetti gli accordi. Quando consegno il primo libro, non arriva l'anticipo, ma io sono vincolato a consegnare anche il secondo. Alla fine i due volumi hanno successo, ma io non vedo un centesimo, anche perché l'editore ha già astutamente programmato un fallimento a orologeria per non pagare né autori e autrici, né lo staff della redazione. Malgrado di lì a poco la casa edtrice cessi di esistere, qualcuno continuerà a venderne i libri fino a esaurimento copie; e non solo: i miei due libri, in versione ebook, non saranno mai tolti dal mercato, perché l'editore non ha dato l'ordine di rimozione e continuerà a intascare soldi alla faccia mia.
Insomma alla fine, con quello che mi sono costate le ricerche, anziché guadagnare sono andato in perdita. Mi resta solo la soddisfazione di avere pubblicato due ottimi libri e di averne fatto presentazioni divertenti, in particolare la serata dedicata a Marilyn nel ciclo Borderfiction Eventi all'Admiral Hotel, da cui proviene la foto sottostante. E il fatto che, con il fallimento dell'editore, i diritti sono tornati a me, quindi un giorno li potrò ripubblicare, con opportune aggiunte che renderanno obsolete le edizioni in ebook.

Claudia impersona Marilyn all'Admiral Hotel di Milano (foto: Stefan Di Marino)

Passano quattordici anni di intenso lavoro. Ma, dato che nel 2026 ricorre il centenario della nascita di Marilyn, Riccardo Mazzoni di Excalibur - con cui ho pubblicato i miei romanzi originali con Diabolik & Eva Kant, oltre ai due di "Danse Macabre" - mi propone una riedizione del libro sull'attrice (e abbiamo in mente in futuro anche la riedizione del libro su Grace).
Quindi, mentre lui raccoglie una selezione di tavole ispirate a Marilyn di grandi fumettisti italiani (cito al volo Guido Crepax, Ivo Milazzo, Sergio Toppi) e prepara un'appendice su "Marilyn a fumetti", io amplio il testo già esistente del libro. La nuova edizione è quindi molto più ricca e più bella della precedente, con il quadro di Carlo Jacono in copertina e, in aggiunta, le opere inedite di Cristina Stifanic realizzate appositamente per il volume.
Così sono tornato ad addentrarmi nei misteri della vita e della morte di Marilyn Monroe. Quando scrissi il libro originale nel 2012, era mia intenzione smontare le varie teorie di complotto sulla sua fine: vedevo più probabile un'overdose accidentale. Senonché nelle mie ricerche mi imbattei in un nome che non ci sarebbe dovuto essere... Insomma, la possibilità di un complotto tornava plausibile e aleggia anche in questa nuova edizione, che ho presentato in anteprima durante un concerto-tributo a Vigevano il 24 maggio scorso.
Così sono trent'anni che Marilyn, in un modo o nell'altro, è presente nella mia vita. E, con il centenario del primo giugno scorso, la si vede spuntare da tutte le parti.

"Marilyn" all'aeroporto (fotogaco, 6 giugno 2026)

Continua...

Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).

martes, 18 de noviembre de 2025

Vita da pulp - Dimensioni ignote


Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

Un racconto di Malcolm Jameson, fondamentale della narrativa fantastica ma ancora inedito in Italia. Poi uno di Frederik Pohl, che trae spunto dal precedente e diventa una pietra miliare della fantascienza, creando a sua volta un nuovo filone. E un altro ancora dello stesso autore, che ne approfondisce uno dei temi...
Dopodiché una sceneggiatura ispirata dale due storie di Pohl, che segna l'esordio cinematografico del regista di culto Luigi Cozzi (L'assassino è costretto a uccidere ancoraStar Crash)... e del maestro del fumetto italiano Alfredo Castelli (Gli Aristocratici, Martin Mystère).
Un viaggio nelle Dimensioni ignote che prosegue con nuovi racconti fantastici made in Italy scritti da Mario Gazzola, Claudia Perfetti e me, insieme a miei brevi articoli di approfondimento tra una storia e l'altra.
Tutto questo e le illustrazioni inedite di Roberta Guardascione nella nuova antologia di M-Rivista del Mistero presenta, da Ardita Edizioni ora su Amazon in cartaceo e ebook (e prossimamente anche in librerie fisiche a Milano e Roma). Già in cima alle classifiche di Amazon.it!

Del glorioso ritorno di M-Rivista del Mistero, trasformatasi nella collana M-Rivista del Mistero presenta pubblicata da Ardita Edizioni, ho già parlato in un post precedente di questa rubrica. Tra la prima versione come trimestrale, in libreria con successo di critica e pubblico dal 2000 al 2008, e quella rinata nel 2025 come collezione di antologie a tema, gli elementi in comune sono quelli essenziali del marchio M: ogni uscita è un percorso lungo particolari filoni o tematiche della narrativa, con storie classiche e inediti assoluti, dall'estero e dall'Italia; e ogni volume è ricco di illustrazioni in bianco e nero, ora affidate alla straordinaria creatività di Roberta Guardascione, autrice anche di copertina e retrocopertina.
Dopo la prima uscita - l'antologia I Professionisti, dedicata alla spy story italiana e al suo maggiore esponente, Stefano Di Marino - pubblicata in cartaceo e ebook nel maggio 2025, questa volta si entra nella letteratura fantastica, oscillando tra fantascienza e urban fantasy. E anche qui con tematiche ben precise, che riguardano la nostra percezione della realtà.
Quando le coordinate spazio-temporali non ci sembrano più corrispondere a quelle della nostra vita quotidiana, quando notiamo troppi dettagli fuori posto, non ci tornano più i conti con il mondo che ci circonda. E ci chiediamo se ciò avvenga per una nostra interpretazione errata dei dati sensibili o perché qualcuno è intervenuto dall'esterno... da dimensioni a noi ignote. Le sette storie in questo volume esplorano interrogativi che risalgono al Mito della Caverna di Platone, nel quale si scopre (spoiler) che proprio le dimensioni ignote sono la realtà. Poi non dite che la letteratura di genere non tocca questioni serie...



