Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi
Al detective Marlowe non si sfugge e prima o poi bisogna farci i conti. Non che lui sia infallibile: i detective della hardboiled school commettono errori, prendono botte in testa e, se non ci stanno ben attenti, si fanno rifilare un mickey finn (che, per chi non lo sapesse, è il classico drink con narcotico, purtroppo tornato alla ribalta della cronaca negli ultimi anni a scopo di abuso sessuale). Ma i personaggi di Dashiell Hammett, Raymond Chandler e i loro colleghi della rivista Black Mask e di altre pubblicazioni pulp risalenti ormai a un secolo fa erano nati in risposta agli investigatori eccentrici e geniali del mystery classico. Del resto, c'era poco da indagare su piani perfetti e camere chiuse all'epoca in cui gli omicidi avvenivano per le strade o in magazzini, a colpi di tommy gun, il classico mitra con il caricatore a tamburo.
No, a Marlowe non si sfugge... non solo perché è il detective privato più famoso della storia del noir, nei libri, alla radio, al cinema e occasionalmente in televisione, ma perché è un riferimento inevitabile per chiunque scriva un certo tipo di narrativa poliziesca in cui però il protagonista non sia inquadrato nei ranghi della polizia.
A Marlowe non si sfugge perché è il paradigma dell'eroe onesto in un mondo corrotto, un uomo imperfetto che cerca di essere migliore della società in cui vive, ma soprattutto la persona che il suo autore Raymond Chandler avrebbe voluto essere, senza però riuscirci. E va a finire che molti di noi che scriviamo storie noir vorremmo diventare Marlowe, ma rischiamo di somigliare a Chandler.
Capitò a Ian Fleming, nel dar vita a un Philip Marlowe britannico applicato al mondo delle spie; mi riferisco beninteso al James Bond letterario e in particolare a quello del romanzo Casinò Royale, dato che lo 007 cinematografico ha seguito un altro percorso prima di tornare almeno in parte all'ispirazione originaria tra il 2006 e il 2021. Capitò anche ad Andrea G. Pinketts quando creò Lazzaro Santandrea, che non è nemmeno un detective privato e vive storie che vanno oltre il noir, ma a suo modo è un Marlowe surreale in una Milano iperrealistica.
E, a pensarci bene, Chandler, Fleming e Pinketts ebbero molto in comune anche nella vita: cresciuti senza padre, con una madre dal carattere forte, uomini di cultura anche se non ostentata, infedeli alle donne e propensi all'alcool per colmare i vuoti affettivi, refrattari ai lavori convenzionali e in cerca di indipendenza attraverso il giornalismo - cui Fleming aggiunse l'esperienza nei servizi segreti, Pinketts quella del reporter investigativo - infine creatori di alter ego in cui proiettavano ciò che, appunto, sognavano di essere. Avendo condiviso venticinque anni di amicizia e lavoro con Pinketts, riesco anche a farmi un'idea di che tipo di persona potesse essere Chandler.
Non posso paragonarmi a nessuno dei tre, ma anch'io ho sempre avuto con me l'ombra di Marlowe. Più di trent'anni fa cominciai la mia carriera entrando a far parte della Scuola dei Duri, fondata a Milano da. Pinketts che si ispirava alla stagione di Black Mask. Quando pubblicai i miei primi racconti seriali sul Giallo Mondadori, con il Cacciatore di Libri mi rifacevo a Continental Op, il detective senza nome di Hammett, ma non riuscivo a trattenermi da qualche citazione chandleriana. Cercai di allontanarmi dal modello del detective raccontando le storie di Medina, problem solver al di fuori della legge, ma anche nella sua etica distorta spuntava di nuovo Marlowe. Alla fine mi arresi e cominciai a scrivere di Toni Black, che riprende il modello filtrandolo attraverso la rilettura della novela negra spagnola.
