domingo, 6 de agosto de 2023

Vita da pulp - I guardiani della memoria


Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi 

Questo post, dopo una lunga assenza della rubrica dovuta a mancanza di tempo, era già previsto per un particolare anniversario di cui scrivo più avanti. Ma devo aprirlo registrando la scomparsa, il 28 luglio 2023, di Danila Comastri Montanari, scrittrice nota soprattutto per i suoi romanzi mystery ambientati nell'antica Roma, con il primo dei quali vinse il Premio Alberto Tedeschi de "Il Giallo Mondadori" nel 1990. Da lì ebbe inizio la sua brillante carriera, che non si limitò alle indagini di Publio Aurelio Stazio, ma spaziò in varie epoche e culture, a testimonianza anche delle sue esperienze di viaggiatrice. La conobbi più o meno trent'anni fa, a uno degli appuntamenti settimanali di Andrea G. Pinketts, scoprendo una persona straordinaria, arguta e vitale.
Ebbi poi sulla mia scrivania alcuni suoi racconti, come curatore degli speciali stagionali de "Il Giallo". Quando per vari cambiamenti interni nella redazione mondadoriana notai che non uscivano più suoi romanzi, la scelsi come autrice per "Giallo & Nero" di Hobby & Work (un giorno dovrò raccontare come contribuii a quella collana, visto che non lo sa nessuno). Ho sempre trovato quella di Danila una preziosa presenza intelligente su Facebook ed ebbi l'ultimo contatto con lei nel 2018, quando le chiesi di ripubblicare un suo racconto, perfettamente in tema, nell'antologia per beneficenza Delitti alla milanese (Excalibur). Leggere proprio sulla sua pagina Facebook la notizia della sua scomparsa mi ha molto rattristato e rinnovo qui le mie condoglianze.
È un'altra delle grandi figure della letteratura di genere italiana che se ne va, una lista implacabile che si è allungata soprattutto in questi ultimi sei anni. I nomi sono troppi per citarli tutti, anche se con molti ho condiviso eventi, lavoro e amicizia. Ma ce ne sono due dai quali il distacco è stato particolarmente doloroso, perché i contatti con entrambi erano pressoché quotidiani e gli elementi in comune così tanti che, quando sono morti, mi sentivo come se fossi morto io. Tuttavia, per una ragione o per l'altra, continuano a essere presenti nella mia vita tutti i giorni.

Uno è Andrea G. Pinketts. Sua madre, di recente, mi ha nominato "fratello di Andrea" perché, dice, i legami più importanti non sono necessariamente quelli di sangue. Grazie all'enorme lavoro fatto dall'Associazione che porta il suo nome - e in particolare da Elisabetta Friggi e, sempre di più, da Rossella Marino - posso ora curare le riedizioni filologicamente corrette e corredate di "contenuti speciali" delle sue opere, pubblicate da Harper Collins. Il 12 agosto 2023 ricorre il suo 63mo compleanno e meno di due settimane dopo escono Il senso della frase e L'assenza dell'assenzio. Tra questa e altre collaborazioni con l'Associazione, il mio impegno con Pinketts rimane continuativo, come prima del dicembre 2018.
L'altra presenza pressoché quotidiana nella mia vita era quella di Stefano Di Marino. Quando non avevo tempo di sentirlo o modo di vederlo, eravamo sempre in contatto tramite le reti sociali. Ogni giorno "i ricordi" di Facebook riportano qualcosa che lo riguarda. Nel suo caso la perdita è più recente: sono due anni oggi da quando ha accostato la scaletta al bordo del balcone al terzo piano del suo appartamento in via Cagliero a Milano e ha salito i tre gradini per tuffarsi nel vuoto. Gli amici stanno ancora cercando di capire perché. Si parla di una depressione per la recente scomparsa del padre Gualtiero, ma le motivazioni sono molto più complesse.
Intuii che ci fosse qualche problema tra padre e figlio nel 1996, quando notai una frase particolare nella dedica di un suo romanzo e gli chiesi cosa volesse dire. Seppi così che il padre non aveva mai accettato che lui facesse lo scrittore e il consulente editoriale, anziché l'avvocato, e lo considerava un buono a nulla. Negli anni Stefano divenne sempre più bravo e prolifico, una figura unica nella narrativa italiana. Ma il padre non riconobbe mai il suo talento e anche in tempi recenti non perdeva occasione per redarguirlo, malgrado i risultati fossero evidenti. Se come Gualtiero Di Marino non si è del mestiere, c'è un unico modo per capire se qualcuno è "qualcuno" nel campo editoriale: il riscontro mediatico. Nel caso di Stefano (ma ne so qualcosa anch'io), i media brillavano per il loro silenzio. C'è chi è autorizzato a essere famoso, di altri invece va persino taciuta l'esistenza. Il silenzio stampa per un autore di successo vuol dire di fatto boicottaggio attivo, in un continuo tentativo di cancellarlo in vita. Di fatto la società italiana si comportava esattamente come suo padre.
Nel 2020, come tutti noi, Stefano passò attraverso il lockdown - lui in completa solitudine - e l'impossibilità di viaggiare, rinunciando al lato "internazionale" della sua esistenza, che si trova riflesso nei suoi romanzi. Nel 2021 entrambi i genitori novantenni cominciarono a stare male nello stesso momento. Stefano, rinunciando ai suoi ritmi di precisa efficienza, passò la primavera sotto stress continuo, portandoli avanti e indietro dagli ospedali, e facendo il badante finché in estate non dovette metterli in una residenza. La madre, l'unica che avesse sempre mostrato comprensione per lui, ormai era in stato confusionale, il padre invece era ancora sufficientemente lucido. Quando questi morì (alla madre sarebbe toccato pochi mesi dopo) chiesi a Stefano se almeno il rapporto tra loro si fosse risolto. Lui rispose: "Più o meno". Che io tradurrei in: "Mio padre ha capito di avere bisogno del mio aiuto e negli ultimi giorni non mi ha detto che sono un buono a nulla". Ma il padre era morto a oltre novant'anni senza avergli mai detto "Bravo", come del resto continuava a fare il mondo editoriale-mediatico italiano. Glielo diceva il suo pubblico, ma questo testimoniava che, se nulla di quanto aveva fatto nella sua vita gli aveva fatto guadagnare il riconoscimento meritato in casa e fuori, ormai aveva fatto "tutto il possibile", come scrisse nel suo messaggio di addio.