Si parte da un grande classico inedito in Italia: Riduplicazione (Doubled and Redoubled) di Malcolm Jameson, presenza frequente nelle riviste americane di narrativa fantastica degli anni '40, è la prima storia a codificare il concetto di time loop poi rielaborato mille volte nella narrativa e sullo schermo (i più lo ricorderanno per il film Ricomincio da capo, del 1993).
Nel 1955 il grande autore di fantascienza statunitense Frederik Pohl partì dallo stesso spunto per scrivere il suo memorabile Il tunnel sotto il mondo (The Tunnel Under the World). Ne fece anche una satira pungente del consumismo negli USA anni '50, argomento che conosceva bene per aver lavorato in un'agenzia pubblicitaria a New York e che avrebbe ripreso nel successivo racconto in questo volume: Buon compleanno, caro Gesù (Happy Birthday, Dear Jesus,1956), oggi più che mai attualissimo.
Ma ne Il tunnel sotto il mondo Pohl aggiunse alla ricetta di Jameson un altro ingrediente spiazzante: il dubbio esistenziale. Siamo sicuri di vivere nella realtà e non in una finzione allestita da qualcun altro? Di fatto, apriva la strada a tematiche che nei decenni si sarebbero ritrovate nel romanzo Tempo fuor di sesto di Philip K. Dick, in The Truman Show o The Matrix al cinema.


Negli anni '60 i racconti di Frederik Pohl furono portati in Italia e tradotti da un giovanissimo esperto di fantascienza, Luigi Cozzi. Il quale, in accordo con Pohl, insieme al coetaneo fumettista Alfredo Castelli e a un amico e collega di quest'ultimo di nome Tito Monego, lavorò a una sceneggiatura ispirata a Il tunnel sotto il mondo (ma con qualche suggestione da Buon compleanno, caro Gesù, oltre che da molta fantascienza d'autore dell'epoca). Così nel 1969 il film Il tunnel sotto il mondo diretto da Luigi Cozzi fu presentato al Festival Internazionale del Cinema di fantascienza di Trieste... destando sconcerto nel pubblico, ma anche qualche apprezzamento della critica. Nessuno ancora prevedeva che Luigi Cozzi come regista e Alfredo Castelli come fumettista sarebbero diventati due dei nomi italiani più famosi del mondo.
Nel dicembre di quell'anno Gino Sansoni Editore ne pubblicò la sceneggiatura, un'opera autonoma a metà tra il racconto originale e la versione cinematografica, in un volumetto contenente anche Il tunnel sotto il mondo di Pohl. Tra parentesi, oggi il film è disponibile anche su YouTube; ma vi suggerisco l'edizione restaurata in dvd, con i commenti degli autori negli extra, pubblicata da Oblivion Grindhouse, che vi consiglio di vedere dopo avere letto Dimensioni ignote.
La nuova antologia infatti recupera ed espande l'esperienza di allora, proponendovi in sequenza il testo precursore di Jameson (tradotto da me), i due racconti di Pohl nella traduzione di Cozzi (con una mia attualizzazione, dato che molti termini tecnici sono ormai di uso corrente anche nella nostra lingua) e la sceneggiatura. Per proseguire con tre racconti che affrontano gli stessi temi: gli inediti Tunnel di suono di Mario Gazzola e Dimensione Sospesa di Claudia Perfetti, e il mio Il mondo di Barbie, apparso quasi quindici anni fa online per il lancio del servizio fotografico Becoming Barbie di Phaedra Brodie sulla rivista Twill, poi pubblicato con altri miei due racconti in un ebook in Italia e Brasile, ormai fuori commercio. Quindi preparatevi a ridefinire il vostro concetto di spazio-tempo con M-Rivista del Mistero presenta "Dimensioni ignote", ora su Amazon in cartaceo e ebook.



Continua...

(Immagini: Roberta Guardascione, da M-Rivista del Mistero presenta "Dimensioni ignote")




Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato oltre settanta titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: MedinaNightshadeSickroseBlack e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libriStanislawsky Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).

sábado, 8 de marzo de 2025

Vita da pulp - 8 marzo in (profondo) rosso


Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di
 Andrea Carlo Cappi

Quando possibile, sono solito dedicare un post all'Otto Marzo e quest'anno non mi posso esimere dal farlo nella mia rubrica "Vita da pulp", per la quasi-coincidenza di due cinquantennali. Il più importante su scala mondiale corrisponde alla prima Giornata Internazionale della Donna, celebrata dall'ONU nel 1975 (precedentemente decretato come Anno Internazionale della Donna, per dare inizio a una seria battaglia contro la disuguaglianza).
La data scelta fu la stessa in cui nel 1917 a San Pietroburgo - dove era stata prevista ma sospesa una "Giornata della Donna" - si era sollevata una manifestazione delle operaie tessili. All'epoca in Russia era in vigore il calendario giuliano, quindi l'effettiva data locale non era l'8 marzo bensì il 23 febbraio.
Già nel 1975 le Nazioni Unite riuscirono a ottenere qualche risultato importante. Per esempio in Spagna, nonostante fosse ancora al potere il dittatore Francisco Franco, furono abolite leggi anacronistiche che reprimevano le donne, il cui ruolo sociale era esclusivamente quello di mogli-madri-casalinghe soggiogate a un marito-padrone: tra queste l'obbligo di autorizzazione scritta da parte del coniuge se volevano aprire un conto corrente in banca. Il dittatore morì nel novembre dello stesso anno ed ebbe finalmente inizio il processo di democratizzazione della Spagna; non a caso da quelle parti stanno cominciando anche le commemorazioni relative.