Quindi è il momento di fare i conti con Marlowe e il suo creatore. O meglio, di riaprire i conti. Un mio breve saggio intitolato Chandler contro Hollywood uscì su G-La Rivista del Giallo (edita da Il Minotauro) nell'agosto del 1997, per accompagnare la mia traduzione dell'articolo di Chandler Oscar Night in Hollywood. Il tema era quello dei difficili rapporti tra l'autore e il mondo del cinema, sia quando le sue opere venivano adattate per lo schermo, sia quando lui stesso era incaricato di scrivere una sceneggiatura, partendo da un libro altrui o da un soggetto originale. Una nuova versione dello stesso saggio, accompagnata da mie schede sugli adattamenti cinematografici e televisivi di opere dello scrittore, fu pubblicata nel 2005 nella raccolta di autori vari curata da Gian Franco Orsi Hardboiled Blues - Raymond Chandler e Philip Marlowe nella collana "I Saggi" presso Alacran Edizioni, di cui ero all'epoca direttore editoriale; ero stato io infatti a decidere il titolo del volume. Dal momento che il libro è ormai introvabile da tempo, da un po' consideravo di riprendere quel materiale per ripubblicarlo.
Alla fine del 2025 lo proposi a Luigi Pachi, curatore della collana in ebook "Atlante del Giallo" di Delos Digital, che accettò con interesse. Proprio in quei giorni, per pura coincidenza, mi venne chiesto lo script per il video anni Trenta di Certe notti di Lucky Galioso e, come ho già raccontato qui, l'ispirazione marlowesca si rivelò ineludibile. Ma, al momento di mettere mano al saggio, mi sembrava banale limitarmi a riproporre il testo e le schede così com'erano, con qualche semplice aggiornamento; soprattutto perché stavolta non erano preceduti dai testi di altri autori che esaminavano vita e opere dello scrittore.
Sicché ho fatto proprio come Chandler, quando riprendeva due o tre racconti e li usava come base per scrivere un romanzo. Ho scritto un libro nuovo in cui - come se fosse un'opera di narrativa - racconto la sua vita, il suo lavoro come scrittore e l'intero percorso cinematografico (ma anche radiotelevisivo) dei suoi personaggi, fino al Detective Marlowe di Neil Jordan del 2022. Ho pure recuperato grazie a YouTube anche adattamenti televisivi pressoché introvabili, tra cui l'episodio pilota di una serie tv, citato su IMDB benché mai andato in onda. Insomma, come al solito mi sono complicato la vita e, tra visioni e revisioni, ho impiegato più settimane del previsto. Ma oggi, 17 febbraio 2026, è uscito il mio Raymond Chandler contro Hollywood (a questo link trovate dove acquistare l'ebook sulle vare librerie online) ed è già apparsa la prima recensione, di Giulietta Iannone sul blog Liberi di scrivere. Quindi oggi sono io, con il mio trench e il mio Borsalino, che passeggio per le strade di una Los Angeles di altri tempi, proiettando l'ombra di Marlowe.
(Immagine: A. C. Cappi nella Hollywood degli anni '50, realizzata con AI)
Continua...
Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito su Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato oltre settanta titoli tra romanzi, raccolte e saggi. Editor, traduttore, consulente editoriale, sceneggiatore di fumetti e fiction radiofonica, fotografo, illustratore, copywriter e videomaker, dal 1994 scrive la saga thriller Kverse, che riunisce diverse serie tra spy story e noir: Medina, Nightshade, Sickrose, Black e Dark Duet. Come autore di narrativa tie-in ha lavorato su Martin Mystère (vincendo nel 2018 il Premio Italia per il miglior romanzo fantasy), Diabolik e Profondo rosso. Ha dato vita inoltre alle serie Cacciatore di libri, Stanislawsky e Danse macabre. Membro di IAMTW, World SF Italia e Associazione Andrea G. Pinketts, presiede la giuria del Premio Torre Crawford, di cui cura le antologie annuali; è membro delle giurie del Premio Di Marino-Segretissimo e del Premio Michele Serio; è direttore editoriale di M-Rivista del Mistero presenta (Ardita Edizioni) e della collana di spionaggio Spy Game-Storie della Guerra Fredda in ebook (Delos Digital).


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