domingo, 16 de agosto de 2015

Il Re è vivo



Sproloquio di Andrea Carlo Cappi


Come ogni sedici agosto, ho un appuntamento cui cerco sempre di non mancare. Trentuno anni fa (passa il tempo!) mi trovavo a poche centinaia di metri da dove sono ora, in un albergo in cui spesso la sera mettevo dischi a uso degli ospiti e intanto cercavo di conquistare giovani turiste (passa il tempo, ma certe abitudini non cambiano). Nel pomeriggio approfittavo dell'impianto per registrarmi su cassetta i dischi in dotazione all'hotel. E quel pomeriggio sui piatti giravano i due LP di un'antologia di Elvis Presley, la colonna sonora del film-documentario This is Elvis. A fare da discoteca era il giardino dell'albergo; la console era alloggiata in una sorta di Hollywood Bowl in miniatura, concepito in origine per ospitare la band propria dell'albergo, "Los Tres Comodoros", che vi si esibiva tutte le sere tra gli anni Sessanta e Settanta.
Mentre la voce di Elvis aleggiava a basso volume nell'ora della siesta, a un certo punto vidi entrare in punta di piedi dalla porta del giardino una coppia sull'orlo della sessantina: lei una tipica signora inglese magra, con un abbigliamento che poteva essere di moda negli anni Cinquanta; lui robusto, dai tratti arabi - egiziano, pensai all'epoca - in camicia chiara e pantaloni corti scuri. I due si sedettero a un tavolino in prima fila e rimasero in contemplazione, come se stessero assistendo a una cerimonia religiosa. E, quando ebbi finito le mie registrazioni, mentre rimettevo a posto i dischi, finalmente ebbero il coraggio di avvicinarsi.
Erano, se mai ci fosse bisogno di dirlo, due fan di Elvis. Due adoratori che non solo avevano sentito tuuti i dischi e visto tutti i film, ma erano anche andati in pellegrinaggio a Graceland. E, dal momento che quel giorno - per pura coincidenza - era il sedici agosto, settimo anniversario della morte di Presley, mi avevano scambiato per il sacerdote di un culto elvisiano che rendeva omaggio al Re. Conclusasi la cerimonia, salutarono e se ne andarono commossi.
In effetti ricordavo che Elvis Presley era morto in agosto: ero nello stesso luogo anche sette anni prima, quando in un bar avevo letto la notizia sulla prima pagina di un quotidiano inglese. Ma non sapevo di avere scelto la data esatta per registrare la mia audiocassetta.
Fatto sta che da allora, che io mi trovi qui, o in una Milano più o meno deserta, oppure altrove, il sedici agosto di ogni anno suono una canzone di Elvis Presley, a volume non troppo alto, per tutti coloro che siano in grado di tendere l'orecchio e riconoscerla. Ed è quello che sto per fare ora.
The King lives! 



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