L'altro cinquantennale, proprio il giorno prima, corrisponde a quello del celeberrimo thriller Profondo rosso di Dario Argento, che uscì nei cinema italiani il 7 marzo 1975. I protagonisti sono Marcus Daly, pianista inglese che vive in Italia (David Hemmngs), testimone di un brutale omicidio, e la giornalista di cronaca nera Gianna Brezzi (Daria Nicolodi), donna - come si usava dire all'epoca - "emancipata" che non risparmia al suo compagno di indagini varie frecciate per certi suoi atteggiamenti tardo-maschilisti.
I personaggi femminili del film sono numerosi e tutti molto interessanti, ma tra questi potrebbe apparire secondario quello della scrittrice Amanda Righetti (Giuliana Calandra), già autrice nel 1956 di una raccolta di leggende urbane da cui Daly ricava indizi preziosi anche se non definitivi. Amanda è una delle vittime della catena di omicidi narrata in Profondo rosso, nel quale non abbiamo quindi il tempo di conoscerla a fondo. Ma a questo abbiamo rimediato lo scrittore-editor Mario Gazzola, la collaudata artista e neo-scrittrice Roberta Guardascione e io. Nel farlo, abbiamo appreso di cosa possa essere capace una donna, ancorché immaginaria.
Nel film si vedono inquadrature rivelatrici del contenuto del libro di Amanda Righetti, dal titolo Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna e si colgono piccoli ma significativi indizi sulla vita privata e la personalità dell'autrice. Sulla base di tutto ciò e con la complicità di Luigi Cozzi (a sua volta regista di culto, più volte braccio destro di Dario Argento e titolare della casa editrice Profondo Rosso oltre che del celebre Profondo Rosso Store a Roma) abbiamo raccolto un gruppo di autrici e autori esperti di thriller per "ricostruire" questo pseudobiblion. Ma potremmo dire che dall'aldilà Amanda Righetti abbia preso le redini dell'operazione.

Come se fosse esistita realmente, infatti, noi tre ideatori del progetto abbiamo "scoperto" la sua intenzione di pubblicare una nuova versione del proprio libro, arricchita di altre indagini, scoperte e rivelazioni, ma rimasta inedita a causa della fine prematura dell'autrice. Grazie a questo "dattiloscritto ritrovato", abbiamo ricostruito la sua vita e le sue esperienze di indagatrice dell'incubo, approfondendo tutto ciò che di lei viene accennato nel film.
Per quanto mi riguarda (ma credo che valga anche per Gazzola e Guardascione, dato che siamo stati noi tre a scrivere i capitoli in cui Amanda diventa vera e propria protagonista) la scrittrice si è convertita una persona "vera", che rispecchia la posizione della donna nella società italiana dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Un discorso che, attraverso gli scritti che le hanno attribuito soprattutto Claudia Salvatori e Giada Trebeschi, si estende in effetti alla figura femminile nella cultura occidentale.
Dopo oltre un anno di lavorazione Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna, ora in stampa, arriverà a giorni in anteprima al Profondo Rosso Store e sul sito della casa editrice, per poi entrare in distribuzione nazionale parallelamente alle varie celebrazioni per il cinquantennale del film. Si potrebbe dire che Amanda Righetti, che figura come autrice in copertina (anche se in appendice si svelano i ruoli di chiunque abbia collaborato) abbia scritto un libro profondamente femminista. E tutti noi, in questo Otto Marzo dal duplice cinquantennale, ne siamo orgogliosi.

(Nella foto in apertura: l'attrice Giuliana Calandra nel ruolo di Amanda Righetti in Profondo rosso; sotto, la copertina del libro, realizzata da Roberta Guardascione.)


Continua...




Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito sulle pagine de Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato una settantina di titoli tra romanzi, raccolte di racconti e saggi, presso alcune delle maggiori case editrici italiane e qualcuna delle peggiori. Editor, traduttore, consulente editoriale, all'occorrenza è anche sceneggiatore, fotografo, illustratore, copywriter (di se stesso) e videomaker. Presiede la giuria del Premio Torre Crawford ed è membro di IAMTW e World SF Italia.

domingo, 8 de noviembre de 2020

Due detective e un Fantasma


Dietro le quinte di un giallo, di Andrea Carlo Cappi

Uscito in edicola il 3 novembre 2020 come numero 15 della collana I Gialli di Crimen e disponibile anche in ebook (epub e kindle), il volume Partita a scacchi per Sherlock Holmes porta in copertina i nomi dei due autori, Rino Casazza e Andrea Carlo Cappi. I lettori del primo non se ne sorprendono: da tempo incontrano nelle sue pagine eroi del giallo classico restituiti alla loro antica gloria. I lettori del secondo potrebbero pensare invece che io abbia deciso di dedicarmi a un apocrifo del leggendario personaggio di sir Arthur Conan Doyle. Chissà che non lo faccia davvero, un giorno. Ma il mio contributo a questo libro, pur essendo stato determinante per la sua esistenza... ha a che fare con Holmes solo in maniera molto trasversale.

Tutti conoscono Sherlock Holmes e il suo biografo-assistente dottor John Watson, creati da sir Arthur Conan Doyle intorno al 1887. Pochi sanno che prima di loro, nel 1841, era apparsa un'altra coppia investigativa: quella costituita dal cavalier Auguste Dupin, consulente della polizia di Parigi, e da un suo anonimo assistente-biografo che potrebbe coincidere, chissà, con l'autore stesso: Edgar Allan Poe. Ebbene sì: lo scritttore maudit ricordato per le sue storie tra gotico, incubo e irrazionale è anche, soprattutto con i suoi tre racconti dedicati a Dupin, il fondatore della letteratura mystery o, per usare il termine italiano, della narrativa gialla. Mai prima della trilogia di Dupin (I delitti della rue Morgue, Il mistero di Marie Roget, La lettera rubata) era apparso un personaggio che di mestiere facesse il detective.

Le analogie tra la notissima coppia Holmes-Watson e la meno famosa Dupin-anonimo sono inequivocabili. Il ruolo del biografo/co-protagonista è innanzitutto quello di intermediario tra l'eroe - un investigatore geniale i cui processi mentali sono di livello molto superiore alla media - e il lettore, che non capirebbe i ragionamenti del detective se questi non fosse costretto a spiegarli al suo accompagnatore che, come noi, non li ha capiti. L'abbinamento detective-assistente ideato da Poe e ripreso da Doyle si ritroverà in molte versioni diverse nella letteratura gialla successiva: Agatha Christie metterà a fianco di Hercule Poirot il capitano Hastings, alternato a molte altre spalle tra cui la scrittrice Ariadne Oliver, alter ego dell'autrice; Rex Stout attribuirà al sedentario investigatore Nero Wolfe il fido braccio destro Archie Goodwin, che è di fatto un detective hardboiled. Oltretutto (come notava Carlo Oliva nella sua Storia sociale del giallo) i protagonisti più geniali in questa lunga stagione letteraria sono sempre dipinti come individui solitari, eccentrici e pieni di manie, cui l'assistente fa da contraltare con la propria normalità. 

