sábado, 15 de agosto de 2026

Vita da pulp - L'estate di Toni Black

 
A. C. Cappi (foto: Ana Belén Muñoz/Diario De Mallorca, agosto 2026)


Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

Io sono un uomo bianco, ma nulla mi impedisce di essere nero dentro, e non solo perché sono un autore noir. La poesia “I. too” di Langston Hughes fu pubblicata per la prima volta cent’anni fa, nel 1926, al principio del cosiddetto Harlem Renaissance. Ero un bambino nei primi anni Settanta quando la lessi in un’antologia scolastica e qualcosa mi risuonò dentro. Da allora, "I,too" è entrata a far parte della filosofia della mia vita: se altri hanno già deciso chi devi essere e cosa puoi o non puoi fare, combatti in silenzio e nell'ombra fino al giorno in cui capiranno che hanno cercato di schiacciare la persona sbagliata.
In quegli stessi giorni sentii parlare per la prima volta di un personaggio rivoluzionario che non potevo vedere al cinema perché “vietato ai minori”. Si chiamava John Shaft ed era intepretato dall’attore Richard Roundtree (nero), in un film diretto da Gordon Parks Jr. (nero) e sceneggiato da John D. F. Black (bianco), tratto da un romanzo di Ernest Tydiman (bianco). Nel 1978 lessi quel libro e vidi alcuni tv movie dell’omonima serie tv, in cui - rispetto a come si comportava nei film per il cinema - il detective privato Shaft entrava con più delicatezza nei salotti delle famiglie negli USA. Ma si capiva lo stesso che tipo era.
Era il periodo in cui, quattordicenne, cominciavo a scrivere storie gialle e tra i miei personaggi ce n'erano due che immaginavo con volti del cinema poliziesco USA: Charles Bronson - che avrebbe ispirato Carlo Medina - e, appunto, Richard Roundtree, che avrebbe ispirato Toni "Black" Porcell. Se il primo cominciò a essere pubblicato nel 1994, il secondo dovette aspettare il 2013, quando si impose prima come protagonista di un racconto, poi di un serial e infine di una vera e propria trilogia.


Così rinacque - stavolta come detective privato a Maiorca - il mio alter ego nero, che nel 2015 apparve per la prima volta su carta a fianco dei miei personaggi Mercedes "Nightshade" Contreras e Carlo Medina nel romanzo (pubblicato da Mondadori e ora riedito da Oakmond Publishing) “Nightshade – Bersaglio Isis”.
Nella primavera del 2016 pubblicai - un capitolo alla settimana sul webmagazine "Fronte del Blog" - il serial “Black”: la sua “origin story”, che poi sarebbe diventata il volume "Black Zero". Seguirono quell'estate “Black and Blue” e l'anno dopo “Back to Black”. Apparsi originariamente in cartaceo da Cordero e in ebook da Algama, ora sono tutti e tre editi (in entrambi i formati, cartaceo e digitale) da Oakmond Publishing: la riedizione di "Back to Black" è arrivata su Amazon in questi giorni, quasi a festeggiare il suo percorso editoriale di un decennio.
Ma, dopo quella del 2016, questa è davvero e di nuovo l'estate di Toni Black: nello stesso momento, Excalibur Milano ne propone su Amazon il primo volume in spagnolo: “Black Zero” in questa lingua è ora disponibile in tutto il mondo, da Amazon.es ad Amazon.com. Grazie a una traduzione a quattro mani – le mie e quelle dell'insostituibile e poliglotta scrittore Andreu Lluch Orts di Valencia, determinante per ricreare fondamentali sfumature linquistiche – finalmente Toni “Black” Porcell può esprimersi in castigliano (con qualche parola anche in catalano/maiorchino).
In effetti erano trentacinque anni che volevo essere pubblicato in Spagna, nel più completo disinteresse dei miei editori italiani (inclusi quelli che sono proprietari di case editrici spagnole). Conoscendo il mercato, intuivo che i miei libri potessero destare una certa curiosità: ma, soprattutto, io sono in grado di parlarne a giornalisti e pubblico in spagnolo senza bisogno di interpreti. L'opportunità è sorta finalmente quest'anno grazie alla casa editrice milanese Excalibur, che già pubblica i miei romanzi di "Diabolik" e "Danse Macabre", oltre alla recentissima riedizione del mio libro di non-fiction su Marilyn Monroe, per il quale il 14 luglio sono intervenuto (in collegamento diretto dalla Spagna) nel programma RAI "UnoMattina".

