lunes, 27 de agosto de 2018

Un pizzico di follia: vivere con un disturbo psichiatrico - 3

Illustrazione di Gustavo Doré

Vademecum per la cura della persona
di Fabio Viganò

3-PENSIERO E DELIRIO 

Tra i disturbi dell’ideazione possiamo avere: 
-disturbi formali 
-disturbi di contenuto 
Nei disturbi formali il flusso ideico è abbondante, rapido, frammentario, poco coerente, povero e abbastanza monotono. Vi è l’arresto del pensiero. I nessi associativi si manifestano con ideazione dissociata, inceppamento, incoerenza logica, fuga delle idee, associazioni rapide, lasse e bizzarre. Si possono anche manifestare con ideazione confusa, incoordinata e “spezzettata”. 
Tra i disturbi del contenuto annoveriamo l’ideazione erronea e il delirio. 

Si è detto riguardo i disturbi formali e le loro manifestazioni, come: 
-Interruzione del flusso del pensiero 
-Blocco del pensiero o barrage 
-Cambiamento del flusso del pensiero 
L’interruzione del flusso del pensiero si manifesta come una sorta di “deragliamento del pensiero” stesso, come se questo, d’un tratto, uscisse dai “binari della mente”, determinando lo stato confusionale. 
Questi sono processi che alterano decisamente il pensiero e l’eloquio, sino a produrre un miscuglio di parole incomprensibile, definito con il termine di schizofasia (insalata di parole). 
Nel barrage, o “blocco del pensiero”, il paziente si interrompe mentre parla, in quanto subentra l'interruzione del pensiero stesso, che viene descritta dal soggetto come “se qualcuno mi avesse rubato le idee e il pensare”. 
Nel cambiamento del flusso del pensiero si possono distinguere: 
-Affollamento di associazioni di idee 
-Perseverazione, ovvero una sola ideazione protratta nel tempo, anche a lungo, tramite meccanismo di evocazione mnestico/ rimuginativo. 
Nei disturbi formali il pensiero può essere circostanziale o concreto. Il pensiero circostanziale è caratterizzato da un fluire lento delle idee, in quanto il soggetto non “riesce a mettere a fuoco”, come fosse in un quadro, distinguendo la figura in primo piano dallo sfondo; soprattutto, non si è in grado di coglierne la differenza. Le associazioni sono quasi superflue e le risposte alle continue domande fatte, sono persino troppo ricche di dettagli. Questa fenomenologia risulta essere tipica della psicosi organica. 
Nel pensiero concreto, tipico della schizofrenia, vi è da parte del soggetto l’incapacità di astrazione del pensiero. Volendo azzardare un parallelismo, è come se il mondo delle idee non esistesse e non fosse mai esistito, in quanto il concetto stesso dell’idea è negato. 

Tra i disturbi dell'ideazione nonché del contenuto abbiamo: 
-ideazione prevalente 
-ideazione dominante 
-ideazione ossessiva 
-ideazione interpretativa 
-ideazione paranoica 
-ideazione delirante 
L’ideazione di tipo prevalente è comprensibile, ma risulta avere la priorità su tutto. 
L’ideazione dominante è caratterizzata da una forte partecipazione affettiva; non è criticata e nemmeno giudicata. 
L’ideazione ossessiva è prevalentemente ripetitiva e assurda nella sua compulsività. 
L’ideazione interpretativa è fondamentalmente frutto di un’interpretazione errata, non ponderata, non giudicata, che origina da idee di riferimento mendaci o non completamente veritiere. 
Nell’ideazione paranoidea tutto è autoriferito. Origina da ideazioni di riferimento personali, talvolta sfocianti in veri e propri “scivolamenti persecutori”, più o meno marcati. 
Infine abbiamo l’ideazione delirante o delirio. Ma in cosa consiste il delirio? In una visione distorta della realtà che viene sostenuta a tutti i costi, in modo incorreggibile. Il delirio è meccanismo di difesa. Esso consta di tre componenti: 
-l’insolita convinzione che sostiene il delirio 
-la non riconducibilità alla logica 
-l’assurdità o la falsità del contenuto, palese alle altre persone. 

Il delirio può essere: 
-elementare 
-strutturato 
-acuto 
-cronico 
Vi sono – possiamo in tal modo definirle – linee guida riguardo il delirio. Iniziamo col dire che il delirio è un’idea. Essa si origina, come le altre idee, a partire dalla percezione, dalla memoria, da uno stato emotivo o da uno stato interno. È fondata su di una prova distorta, quindi anch’essa falsa e incorreggibile. Il paziente è certamente convinto del proprio delirio ma non sempre lo agisce. Ma il delirio è una fuga e deve essere quindi interpretato come meccanismo di difesa. È come se il soggetto, “avvertito il pericolo”, si rifugiasse nella “fitta boscaglia del delirio” per difendersi, per nascondersi dalla realtà. 
A mio avviso il delirio riempie un vuoto o ha una funzione protettiva sull’autostima, copre la solitudine o la disperazione. Non bisogna credere che delirare equivalga a star male. Sicuramente è espressione di un disagio profondo, ma delirare, per il soggetto “scompensato” ha secondo me una sorta di “potere terapeutico” , quasi esorcizzante. Il delirio è in grado di donare la libertà oppure un nuovo senso d’identità, creato dalla mente delirante del soggetto. Ha una funzione, almeno ai suoi occhi, di “potere salvifico”. 

Il soggetto crede talmente tanto al proprio delirio, in cui – è bene dirlo – si è immedesimato, da poterlo definire come “il suo credo totalitario”. È motivo della sua esistenza e del suo vivere. Il soggetto è “in simbiosi” con l’ideazione delirante che la sua mente ha creato. 
Il delirio, ben si deduce, non è quindi modificabile con la sola opera di persuasione. Credo sia importante sottolineare che soltanto quando il delirio recede, venendo a mancare il meccanismo di difesa di una persona già fragile, questa debba essere ancor più aiutata e supportata. 
L’assistenza deve mirare, in primis, a promuovere l’autostima dell’individuo da parte del terapeuta, ma soprattutto a far sì che questi si “ri-accetti” come essere umano. I suoi sensi di colpa e, in particolare, di vergogna, devono essere mitigati sino a farli scemare completamente, evitando che ritornino, portando a una fuga dalla realtà, “nel cantuccio oscuro della stanza della vita”: il delirio, appunto. Può essere utile, come visto, la pratica dell’ascolto attivo, con una buona comunicazione valida da un punto di vista terapeutico. 

Riconosciamo diversi tipi di delirio: 
-Delirio di persecuzione, ove il paziente crede vi sia un’interferenza dall’esterno nella sua vita 
-Delirio erotico (erotomania) 
-Delirio di infedeltà (gelosia morbosa) 
-Delirio di grandezza,dove il paziente crede di essere il prescelto per una “missione speciale” 
-Delirio mistico (vedere la Madonna, vedere il Demonio…) 
-Delirio di colpa e di indegnità, tipico della depressione, con elevato tasso di suicidabilità 
-Delirio di povertà, di rovina e nichilistico 
-Delirio ipocondriaco 
-Follia comunicata (Folie a deux) 
-Delirio di controllo, dove il paziente crede che il suo pensiero sia in comune con quello di altre persone o, addirittura, sia persino controllato da altre persone, quindi potenzialmente, incessantemente… perseguitato.

Continua...

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