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| A. C. Cappi (fotocappi) |
Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi
Se la scorsa settimana notavo che il dibattito intellettuale italiano verteva sul fatto che una scrittrice fosse più o meno "brutta e cattiva", devo ammettere che in questi giorni è stato compiuto un notevole salto di qualità.
Un altro scrittore (di cui non ho mai letto nulla, chiedo scusa; d'altra parte non riesco a leggere tutto nemmeno nei campi di cui mi devo occupare direttamente) ha pubblicato un articolo sul supplemento culturale di un prestigioso quotidiano, sotto l'eclatante titolo Contro la fantascienza. Non ho avuto modo di leggere neanche quello, anche se me ne sono fatto un'idea dai brani citati da numerosi esperti della materia che hanno ritenuto opportuno ribattere con cognizione di causa. Da quanto ho capito, alla fantascienza lo scrittore in questione - d'ora innanzi indicato come "l'Autore" - rimprovera di non essere abbastanza profetica e di non avere previsto in passato tutto ciò che oggi appartiene alla realtà.
Questo limitatamente a pochi libri letti, fors'anche di mala voglia, dall'Autore stesso. Ricordo per esempio un capitolo de "Le meraviglie del Duemila" di Emilio Salgari (1907) in cui il protagonista entrava in una stanza d'albergo, accendeva uno schermo video e seguiva in diretta le notizie globali su un canale simile alla CNN. Per non parlare del ciclo dei robot di Isaac Asimov, che dal 1940 prefigura gli androidi attualmente in produzione e le problematiche dell'AI; queste ultime del resto trattate anche in saghe cinematografiche quali "Terminator" e "Matrix". Ma forse l'Autore non ne è al corrente.
Oltretutto la fantascienza ingloba così tante sottocategorie da impedire qualsiasi generalizzazione. "Dalla Terra alla Luna" di Jules Verne, "La macchina del tempo" di Wells, "1984" di Orwell, "Il mondo nuovo" di Huxley, "Il giorno dei trifidi" di John Wyndham, "Cronache della galassia" di Asimov, "Il cacciatore di androdi" di Dick e "Mondi senza fine" di Simak - per citare solo i primi titoli che mi vengono in mente - sono tutti romanzi di fantascienza, ma diversissimi gli uni dagli altri.
Per fare un esempio, la mia coautrice Ermione si dichiarava anni fa poco incline a questo genere; ma alla fine, partendo oltretutto da idee proposte da lei, abbiamo scritto a quattro mani un romanzo ("LUV") e un racconto ("Nuova carne", nella nostra antologia "Neri amori") che possono rientrare nella fantascienza, seppure con commistioni di noir e di erotismo.
A meno che l'Autore non sia tra coloro che suddividono la fantascienza in "distopia" ("buona") e "fantascienza" (tutto il resto, "cattiva"). Il che somiglia alla suddivisione tra "noir" (che è in realtà solo una parte del giallo, considerato "buono") e "giallo" (inteso come il solo giallo classico, ritenuto "cattivo"). Non a caso, quando certi scrittori firmano un giallo, di solito tengono a precisare "ma non è proprio un giallo", sottitendendo un'appartenenza alla più nobile categoria del mainstream; oppure, se ammettono di avere tentato un libro di genere, dicono di avere scritto "noir". Motivo per cui un sacco di gente che scrive gialli classici o thriller viene pubblicata in collezioni definite "noir" perché si fa più bella figura, mentre chi scrive coscientemente gialli classici deve rifugiarsi nella più recente definizione "cozy crime", per non essere del tutto fuori moda.
In primo luogo, la sensazione è che per l'ennesima volta uno scrittore "non di genere" se la prenda con una forma di narrativa "di genere", pur avendone dichiaratamente una conoscenza sommaria. MI sbaglierò, ma ciò mi rammenta i tradizionali concetti di "letteratura alta", che nobilita chi la pratica, e "letteratura bassa" alla quale, per quanti capolavori possa avere prodotto, non viene perdonata la matrice popolare. L'élite non deve fraternizzare con la plebaglia.
In secondo luogo, se ci sono cose che non ci piacciono, non ci interessano, non conosciamo o semplicemente non siamo in grado di comprendere... non siamo obbligati a seguirle e a commentarle. Io non scrivo articoli sul tennis, sul sushi o sulle geometrie non euclidee. Del resto, ci sono tante cose che ignoro o conosco solo in parte: per restare in tema, ho letto moltissima fantascienza, abbastanza da scrivere racconti anche apprezzati del genere e da curare i numeri di "M-Rivista del Mistero presenta" che ne trattano alcuni argomenti, ma non ho letto tutto quanto è stato pubblicato in materia.
Le generalizzazioni sono sempre pericolose. Una trentina di anni fa, poco dopo avere curato la prima antologia di soli racconti italiani de "Il Giallo Mondadori", fui invitato a un programma televisivo durante il quale andò in onda l'intervento preregistrato di un noto psichiatra, secondo il quale il giallo istigherebbe alla violenza. In realtà a istigare alla violenza fu lui, perché il pubblico in studio si mise subito in fermento, urlando anatemi contro gli scrittori di gialli invitati in trasmissione. Del resto, come insegna la politica, basta puntare il dito sui responsabili di colpe immaginarie che la folla indignata si prepara subito al linciaggio.
Un'altra generalizzazione, come sottolineo spesso, riguarda la narrativa di spionaggio, che viene vista - per citare le obiezioni che ho sentito mille volte - come "roba da maschi" (da cui pertanto il pubblico femminile si deve tenere alla larga), "libri da cento cadaveri a pagina" (da cui quindi un intellettuale non deve lasciarsi contaminare, perché nel mondo reale evidentemente non ci sono né guerre né attentati) e "cose che non esistono" (e che pertanto, in sostanza, non vanno lette).
Peccato, visto che l'Autore lamenta le scarse, a suo dire, doti profetiche della fantascienza. Forse dovrebbe leggere i miei libri di spionaggio, in cui mi sono esercitato in previsioni geopolitiche rivelatesi azzeccate. Per esempio, lo scorso agosto ho completato un romanzo, pubblicato poi in dicembre, nel quale supponevo l'esistenza di una fazione in Iran il cui obiettivo, con l'aiuto israeliano e statunitense, era mantenere lo stesso regime, cambiando solo gli uomini al potere; guarda caso, è quanto è successo negli ultimi mesi e la nuova gestione di Teheran ci ha pure guadagnato come premio la sospensione delle sanzioni da parte degli USA (a nessun regime importa quanti civili o soldati muoiano, pur di ottenere i risultati che gli interessano). In ogni caso, dubito che l'Autore si appresti a scrivere un articolo intitolato In favore della spy story.
Io, beninteso, in quanto celebre scrittore ignoto, non vengo invitato a scrivere articoli per il supplemento culturale di un prestigioso quotidiano nazionale dimodoché possano esere letti e commentati dal Paese intero. Ma almeno, su questo blog posso osservare che creare polemiche come quelle di questi giorni serve a rendere ancora più famosi autori che qualcuno ha già stabilito che possano e debbano essere famosi a ogni costo, compreso quello di dire pubblicamente scempiaggini.
Continua...