Un altro aspetto significativo è che tanto Dupin quanto Holmes sono consulenti esterni delle forze dell'ordine, rispettivamente della Sûrété e di Scotland Yard. I poliziotti sono dipinti come burocrati o come sbirri buoni solo a inseguire e acciuffare ladruncoli in flagranza di reato, ma del tutto impreparati a risolvere un mistero. Quando si verifica un caso del genere, devono trovare qualcuno che ne capisca ben di più. Come ho scritto altrove, forse questo pregiudizio nasce dal fatto che la prima forza di polizia moderna, appunto la Sûrété, si è formata impiegando criminali usciti dalle patrie galere, bravissimi dunque a ragionare come i loro ex-colleghi, ma inadeguati di fronte a enigmi insolubili. Bisognerà aspettare l'era del commissario Maigret per assistere alla rivalutazione del poliziotto professionista.

Altro elemento in comune tra Dupin e Holmes è il metodo: l'attenta osservazione dei dettagli li porta a ricostruire un quadro completo della situazione. Ma c'è un aspetto fondamentale in cui i due investigatori sono diversi. Holmes distingue elementi chiave dove gli altri guardano senza vedere. Dai suoi rilievi sulla scena giunge per induzione a determinare l'accaduto, celebrando il trionfo del moderno metodo scientifico. Se nella letteratura britannica all'inizio dell'Ottocento la scienza era ancora ai confini con l'alchimia o addirittura con la magia (si pensi a Frankenstein), alla fine del secolo tenta il processo inverso, esplorando in modo nuovo persino i territori della superstizione: Holmes smitizza il Mastino dei Baskerville, mentre il Van Helsing di Bram Stoker affronta Dracula usando con rigore scientifico persino gli esorcismi della tradizione.

Dupin, pur essendo il predecessore di Holmes, è già un passo avanti rispetto a lui, potremmo quasi dire che è già un detective postmoderno nonostante sia anche il  primo detective moderno. Il suo metodo scientifico si basa infatti sul riconoscimento dell'errore. Quando lui viene chiamato a indagare, la polizia ci ha già provato, ma ha fallito. Dupin interviene, in un certo senso, con un'indagine sull'indagine, in modo quasi parassitario. Identificando i pregiudizi mentali o le sviste che non hanno permesso ai poliziotti di arrivare alla soluzione del caso, va a guardare dove gli altri non hanno proprio pensato di cercare. E, come insegna la magistrale conclusione de La lettera rubata, è proprio lì che si chiarisce il mistero.

Nondimeno, checché ne dica Conan Doyle, che al suo personaggio fa prendere dichiaratamente le distanze da Dupin, le somiglianze tra i due personaggi sono notevoli. Lo sa bene Rino Casazza, scrittore e cultore del giallo classico, tanto da dedicare una parte della sua produzione a eleganti pastiche, producendo anche curiosi e inediti incontri tra creature di autori diversi. Ho conosciuto Rino nel 1995, quando lavoravo come editor per Il Giallo Mondadori. Non a caso in quel periodo aveva dato vita a un personaggio di nome don Patrizio Bruni, un sacerdote detective che si rifaceva, in tempi moderni, al Padre Brown di G. K. Chesterton. Di recente è uscito per I Gialli di Crimen il suo Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic: tre miti in un solo titolo.

Ma l'origine di Partita a scacchi per Sherlock Holmes risale agli anni Duemila e il suo nucleo è una mia responsabilità. Mi era stato chiesto di partecipare a un'antologia (poi, come tanti bei progetti, non realizzata) contenente racconti i cui protagonisti fossero celebri cattivi della letteratura. Come autore dei romanzi di Diabolik, decisi di occuparmi del predecessore letterario del personaggio delle sorelle Giussani: Fantômas di Allain & Souvestre, ladro e assassino in grado di assumere mille identità. I due romanzieri francesi non avevano mai raccontato il primo scontro tra il criminale e il suo avversario, l'ispettore Juve, presentandoli entrambi quando la sfida tra loro era già in atto. Era uno spunto interessante da cui partire.

Immaginai dunque che Juve fosse ancora un giovane viceispettore, vessato da un superiore incompetente, e che per risolvere un caso inspiegabile in cui sospettava che fosse coinvolto un criminale inafferrabile si rivolgesse al più grande consulente della polizia parigina, ormai molto anziano e a riposo: nientemeno che Auguste Dupin. Era l'occasione per narrare uno scontro titanico tra un genio dell'indagine al tramonto e il genio del delitto in ascesa. Ne venne fuori una storia che potrebbe essere definita racconto lungo o, per la sua complessità, romanzo breve. In base a quanto Edgar Allan Poe aveva scritto in merito al gioco preferito di Dupin, intitolai la storia Il gioco della dama, anche perché la trama ruotava intorno a una belle dame coinvolta nel piano criminale.

L'antologia non fu realizzata, il racconto rimase inedito e me ne dimenticai. Dopo qualche anno mi ricapitò sotto gli occhi: non mi ricordavo quasi più la trama e rileggendolo ebbi qualche sorpresa; così lo pubblicai online a puntate e in seguito lo raccolsi in un ebook presso Dbooks, mentre scrivevo altre due storie su Fantômas, ribattezzato cautamente Phantômas per non inciampare in questioni di copyright e poi, per maggior sicurezza, rinominato "il Fantasma", il nome scelto anche da Stefano Di Marino per lo stesso personaggio nella sua serie sulle Brigate del Tigre. Una delle mie storie fu il brevissimo prequel Fuori di Senna, per un'antologia i cui racconti dovevano essere ambientati in varie edizioni delle Olimpiadi (scelsi quella di Parigi del 1900) ed essere lunghi esattamente 2012 battute. L'altra storia, per la rivista digitale Action diretta da Stefano Di Marino presso Dbooks, fu il sequel La rosa e il serpente, cronologicamente posteriore alla fine del primo ciclo del Fantômas originale di Allain & Souvestre; qui il criminale, che a questo punto della sua saga si sta facendo credere morto, si trova a Milano nel 1914 e vendica a modo suo l'assassinio della Rosetta della Vetra, celebre caso di cronaca dell'epoca celebrato da una famosa canzone della mala.