(foto: Teresa Ayugo/Ultima Hora, agosto 2026)

Il fatto è che la possibilità di Amazon di fungere da distributore-stampatore a livello globale permette a un editore italiano - purché di larghe vedute - di pubblicare all'estero libri che per la macchina editoriale italiana dovrebbero solo cadere per sempre nell'oblio. Questo sistema consente di salvare opere che non verrebbero più lette né in patria né altrove. Certo, capita esattamente quello che succede molto spesso quando pubblico un mio libro in Italia, anche con grandi gruppi editoriali: non c'è nessuno che si occupi della promozione a parte me. Devo fare tutto io. Ma in questo caso c'è un motivo: l'editore è a Milano mentre qui il lancio va fatto all'estero, dove sono ancora più sconosciuto che in Italia.
Sicché ho cominciato dal primo volume della trilogia di "Black" - ambientata interamente a Maiorca - per farlo conoscere a livello locale. Dall'uscita del libro su Amazon a fine luglio, ho avuto interviste sui due principali quotidiani dell'isola e su IB3, la radio delle Isole Baleari; e la possibilità di presentare il libro in un locale di Palma di Maiorca specializzato in concerti ed eventi. L'appuntamento, per chi si trovasse da queste parti, è il 26 agosto ore 20.30 al Café A Tres Bandas, Plaza Barcelona, ingresso libero, prenotazione obbligatoria (tavolo o cena) su Whatsapp al numero: 0034-661922884. Nota: in varie città e cittadine di quest'isola esiste un'intensa attività culturale e artistica, non ci sono solo spiagge e discoteche.
Ma a sorprendermi davvero sono le prime reazioni del pubblico iberico (nonostante l'imbarazzante sceneggiata fatta dal governo italiano proprio in coincidenza della mia prima uscita spagnola, grazie tante). Qui c'è già chi ha colto somiglianze con le opere del barcellonese Eduardo Mendoza, vincitore del Premio Cervantes, arguto autore anche di "novela negra" in chiave ironica; aleggia il sacro nome del maestro assoluto Manuel Vázquez Montalbán con il suo leggendario detective Pepe Carvalho, entrambi ben noti pure in Italia; c'è anche chi ci vede qualcosa di "Una banda di idioti" di John Kennedy Toole, tra parentesi uno dei libri prediletti di Andrea G. Pinketts, autore delle prefazioni ai primi due volumi della mia trilogia.


Sono paragoni di cui sono grato, anche se li trovo appena un po' esagerati. Ma che mi confermano che "una banda di idioti" si annida nella macchina editoriale italiana: per decenni, rinunciando a guadagni potenzialmente significativi (di sicuro molto superiori a quelli che si potranno raccogliere ora, arrivando io su questo mercato con una campagna di lancio autogestita, come un perfetto sconosciuto da una casa editrice appena sbarcata su Amazon) mi ha proibito di accedere al vasto pubblico di lingua spagnola, che io suggerivo inascoltato.
Del resto già in Italia è stato fatto tutto il possibile per ridurre al minimo il pubblico mio e di altri autori dalle nostre parti indicati come scribacchini da disprezzare, come Stefano Di Marino, che ho ricordato di recente in un'intervista a "Il Secolo XIX". E in quel caso si è arrivati anche a indurre al suicidio uno scrittore insostituibile. Complimenti.
Per ora ho, quantomeno, la soddisfazione di constatare che abbiamo sempre avuto ragione noi: siamo autori di portata internazionale, che potevano valere milioni sul mercato mondiale ma che in patria, a parte i nostri seguaci più fedeli, certi sedicenti "uffici marketing" dallo stipendio sicuro hanno deciso di lasciare in ombra. Peccato che non si renderanno mai conto di quanto sia stato enorme il loro errore.


Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).





domingo, 19 de julio de 2026

Doppio premio alla poesia di Fabio Viganò


Domenica 27 settembre alle 10.30, presso il Teatro Civico di Varallo (VC), la giuria del Premio Internazionale Città di Varallo consegnerà due premi speciali a Fabio Viganò per i suoi due volumi di poesie: "Rime perse", pubblicato da Algama, e "Catarsi", edito da Otma2: "un riconoscimento al talento e alla passione che caratterizzano la sua opera", come indicato nella comunicazione ufficiale del Premio.

sábado, 18 de julio de 2026

Vita da pulp - 90 anni

Rovine di Guernica (foto: Bundesarchiv)

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

In questi giorni la Spagna guarda alla finale dei mondiali di calcio contro l’Argentina del 19 luglio e qualcuno ne considera anche i sottintesi politici. Ma il 17 luglio 2026 ha segnato una ricorrenza tristemente importante: 90 anni dall’inizio della Guerra Civile spagnola, con la ribellione militare contro il governo democratico della Seconda Repubblica.
La storia ricorda che il franchismo, che ebbe il sostegno di uomini e mezzi dalle dittature in Italia e Germania, la ebbe vinta nell’aprile del 1939, instaurando un regime che durò fino alla morte del caudillo, il 20 novembre 1975. Di fatto, la Guerra di Spagna fu la prova generale del secondo conflitto mondiale: il bombardamento degli aerei tedeschi e italiani su Guernica non solo fece la storia, ma ci ricorda un modo di fare la guerra che qualcuno ama ancora impiegare.
È strano che questo anniversario cada in un’epoca in cui molti – anche in Italia, Germania e Spagna – hanno nostalgia proprio di quelle dittature. Del resto, solo chi possiede un minimo di memoria storica ricorda cosa sia successo.

Ne hanno parlato scrittori molto migliori di me, come Geòrge Orwell ed Ernest Hemingway. Nel mio piccolo, più volte ho raccontato storie sulla Guerra di Spagna e le sue conseguenze, in particolare in "Dossier Contreras" e nel serial "Dark Duet", ma vi ho fatto riferimento anche in altri contesti, come nel romanzo "Black and Blue".
Una cosa che mi sorprende, per esempio, è che in Italia quasi nessuno sappia di come l’isola di Maiorca sia stata invasa dalle truppe del Duce, diventandone quasi una colonia sino al 1939. Forse pesano sulla nostra coscienza le migliaia di civili arrestati e uccisi già nei primi mesi dell’occupazione, quindi si preferisce tacere: gli italiani devono sempre fare la figura dei bravi ragazzi.
Solo vivendo a Maiorca ho scoperto le imprese sanguinarie del pluriomicida Conte Rossi, il proconsole del Duce sull’isola. E solo nel 2010, mentre aspettavo di entrare in un cinema che frequento da decenni, ho letto la targa che rivela che in quello stesso luogo sorgeva il magazzino di Can Mir, convertito in una prigione disumana da cui si poteva uscire solo morti.

E solo dal lavoro dello storico Manuel Aguilera Povedano, autore di "Un'occasione d'oro per Mussolini", ho scoperto quali piani fossero stati preparati per Maiorca in vista della Seconda guerra mondiale, qualora la Spagna vi avesse preso parte (cosa che non avvenne... nella finzione, grazie anche a un mio personaggio di nome Miguel Torrent).
Ho fatto la mia parte per raccontare nei miei libri i retroscena reali di una storia – quella della guerra spagnola del 1936-39 – in cui vinsero i cattivi. Senonché, come sempre, ho la sensazione che rivelare tanto il passato quanto il presente non serva a nulla, perché molta gente – in un esercizio di maschismo collettivo – disprezza i buoni e vuole i cattivi al potere. C’è anche un presidente oltreoceano che vuole dare la caccia a tutti coloro che si identificano con una parola che comincia con "anti"... e che non scrivo, perché già si teme che speciali algoritmi saranno addestrati a identificare chi la usa.
Ma lo capisco: negli anni ‘40 mio nonno manifestò il suo essere "anti"... quando i suoi zigomi scalfirono le nocche e le sue costole sbucciarono gli stivali della squadraccia in camicia nera che lo aggredì una sera mentre tornava dal lavoro. Insomma, il suo fu un comportamento chiaramente antisociale. Se non ce ne preoccupiamo adesso, quei tempi torneranno. Molti di voi ne saranno lieti. Io no.


Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).


lunes, 29 de junio de 2026

Vita da pulp - Contro le scempiaggini

A. C. Cappi (fotocappi)

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

Se la scorsa settimana notavo che il dibattito intellettuale italiano verteva sul fatto che una scrittrice fosse più o meno "brutta e cattiva", devo ammettere che in questi giorni è stato compiuto un notevole salto di qualità.
Un altro scrittore (di cui non ho mai letto nulla, chiedo scusa; d'altra parte non riesco a leggere tutto nemmeno nei campi di cui mi devo occupare direttamente) ha pubblicato un articolo sul supplemento culturale di un prestigioso quotidiano, sotto l'eclatante titolo Contro la fantascienza. Non ho avuto modo di leggere neanche quello, anche se me ne sono fatto un'idea dai brani citati da numerosi esperti della materia che hanno ritenuto opportuno ribattere con cognizione di causa. Da quanto ho capito, alla fantascienza lo scrittore in questione - d'ora innanzi indicato come "l'Autore" - rimprovera di non essere abbastanza profetica e di non avere previsto in passato tutto ciò che oggi appartiene alla realtà.
Questo limitatamente a pochi libri letti, fors'anche di mala voglia, dall'Autore stesso. Ricordo per esempio un capitolo de "Le meraviglie del Duemila" di Emilio Salgari (1907) in cui il protagonista entrava in una stanza d'albergo, accendeva uno schermo video e seguiva in diretta le notizie globali su un canale simile alla CNN. Per non parlare del ciclo dei robot di Isaac Asimov, che dal 1940 prefigura gli androidi attualmente in produzione e le problematiche dell'AI; queste ultime del resto trattate anche in saghe cinematografiche quali "Terminator" e "Matrix". Ma forse l'Autore non ne è al corrente.

Oltretutto la fantascienza ingloba così tante sottocategorie da impedire qualsiasi generalizzazione. "Dalla Terra alla Luna" di Jules Verne, "La macchina del tempo" di Wells, "1984" di Orwell, "Il mondo nuovo" di Huxley, "Il giorno dei trifidi" di John Wyndham, "Cronache della galassia" di Asimov, "Il cacciatore di androdi" di Dick e "Mondi senza fine" di Simak - per citare solo i primi titoli che mi vengono in mente - sono tutti romanzi di fantascienza, ma diversissimi gli uni dagli altri.
Per fare un esempio, la mia coautrice Ermione si dichiarava anni fa poco incline a questo genere; ma alla fine, partendo oltretutto da idee proposte da lei, abbiamo scritto a quattro mani un romanzo ("LUV") e un racconto ("Nuova carne", nella nostra antologia "Neri amori") che possono rientrare nella fantascienza, seppure con commistioni di noir e di erotismo.
A meno che l'Autore non sia tra coloro che suddividono la fantascienza in "distopia" ("buona") e "fantascienza" (tutto il resto, "cattiva"). Il che somiglia alla suddivisione tra "noir" (che è in realtà solo una parte del "giallo", considerata "buona") e "giallo" (inteso come il solo giallo classico, ritenuto "cattivo"). Non a caso, quando certi scrittori firmano un giallo, di solito tengono a precisare "ma non è proprio un giallo", sottintendendo un'appartenenza alla più nobile categoria del mainstream; oppure, se ammettono di avere tentato un libro di genere, dicono di avere scritto "noir". Motivo per cui un sacco di gente che scrive gialli classici o thriller viene pubblicata in collezioni definite "noir" perché si fa più bella figura, mentre chi scrive coscientemente gialli classici deve rifugiarsi nella più recente definizione "cozy crime", per non essere del tutto fuori moda.

In primo luogo, la sensazione è che per l'ennesima volta uno scrittore "non di genere" se la prenda con una forma di narrativa "di genere", pur avendone dichiaratamente una conoscenza sommaria. MI sbaglierò, ma ciò mi rammenta i tradizionali concetti di "letteratura alta", che nobilita chi la pratica, e "letteratura bassa" alla quale, per quanti capolavori possa avere prodotto, non viene perdonata la matrice popolare. L'élite non deve fraternizzare con la plebaglia.
In secondo luogo, se ci sono cose che non ci piacciono, non ci interessano, non conosciamo o semplicemente non siamo in grado di comprendere... non siamo obbligati a seguirle e a commentarle. Io non scrivo articoli sul tennis, sul sushi o sulle geometrie non euclidee. Del resto, ci sono tante cose che ignoro o conosco solo in parte: per restare in tema, ho letto moltissima fantascienza, abbastanza da scrivere racconti anche apprezzati del genere e da curare i numeri di "M-Rivista del Mistero presenta" che ne trattano alcuni argomenti, ma non ho letto tutto quanto è stato pubblicato in materia.
Le generalizzazioni sono sempre pericolose. Una trentina di anni fa, poco dopo avere curato la prima antologia di soli racconti italiani de "Il Giallo Mondadori", fui invitato a un programma televisivo in cui andò in onda l'intervento preregistrato di un noto psichiatra, secondo il quale il giallo istigherebbe alla violenza. In realtà a istigare alla violenza fu lui, perché il pubblico in studio si mise subito in fermento, urlando anatemi contro gli scrittori di gialli invitati in trasmissione. Del resto, come insegna la politica, basta puntare il dito sui responsabili di colpe immaginarie che la folla indignata si prepara subito al linciaggio.