Ma nel frattempo Rino Casazza aveva letto Il gioco della dama e preso due decisioni: primo, da appassionato di scacchi doveva smentire le affermazioni di Dupin sulla superiorità, appunto, del gioco della dama; secondo, non poteva permettere che il primo detective della storia del giallo, tornato in attività, scomparisse di nuovo nell'oblio. Perciò mi chiese il permesso di continuare il ciclo, raccontando di scontri successivi tra il detective e il Fantasma, oltre a un precedente incontro tra Holmes e Dupin. Ecco come nacquero il prequel Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo, che ora apre il nuovo volume, e Il miglior gioco, che lo chiude; dopodiché Rino continuò la serie con altri romanzi.

Da questo percorso nasce Partita a scacchi per Sherlock Holmes, in cui la parte centrale, intitolata Il Fantasma, riunisce le mie tre storie sul criminale: Fuori di Senna, Il gioco della dama, La rosa e il serpente. Quindi non ho scritto - per ora - neppure una riga con il personaggio di sir Arthur Conan Doyle, ma ho contribuito a restituire a quello di Edgar Allan Poe il ruolo di pioniere che gli spetta nella storia del giallo, mettendolo di fronte a un nemico che avrebbe dato filo da torcere ai migliori investigatori letterari di ogni tempo. Compreso Sherlock Holmes.


martes, 8 de septiembre de 2020

Io sono il Male


Imprecazioni di Andrea Carlo Cappi

Salve a tutti. Mi presento. Sono il Male.

Da cosa ne ho avuto conferma? Poco fa, a Milano, lavoravo fumando sul balconcino, seduto su uno sgabello con il computer appoggiato sul davanzale: una delle mie postazioni abituali. Stavo pensando che, finito il mozzicone di toscano, essendo il mio compleanno avrei potuto anche accendermi uno dei sigari centroamericani della mia scorta. Ma una signora mi ha avvistato e con molta cortesia mi ha fatto sapere che dalla finestra della sua cucina - almeno una dozzina di metri più in là, sfidando le leggi della fisica - entrava il fumo che la infastidiva.

Ora, è vero che io sono il Male, ma sono anche un gentiluomo. Se una signora mi lascia gentilmente intendere che devo spegnere il sigaro, lo spengo. Non rispondo con frasi sgradevoli tipo 'Signora, chiuda la finestra'. Non rispondo nemmeno 'Signora, già che è in cucina, apra il gas nel forno e ci metta dentro la testa', anche perché, da quando il metano ha preso il posto del gas-città, saturarne una stanza comporta non l'asfissia del singolo bensì la potenziale esplosione del caseggiato. Ma il metano, si sa, ti dà una mano.

Il problema non è il metano, che richiede prese d'aria sufficienti per non fare un cratere delle nostre case. Tant'è che non sarebbe neppure necessario tenere aperte le finestre, se non in piena estate. Del resto spesso in questa zona, dalle sette di sera alle otto del mattino, è opportuno tenere le finestre ben sigillate, a causa dei fetori che aleggiano per buona parte della notte. Non so cosa siano: sono diversi dall'odore chimico di smog che sentivo in un'altra zona della città da bambino nei primi anni Settanta, spesso abbinato a una nebbia che ricordo luminescente e fluorescente, come la rividi un decennio dopo ne Il ritorno dei morti viventi.

Questi fetori notturni sono diversi anche dalle emanazioni che sentivo salire dal cortile ai tempi del liceo e di cui, da lettore di gialli, riconoscevo il caratteristico aroma di mandorle amare. Per non parlare di quando vivevo ai margini dell'Area C, per cui il traffico si concentrava nella mia strada e oltre all'inquinamento c'erano anche le vibrazioni. Quell'odore di gas di scarico, qui lo ritrovo all'angolo della strada, dove una strettoia, con un semaforo e la fermata dei bus, si trasforma in una camera a gas. I fetori notturni invece non sono ancora identificati.

Ma il problema non è l'inquinamento. Il vero problema sono i fumatori. E ancora sono tollerati i fumatori di sigarette (convenzionali o elettroniche). Di fumatori di pipa se ne vedono pochi. Quindi la vera incarnazione del Male sono i fumatori di sigari. Capisco che il fumo ravvicinato, il fumo stantio in casa e via dicendo diano fastidio. Per questo fumo solo in ambienti dove ci sono solo io, oppure all'aperto e lontano da altre persone. Una volta ero solito fumare per strada, tenendomi a distanza dai passanti, dissimulato fra i tubi di scappamento. Ma ora all'aperto e in presenza di altri uso la mascherina, per proteggere dal mio alito mefitico e mefistofelico tutti coloro che si fermano sul marciapiede a chiacchierare a distanza ravvicinata e senza protezioni, salivando in libertà.

Ma il problema non sono gli imprudenti, né la folla che l'altra sera ho visto riempire la piazza della movida in una nota località di mare. Il problema sono i fumatori. Del resto in Spagna, sulla base di una teoria tutta da dimostrare, è stato da poco proibito di fumare all'aperto, perché: a) i fumatori sono più a rischio Covid degli altri b) il fumo trasporta il virus c) completando il sillogismo, il fumatore ti trasmette il Covid. Non lo sportivo che a fine allenamento ansima e sputacchia spompato. Non il tipo che ti si piazza davanti a cinquanta centimetri e ti parla senza mascherina, perché lui è immune e il Covid è un complotto di Big Pharma. A contagiarti è il fumatore.

In Spagna la vicina avrebbe potuto accusarmi di tentato omicidio. Be', anche in Italia, considerando il sospetto di fumo passivo. Inutile tentare di spiegare che, da quando fumo sigari, non soffro più di tutte le affezioni alle vie respiratorie che mi hanno perseguitato fino ai quarant'anni. D'accordo, è un'affermazione fenomenologica su un singolo, priva di dimostrazione scientifica. Ma, visto che su di me funziona, non voglio togliermi quella che potrebbe essere la mia barriera primaria contro il Covid, la peste suina e il gomito del tennista (i tennisti non fumano mentre giocano, infatti io non gioco a tennis).

Il fatto è che un fumatore, specie di sigaro, si vede anche a una certa distanza. E la gente ha bisogno di un capro espiatorio visibile. Ora sono in piedi alla finestra del bagno, con il computer e il posacenere sul davanzale. La persiana è semiaperta, in modo da fare da barriera al flusso di aria nella direzione della vicina ma, soprattutto, da evitare che il fumo sia visibile. Del resto si sa: il Male si nasconde ovunque.


viernes, 4 de septiembre de 2020

Vita da pulp - Giallosapevo

 


Riflessioni di un celebre scrittore ignoto, di Andrea Carlo Cappi

Se, come abbiamo visto, la parola pulp è stata oggetto di equivoci, per il termine giallo l’interpretazione è ancora più ambigua, assimilando chi vi si dedica a una specie di sarchiapone.

È noto che in Italia l’impiego di giallo in relazione a misteri e delitti risale a un’usanza di Arnoldo Mondadori Editore negli anni Venti: pubblicare collane di narrativa contraddistinte da colori diversi. I Libri Verdi erano romanzi storici, I Libri Azzurri trattavano perlopiù di vicende esotiche. Nel 1929 I Libri Gialli proposero per la prima volta in modo sistematico al pubblico italiano le detective stories che ormai erano un genere consolidato all’estero. Nel 1933 nacquero anche I gialli economici, in formato rivista nelle edicole.

Gli autori erano soprattutto inglesi, primo fra tutti Edgar Wallace. Nelle due collane fecero capolino Agatha Christie con Hercule Poirot, gli americani S.S. Van Dine con Philo Vance (che inaugurò la collana) ed Erle Stanley Gardner con Perry Mason; qualche francese e persino qualche autore italiano. Il regime non amava la letteratura di delitti, né quella di provenienza straniera né tantomeno quella di produzione nazionale, tanto che l’allora esordiente Giorgio Scerbanenco dovette ambientare i propri romanzi a Boston, mentre nella traduzione di Orient Express (come fu intitolata la prima edizione di un celebre romanzo della Christie) l’autista italiano diventava... brasiliano. Gli italiani dell’Era Fascista non potevano avere a che fare con gli omicidi.

Dopo qualche tempo, perciò, la collana fu chiusa per ordini superiori, ma riaprì nel 1946 come Il Giallo Mondadori, in edicola a cadenza settimanale. C’era ancora in lista qualche pregevole autore italiano, ma la netta prevalenza era di romanzi inglesi e americani. Ed è a questo punto che si crea un primo equivoco, dovuto non solo alla diffusione in edicola, ma anche a traduzioni tagliate per ridurre la lunghezza dei libri, come capitò alle primissime pubblicazioni di Raymond Chandler nel settimanale mondadoriano, cui fu resa giustizia nelle edizioni successive.

Prima o poi, tutti gli editori vollero avere una propria collana di gialli: Garzanti, Longanesi, Feltrinelli, Rizzoli... Eppure tali libri erano considerati dalla critica un prodotto sbrigativo, semplice e di scarso valore. Letteratura ferroviaria. L’apparizione di collane imitative presso case editrici minori, che tra gli anni Cinquanta e Sessanta pubblicarono romanzi talvolta improvvisati di autori italiani sotto pseudonimo straniero o semplicemente buoni libri stranieri mal tradotti, contribuì a un’immagine negativa del genere.

Si consolidò inoltre un secondo equivoco: l’erronea convinzione che gli italiani non fossero capaci di scrivere gialli. Un sospetto che ogni tanto è venuto anche a me, esaminando dattiloscritti di aspiranti autori nazionali nel mio lavoro di lettore per case editrici. Ricordo una volta che durante un viaggio in treno dovetti leggere un testo ignobile proposto a Mondadori: nella stroncatura scrissi che, se il giallo dev’essere letteratura ferroviaria, quel romanzo invitava a guardare fuori dal finestrino; anche in galleria.

Il terzo equivoco è invece linguistico. Il Giallo Mondadori pubblicava un ampio ventaglio di romanzi che oggi potremmo classificare come giallo classico, noir, thriller, spionaggio (sottogenere che nel 1960 si guadagnò una collana a parte presso Mondadori, Segretissimo). Ma nel corso degli anni la parola giallo venne a indicare soprattutto la detective story tradizionale, il whodunit (ovvero: chi è stato?) ossia il giallo classico, per intenderci quello alla Agatha Christie.

Nel contempo, sui giornali, il vocabolo giallo cominciò a essere usato per indicare qualsiasi caso di omicidio irrisolto, in quella che peraltro si definiva cronaca nera. Mentre all’estero, con il successo mondiale dei film di Dario Argento e molti altri registi italiani alla fine degli anni Sessanta, giallo divenne la definizione di quel tipo di storie - da noi chiamate "thrilling", spesso imperniate su serial killer (ante litteram), talvolta persino con qualche elemento fantastico, un concetto assente e addirittura proibito nel giallo classico.

Altrove il percorso fu diverso: nel 1945 l’editore francese Gallimard inaugurò la collana Série Noire, che si orientò soprattutto sul filone hardboiled americano, da Dashiell Hammett in poi. Nel 1946 il critico francese (di nascita italiana) Nino Frank usò il termine film noir a proposito de Il mistero del falco, tratto appunto da Il falcone maltese di Hammett, consacrando la parola noir a definizione del sottogenere. Sicché anche in spagnolo si sarebbe poi parlato di novela negra.

Poiché in Francia tanto la collana di Gallimard quanto i film ispirati dai romanzi che questa pubblicava godevano di grande rispetto, di rimbalzo il termine noir ebbe in tutto il mondo un destino ben diverso rispetto a quello di giallo in Italia. Ancora oggi, in Italia, un autore di gialli è considerato uno scrittorucolo; non così un autore di noir, quello sì che è uno scrittore! Anche se, proprio per questo, a volte si classificano "noir" romanzi che andrebbero considerati "gialli", senza che questo significhi che sono scadenti. Ma se dici di scrivere gialli, di solito fai brutta figura in società.

«Giallosapevo che non era giallo», diceva Walter Chiari a Carlo Campanini nel leggendario sketch televisivo Il Sarchiapone, fingendo di sapere benissimo di cosa si trattasse e di che colore fosse. Se il sarchiapone è una misteriosa creatura risalente a Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, il numero di Walter Chiari si ispira invece a una barzelletta scozzese, anche questa di ambientazione ferroviaria, in cui si parlava di un imprecisato macguffin.