Un'altra generalizzazione, come sottolineo spesso, riguarda la narrativa di spionaggio, che viene vista - per citare le obiezioni che ho sentito mille volte - come "roba da maschi" (da cui pertanto il pubblico femminile si deve tenere alla larga), "libri da cento cadaveri a pagina" (da cui quindi un intellettuale non deve lasciarsi contaminare, perché nel mondo reale evidentemente non ci sono né guerre né attentati) e "cose che non esistono" (e che pertanto, in sostanza, non vanno lette).
Peccato, visto che l'Autore lamenta le scarse, a suo dire, doti profetiche della fantascienza. Forse dovrebbe leggere i miei libri di spionaggio, in cui mi sono esercitato in previsioni geopolitiche rivelatesi azzeccate. Per esempio, lo scorso agosto ho completato un romanzo, pubblicato poi in dicembre, nel quale supponevo l'esistenza di una fazione in Iran il cui obiettivo, con l'aiuto israeliano e statunitense, era mantenere lo stesso regime, cambiando solo gli uomini al potere; guarda caso, è quanto è successo negli ultimi mesi e la nuova gestione di Teheran ci ha pure guadagnato come premio la sospensione delle sanzioni da parte degli USA (a nessun regime importa quanti civili o soldati muoiano, pur di ottenere i risultati che gli interessano). In ogni caso, dubito che l'Autore si appresti a scrivere un articolo intitolato In favore della spy story.
Io, beninteso, in quanto celebre scrittore ignoto, non vengo invitato a scrivere articoli per il supplemento culturale di un prestigioso quotidiano nazionale dimodoché possano esere letti e commentati dal Paese intero. Ma almeno, su questo blog posso osservare che creare polemiche come quelle di questi giorni serve a rendere ancora più famosi autori che qualcuno ha già stabilito che possano e debbano essere famosi a ogni costo, compreso quello di dire pubblicamente scempiaggini.

Continua...



Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).

martes, 23 de junio de 2026

Vita da pulp - Non se ne parla proprio!

Stefano Di Marino e Andrea Carlo Cappi

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

In un celebre episodio di Ai confini della realtà del 1959 il protagonista è frustrato da circostanze e  persone che gli impediscono di dedicarsi ai libri, la sua passione; non vi dico come va a finire. Mi identifico molto in quel personaggio perché, pur essendo sempre stato un lettore militante, da trent'anni a questa parte riesco a leggere ben poco di quello che vorrei.
Per molto tempo sono andato a letto presto, tipo le cinque del mattino, dormendo giusto un paio d'ore. Leggevo parecchio... non libri bensì dattiloscritti o pdf. Tra i miei lavori sovrapposti avevo infatti quello di consulente per una casa editrice e passavo nottate a leggere corposi romanzi proposti dall'estero, perlopiù in inglese: mystery, thriller, horror, avventura, ma non solo. A volte ricevevo il testo la sera con il compito di inviarne una scheda dettagliata il mattino seguente.
Spesso erano libri hot, vale a dire titoli contesi fra tutte le case editrici, quindi bisognava arrivare per primi a fare un'offerta; ma quasi sempre si scoprivano essere romanzi davvero mediocri, se non vere e proprie truffe, che furbi agenti letterari spacciavano per capolavori sperando che venissero acquistati a scatola chiusa. Quindi leggevo molti libri che presto sarebbero usciti altrove... ma a causa mia non in Italia.

Da anni, tolti i libri che ho potuto leggere per presentazioni o recensioni, o quelli di saggistica a scopo di documentazione, è raro che possa dedicarmi a una lettura per solo piacere personale. Il mio lavoro non è solo scrittura, editing, traduzione o selezione di testi, ma anche attività promozionale dei libri di cui sono autore o curatore, gestione di rapporti con varie figure del mondo dell'editoria e recupero crediti (quando ce ne sono). Questo mi impegna per tutte le ore di veglia e il paradosso è che, pur essendo un "lettore forte", sto quasi diventando un "non-lettore".
So però di una recente polemica: una Scrittrice ha discusso con uno Scrittore che prendeva a male parole un'altra Scrittrice, defunta, peraltro l'unica persona dei tre che io abbia sentito nominare e che, avessi tempo, sarei curioso di leggere. Ma tutto ciò avviene in un mondo a me alieno: quello dei Grandi Autori Italiani Contemporanei. Io non ho letto loro, ma sono ragionevolmente sicuro che loro non abbiano mai letto nulla del quasi centinaio di miei libri, o delle decine di pubblicazioni di cui sono stato curatore.
Capisco poi, in tutta umiltà, di non essere all'altezza di un sofisticato dibattito intellettuale come quello su un'autrice presuntamente "brutta e cattiva". Ma ho nostalgia di quando venticinque anni fa le pagine della cultura di quotidiani o settimanali trovavano invece spazio per lodare il lavoro di ricerca storica e filologica della mia "M-Rivista del Mistero". Quindi mi delude un po' che, avendola fatta rivivere dal 2025 presso Ardita Edizioni sotto forma di una collana di antologie intitolata "M-Rivista del Mistero presenta", oggi nessun operatore culturale ritenga opportuno parlarne.

Così come i media - al di fuori di pagine e siti specializzati - non si sono degnati di annunciare una notizia importantissima, relativa al massimo autore italiano di narrativa di genere (qualcosa come 200 titoli e probabilmente un milione e passa di copie vendute, anche se nessuno si è mai preso la briga di contarle), morto suicida nel 2021: l'uscita in edicola e ebook nella collana Segretissimo Mondadori di un inedito postumo di Stefano Di Marino alias Stephen Gunn.
Al punto che, trattandosi di un autore di culto, un suo lettore appassionato ha scritto in redazione, risentito del fatto che il libro sia uscito quasi in sordina, senza che si precisasse come fosse stato recuperato e pubblicato. In realtà, come gli ho risposto, si poteva dedurre da note da me pubblicate in precedenza nella stessa collana; ho preferito però che il romanzo uscisse come quando l'autore era vivo, senza prendermi all'interno del volume il merito di averne fatto io, semplicemente, la revisione finale al posto di Stefano Di Marino.
Del "dietro le quinte" si sarebbero dovuti occupare i media, che tuttavia sono stati coerenti: quando lui era vivo hanno taciuto i suoi successi, quindi perché dovrebbero menzionare un suo inedito da morto? Ci sono scrittori evidentemente così "brutti e cattivi" che di loro proprio non si deve parlare.


Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).

viernes, 12 de junio de 2026

Vita da pulp - Interrompiamo le trasmissioni...

Dopo l'incendio dell11 giugno (fotocappi).


Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

... per un comunicato importante da Maiorca, che posso riassumere in "sto benissimo".
Quando vengo qui, abito in uno di due edifici dallo stesso nome, contraddistinti come "I" e "II", rispettivamente ai numeri civici 18A e 18. Sono costruzioni degli anni Sessanta, un tempo destinate ai turisti, ora in buona parte abitate da gente che vive e lavora in zona. In genere gli appartamenti consistono in camera da letto, bagno, zona giorno con angolo cottura e balcone affacciato sul mare.
Da ieri ricevo chiamate e messaggi da persone preoccupate per la mia incolumità, a causa di qualche approssimazione mediatica su quale dei due palazzi sia stato teatro di un tragico incendio. Poiché ciò è avvenuto in una nota località turistica, Magaluf, e le circostanze sono state molto drammatiche, la notizia ha fatto il giro del mondo.
Intorno alle 5.25 am dell'11 giugno 2026 nel palazzo accanto al mio, il "II", il cortocircuito di un frigorifero ha innescato le fiamme in un appartamento al terzo piano. Dal balcone il fuoco si proiettava all'esterno e saliva in verticale, bruciando tende parasole e facendo esplodere finestre; per fortuna non c'era vento, cosa insolita da queste parti, altrimenti le fiamme si sarebbero potute estendere anche di lato. All'interno dell'edificio era il fumo ad ascendere per la tromba delle scale, rendendo l'aria irrespirabile fino all'ultimo piano, il nono.
Due persone sono morte proprio a causa del fumo, nel tentativo di fuggire per le scale. Altre ventotto sono rimaste intossicate e tra queste otto vigili del fuoco: per poter spegnere l'incendio ed evacuare i residenti, sono stati costretti a ricorrere ad autorespiratori. Le fiamme sono state ufficialmente domate alle 6.45 ma ancora alle 8.00, dalla mia finestra a pochi metri di distanza, vedevo il fumo e i getti d'acqua degli idranti.
Io, che di solito mi alzo alle 5.30-5.45,  stavolta avevo intenzione di dormire più a lungo e non mi sono accorto di nulla fino a dopo le 7.00, quando sono stato svegliato dal fermento sulla strada. Il traffico era stato bloccato per consentire i movimenti dei veicoli di emergenza ed era stato allestito tempestivamente un ospedale da campo, per prestare i primi soccorsi.