Guarda caso, prendendo spunto proprio dalla barzelletta, questa è la parola con cui Alfred Hitchcock indicava il motivo per cui i personaggi di un suo film fanno quello che fanno: il macguffin può essere uranio in polvere in una bottiglia nascosta in cantina, o il segreto di un trauma sepolto nell'inconscio, oppure un microfilm dentro una statuetta. Pur essendo la chiave di un mistero, per lo sceneggiatore di turno non è poi così importante che cosa sia il macguffin, ciò che conta è che i protagonisti dovranno impedire che cada in mani sbagliate e nel frattempo si evolveranno i rapporti fra loro. In sostanza, è uno dei segreti del Mago del Brivido che, anche se non era classificato noir, sapeva benissimo come si realizzava un giallo.


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Immagine: A. C. Cappi sul set del film "Quantum of Solace", foto di Riccardo Mazzoni

Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito sulle pagine de Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato una sessantina di titoli tra romanzi, raccolte di racconti e saggi, presso alcune delle maggiori case editrici italiane e qualcuna delle peggiori. Editor, traduttore, consulente editoriale, all'occorrenza è anche sceneggiatore, fotografo, illustratore, copywriter (di se stesso) e videomaker.

1-Il Paradosso Strumpf

2-Fumo negli occhi

3-Una testa piena di gente

4-Giallosapevo

5-Le storie dentro di noi

6-Lo scrittore inesistente

7-Se sapeste cosa c'è dietro...

8-Al buio gli scrittori sono neri

9-Perché sono le donne...

10-Nato per perdere?

11-E' solo l'inizio



jueves, 27 de agosto de 2020

¡Cerrado!

Cerrado n.0 Paradise Delayed (ph. A. C. Cappi)

Fotografie e articolo di Andrea Carlo Cappi

C'era una volta nel Mediterraneo un luogo di vacanza elegante ma poco costoso e fiorente tutto l'anno: l'area di Palmanova e Magalluf, Costa de Calvià, sull'isola di Maiorca, Spagna. Ci ho messo piede per la prima volta nel 1973, ci ho vissuto e lavorato a lungo, per cui ne conosco le realtà, le apparenze e almeno in parte i retroscena. In questi ultimi anni ne ho parlato nei miei video della serie Magalluf Italian Style e nei miei racconti e romanzi con Toni Black. Nell'estate 2020 la situazione dovuta al Covid e a scelte politiche internazionali che poco hanno a che fare con la salute pubblica, ma molto con singoli interessi economici, hanno reso questa zona al tempo stesso una delle più sicure del Mediterraneo e una delle più disertate dai turisti. Il risultato è che in pieno agosto il panorama di alberghi. negozi e locali somiglia a quello che si vede d'inverno e che fin quasi a metà degli anni 2000 non si vedeva mai: cerrado, closed, chiuso.

Cerrado n.1 (ph. A. C. Cappi)

Fino agli anni Ottanta la zona di Palmanova-Torrenova-Magalluf, facente parte del municipio di Calvià, coniugava in modo equilibrato il turismo per famiglie a quello dei giovani in cerca di divertimento, con una forte presenza di britannici, tedeschi, scandinavi, francesi e successivamente anche italiani. Poi qualcuno - soprattutto nel Regno Unito - pensò di fare più soldi: una delle società in questione ha un nome che, tradotto in italiano, significa massacro. A Magalluf nacquero localacci rumorosi in cui si vendevano liquori di bassa qualità, mentre nella futura Brexitland si riempivano voli charter di ragazzotti in cerca di sbronza e sesso. La prima era facile, il secondo non saprei, date le condizioni in cui si riducevano i giovani turisti, che spesso non erano nemmeno coscienti di essere all'estero. I localacci erano perlopiù concentrati su una strada di cinquecento metri, la famigerata calle Punta Ballena, ma i media descrivevano tutta l'area di Magalluf come Sodoma e Gomorra.

Cerrado n.2 (ph. A. C. Cappi)

Un po' alla volta Magalluf acquisì l'immagine di luogo di perdizione, sottolineata da servizi delle tv britanniche che mostravano i giovani sudditi di Sua Maestà barcollanti per le strade, innaffiati di sangria sui battelli delle booze cruise o dediti al balconing, pratica che pare abbia fatto più vittime della guerra in Afghanistan. Per non parlare delle ragazze che, stando a un video di grande successo qualche anno fa, si davano al mamading, pratica quasi altrettanto rischiosa. Per sfruttare l'alone di scandalo sessuale, si moltiplicarono anche i postriboli e la prostituzione per strada; purtroppo, in mancanza di clienti sobri, le professioniste del settore spesso dovevano dedicarsi a furti e scippi per portare a casa la cifra richiesta ogni notte dal loro gestore-padrone. Insomma i soldi facili per pochi danneggiarono gli onesti guadagni per molti.

Cerrado n.3 (ph. A. C. Cappi)

Invano la zona si riqualificava con alberghi rinnovati, negozi graziosi, buoni ristoranti, e persino iniziative culturali, i media inglesi facevano del loro peggio per aggiornare i connazionali sulle vergognose estati di Magalluf, riprendendo i ragazzi ubriachi in calle Punta Ballena. Non che non ci fossero: io stesso, mentre lavoravo tra le cinque e le sei del mattino, li sentivo scendere in spiaggia ubriachi, urlando come ossessi a squarciagola: per i giovani inglesi dev'essere una sorta di rito di passaggio alla maggiore età. La parte più tranquilla di Magalluf cominciò persino a farsi chiamare Calvià Beach, per non essere associata all'area dello scandalo. Ma nel frattempo la pessima pubblicità si era sommata ad altri eventi.

Cerrado n.4 (ph. A. C. Cappi)

Alla fine di luglio del 2009 l'ETA, il gruppo terrorista che reclamava l'indipendenza dei Paesi Baschi e che già in passato, per attirare l'attenzione internazionale, aveva colpito zone turistiche spagnole, fece saltare in aria un Nissan Patrol della Guardia Civil (l'equivalente dei Carabinieri) nei pressi della caserma di Palmanova, facendo le sue ultime vittime. Nei giorni successivi altre bombe furono collocate nei bagni di ristoranti nel capoluogo, Palma di Maiorca, anche se la polizia fu avvisata per tempo e poté evacuare i bersagli e disinnescarle. Ma l'obiettivo era stato ottenuto: quell'estate il turismo in tutta l'isola subì un grave danno. Le spiagge erano deserte. Per la prima volta nell'estate di Magalluf regnava il silenzio. Si sarebbe detto che l'ETA fosse stata pagata da località di mare concorrenti. Fu l'ultima stagione di sangue e tritolo per i terroristi baschi: di lì a poco il governo Zapatero riuscì ad avviare un processo di pace che portò alla dissoluzione della banda armata dopo decenni di sangue.