Su Magaluf aleggia ancora la fama ormai obsoleta di "città del vizio", tutt'oggi cara ai tabloid britannici che fino al decennio scorso hanno alimentato il mito del sesso facile e del turismo da sbronza, attirando qui giovani dal Regno Unito che si attaccavano alla bottiglia appena sbarcati dall'aereo; la situazione in realtà ha cominciato a cambiare già dal 2017, con una graduale riconquista della civiltà.
Ma ieri le prime notizie insinuavano che a causare l'incendio e a restarne uccisi fossero stati due turisti ubriachi; le vittime, del tutto innocenti, sono invece un cinquantottenne argentino e una donna ancora non identificata (aggiornamento posteriore: una sessantottenne britannica), in fuga da due appartamenti diversi ai piani più alti. Inoltre si sottolineava la vicinanza a calle Punta Ballena, sede a suo tempo di locali famigerati, quasi si trattasse della punizione divina su un covo di peccatori.
Nella confusione generale, non risultava chiaro in quale edificio fosse scoppiato l'incendio, sicché ho dovuto rassicurare varie persone: io sto nel palazzo non interessato dalle fiamme. Dove peraltro c'è stato un incendio circa vent'anni fa, ma senza vittime né gravi conseguenze al di fuori dell'appartamento in cui si era sviluppato. E, andando indietro nel tempo, una trentina di anni fa, in un basso edificio nella stessa strada, il fuoco era partito da un noleggio di scooter, distruggendo l'unico appartamento soprastante.

Ieri il bar sulla spiaggia sotto casa, di cui parlo spesso nei miei libri, ha operato in tono minore, con la piscina (situata proprio sotto l'edificio incendiato) recintata per sicurezza; e senza musica, per rispetto al lutto di due giorni decretato nella zona. Non tutti i locali hanno avuto la stessa sensibilità, ma fino a sera il silenzio mi ha ricordato quando nel 2009 nelle vicinanze, a Palmanova, ebbe luogo l'ultimo attentato dell'ETA, con un'autobomba esplosa circa mezz'ora dopo che ero passato proprio in quel punto; ne furono vittime due agenti della Guardia Civil.
Mi auguro che la tragedia non venga strumentalizzata a danno del turismo da queste parti, come quando durante la pandemia un fantasioso premier italiano dipingeva le spiagge di Maiorca come una distesa di cadaveri, invitando i connazionali a contrarre il Covid sulle sovraffollate spiagge romagnole.
Cito spesso una frase di Ian Fleming: la gente pensa che uno scrittore di thriller debba avere una vita da thriller. Ma di certi thrills si farebbe volentieri a meno.


Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).

jueves, 11 de junio de 2026

Vita da pulp - Il ritorno del Prof

Ora in edicola (foto: P. Ruju)

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi

È uscito in ebook all'inizio del mese, ma per parlarne ho atteso che l'edizione cartacea fosse distribuita nelle edicole italiane. E finalmente, da Segretissimo Mondadori è arrivato "Il Professionista - Ordine di uccidere", il primo dei romanzi inediti di spionaggio che Stefano Di Marino alias Stephen Gunn aveva completato prima di morire. Il suo pubblico lo ha accolto con gioia e nostalgia al tempo stesso. Chi lo ha già letto lo qualifica come uno dei migliori in assoluto della serie, che conta oltre cento episodi e numerosi racconti.
Un anno fa autrici e autori della spy story italiana hanno reso omaggio a Stefano nel volume "M-Rivista del Mistero presenta 'I Professionisti'" (da Ardita Edizioni), antologia che comprende anche un suo racconto lungo, "La morte tatuata", e vari suoi articoli sulla narrativa popolare, in particolare quella spionistica.
Nel novembre 2025 Segretissimo ha celebrato i trent'anni della serie "Il Professionista" con un volume - per ora l'ultimo - della collezione "Il Professionista Story", contenente la raccolta "Gangland a mano armata" (con racconti riuniti per la prima volta) e la riedizione di "Operazione Barracuda". Ma in entrambi i casi si trattava di testi già pubblicati.
Il vero tesoro doveva ancora venire alla luce.

Stefano Di Marino, con il suo nome e una lunga lista di pseudonimi, è e rimane un insuperabile autore di narrativa popolare, non a caso spesso paragonato a Emilio Salgari. Scriveva per passione assoluta, ma da autentico professionista, da cui il soprannome "Il Prof", come il suo personaggio più celebre.
Oltre che alla spy story, si è dedicato a ogni genere letterario, vendendo milioni di copie, il che ne ha fatto lo scrittore italiano di maggiore successo per trent'anni. Ma, se non avete sentito nominare lui o il suo alias Stephen Gunn, non c'è da stupirsi, perché la sua vita, le sue opere e la sua morte, salvo rarissime eccezioni, sono passate sotto silenzio.
Ne ho gia parlato in questa rubrica: Stefano Di Marino era amatissimo dal suo pubblico, ma per qualche ragione ignorato caparbiamente dai media. E non solo perché spesso per necessità editoriali doveva firmare i libri con pseudonimi diversi e "stranieri": dato che Stephen Gunn era un fenomeno di vendite, qualcuno doveva pur chiedersi chi fosse... e la risposta era nella sua biografia in appendice, che ne svelava la vera identità. Sembrava quasi che un'entità superiore avesse deciso di tacere sui suoi bestseller, in modo che smettesse di scriverne e non insidiasse la fama di altri.
Ma il suo primo nemico era in casa: il padre non aveva mai accettato che lui avesse scelto di fare lo scrittore e disprezzava il suo lavoro. Nondimeno a Stefano toccò un enorme stress quando nella primavera del 2021 i genitori novantenni ebbero simultaneamente bisogno di cure e lui si prodigò come badante per entrambi, fino a quando dovette farli ricoverare.
Il padre morì in luglio, qualche mese prima della madre (ormai semicosciente), lasciando una questione irrisolta: mai una volta nella vita aveva mostrato stima nei suoi confronti. Esattamente lo stesso riscontro che Stefano trovava in Italia, al di fuori del suo pubblico, dopo trent'anni di successi editoriali. Perciò, la mattina del sei agosto si gettò dal balcone del suo appartamento a Milano.

In questa rubrica ho raccontato anche cos'è successo dopo: la complessità della successione, non avendo lui lasciato eredi diretti; i premi a lui dedicati da Segretissimo (per racconti di spionaggio) e dal Premio Torre Crawford (per racconti fantastici); il gruppo di amici che si dedicò a portare in salvo libri, dvd e oggetti quando il suo appartamento fu messo in vendita; fino a quando all'inizio del 2025 riuscii ad acquistare dagli eredi i diritti delle sue opere e ritirare i suoi computer, hard disk e chiavette USB da un avvocato a Bologna. L'esplorazione dei suoi archivi digitali mi permise di localizzare i romanzi inediti già preparati per Segretissimo, cui mancava soltanto la rilettura finale.
Nell'estate del 2025 mi dedicai a quella di "Ordine di uccidere", che secondo il programma originale avrebbe dovuto uscire nel 2022. Il romanzo può essere letto anche senza conoscere gli altri, ma risulta fondamentale per chi ha seguito la serie, perché risolve un interrogativo in sospeso da due libri a questa parte, l'ultimo dei quali pubblicato alla fine del 2021. Prossimamente lavorerò sul romanzo successivo.
Ma intanto godetevi il ritorno di Chance Renard, il Professionista, in questo thriller mozzafiato (sul serio) fino all'ultima pagina, che trovate in ebook sulle principali piattaforme e in edicola da Segretissimo Mondadori. Un romanzo che ci ricorda che di Stefano Di Marino alias Stephen Gunn bisognerebbe parlare ancora moltissimo.

Continua...

Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato un'ottantina di titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).