Cerrado n.5 Ghosts of summer past (ph. A. C. Cappi)

Negli ultimi anni la maggior parte dell'attività si era concentrata soprattutto sull'estate. Con il calo del turismo del 2009, dovuto alla crisi globale oltre che alle bombe, d'inverno restavano solo le offerte speciali per i pensionati spagnoli. Molti alberghi e locali che tenevano aperto tutto l'anno presero l'abitudine di chiudere tra novembre e marzo, perché proseguire l'attività in carenza di clienti risultava troppo costoso. E così, per cinque mesi all'anno, compreso il periodo di Natale un tempo molto redditizio, Magalluf diventava una città morta, a dispetto dei numerosi residenti quasi fissi: personale di alberghi e negozi, ma anche pensionati britannici che ormai vivono qui.

Cerrado n.6 Bar with no drinks (ph. A. C. Cappi)

Da maggio-giugno ripartiva la giostra ed ecco che i media del Regno Unito si cibavano nuovamente di nefandezze giovanili a Magalluf, subito riprese dai media italiani per sconsigliare di frequentare certi luoghi proibiti (ovverosia: concorrenti delle spiagge della Riviera Adriatica). Ma, approfittando del mito negativo, ci si è messo persino un giallista svedese, tale Mons Kallentoff, con un thriller di routine in cui a una sedicenne di Stoccolma bastano poche ore di vacanza in questa perfida località per ubriacarsi, consumare droghe, essere rapita da un'organizzazione criminale e finire violentata e uccisa. Ovviamente nessuno ha mai parlato di cosa accadesse al di fuori di calle Punta Ballena: niente, a parte gente normale in vacanza al sole. Ma la quiete non crea scandalo e non fa notizia.

Cerrado n.7 Shadows of forgotten ice-creams (ph. A. C. Cappi)

Ed ecco che arriviamo all'estate del Covid. A Maiorca e in tutte le Baleari i casi non sono stati numerosi come invece nel resto della Spagna: la vigilanza sugli arrivi da porti e aeroporti era altissima già da fine gennaio, quando in tutto il resto d'Europa tutti si credevano immuni e sicuri. Per dare un'idea, in tutto l'arcipelago a metà agosto i casi totali dall'inizio della pandemia erano circa 4200, contro gli oltre 38.000 dell'Emilia-Romagna. Alcuni paesi si sono accorti che Baleari e Canarie erano destinazioni sicure e hanno imposto un cordone sanitario solo ai passeggeri proveniente dalle aree della Spagna peninsulare realmente a rischio; la Germania ha deciso solo di recente, non si sa in base a quale ragionamento (una corposa bustarella dalle Canarie?) che le Baleari erano improvvisamente pericolose, comportando la chiusura dal 26 agosto di 144 alberghi nella sola Maiorca. Ma Boris Johnson ha deciso già da inizio estate di imporre la quarantena obbligatoria a tutti i britannici di ritorno dall'intera Spagna, ben sapendo quante sterline i suoi connazionali fossero soliti spendere qui. La mia anziana vicina di casa inglese preferisce tuttavia restare al sicuro a Magalluf e tenersi alla larga dai pericolosi focolai dell'area di Birmingham.

Cerrado n.8 Distant light of the five stars (ph. A. C. Cappi)

Alberghi, negozi e locali hanno dovuto fare i conti: parecchi gestori hanno deciso di non aprire, per non affrontare spese superiori ai guadagni; altri hanno aperto in ritardo o solo qualche giorno alla settimana. Inoltre, dopo un cauto tentativo a metà luglio, nelle zone più a rischio (per esempio su calle Punta Ballena a Magalluf) sono stati chiusi per decreto tutti i locali pubblici che non potessero garantire sicurezza anche all'esterno. Purtroppo ci sono andati di mezzo anche alcuni bar e ristoranti tranquilli e sicuri, ma vicini alla strada dello scandalo. Quindi quest'anno niente inglesini ubriachi... e devo dire che non ne sento la mancanza.

Cerrado n.9 Wood and ropes (ph. A. C. Cappi)

La manovra più sospetta è stata quella del Governo italiano: in prossimità di Ferragosto tutte le località estere scelte dagli italiani come destinazione per le vacanze sono state classificate a rischio, con obbligo di tampone al ritorno e quarantena in attesa dell'esito. Vale per Grecia, Malta, Croazia e tutta la Spagna: non solo le zone a rischio sulla penisola iberica, ma anche Baleari e Canarie, ben più sicure di molte località turistiche in patria. La Sardegna, per dirne una. Così molti italiani hanno dovuto annullare viaggi prenotati da tempo, per non rischiare attese in clausura di almeno una settimana per poter dimostrare ufficialmente di non essere contagiati. Oltre al vantaggio di far spendere i soldi agli italiani in Italia, non va dimenticato che queste località estere sono in genere servite da voli diretti di compagnie come EasyJet e RyanAir, i rivali low-cost dell'Alitalia. E la nostra compagnia di bandiera, un tempo gloriosa, da anni e anni viene tenuta in vita artificialmente con iniezioni di denaro pubblico e concorrenza sleale. Diciamo la verità: se non esiste un Grande Complotto del Coronavirus, ci sono in ogni caso i complottini di chi cerca a tutti i costi di guadagnare qualcosa approfittando della situazione.

Cerrado n.10 Lost god of the beach bar (ph. A. C. Cappi)

E alla fine questo è proprio l'anno in cui per molti è valsa la pena di venire in vacanza a Magalluf, silenziosa, rilassante e sicura. Certo, il mio locale preferito, la mia casa lontano da casa, cioè El Ultimo Paraiso, è rimasto chiuso e i miei amici che lo gestiscono hanno perso un'intera stagione, così come molti altri sull'isola. Ma spero che Magalluf sopravviva e che continui sulla strada di un turismo non solo privo di Covid, ma anche di chiassosi inglesini ubriachi.

Cerrado n.11 Silence in the stereo temple (ph. A. C. Cappi)