Copyright Astorina Srl. "Il Prof", illustrazione di Giuseppe Palumbo

Una delle necessità che si creano quando una figura della narrativa non lascia discendenti è cosa fare della sua biblioteca e del suo "ambiente di lavoro"; o, nel caso di Andrea G. Pinketts, che notoriamente scriveva nei bar, del "bunker", il suo appartamento in via Washington a Milano. Quando è stato venduto, occorreva coordinare il salvataggio delle sue cose, operazione cui mi sono dedicato io nel 2019. Ed è sorprendente constatare che ci sono amici e amiche che al momento opportuno non esitano a mettersi al lavoro per riempire scatoloni e caricarli su un furgone.
Credo che Stefano Di Marino, sapendo del mio lavoro per Pinketts, contasse proprio su di me per organizzare il salvataggio della sua colossale biblio-mediateca e dei suoi oggetti personali. Così da fine giugno 2023 e per un mese, alternandomi con una dozzina di amiche e amici (tra cui anche firme illustri della narrativa e del fumetto, o semplici affezionati lettori e lettrici che hanno diviso serate memorabili con lui), ho inscatolato di persona o coordinato i lavori a distanza quando non potevo essere presente, a costo di trovarmi in ritardo con una consegna e dovermi ammazzare di lavoro per arrivare lo stesso in tempo ultile. Ma, grazie alle persone che si sono dannate l'anima in torridi pomeriggi milanesi, alla fine sono stati assemblati 250 scatoloni ad alta densità, ora al sicuro. Spero un giorno di potervi dire che il bunker di Pinketts e lo studio di Di Marino sono stati ricostruiti da qualche parte con il materiale originale e che la loro memoria viene salvaguardata.

La fotografia in apertura è di quello che ho battezzato "il tavolo delle reliquie" a casa di Stefano, sopra il quale si vedono alcune delle fotografie dei suoi viaggi in Oriente.
Il ritratto al centro di questo post, da Il Grande Diabolik 2/2023, è "Il Prof", personaggio ispirato a "Il Professionista" di Stefano Di Marino, trasferito da Tito Faraci nell'universo di Diabolik e disegnato da Giuseppe Palumbo, che qui ritorna nella mia storia Colpo doppio a Chow Lon.
L'immagine in basso è un dettaglio di un disegno di Dario Iannaccone da un imminente episodio della serie The Professor di Roberto Leoni, dove sulla sinistra appare un personaggio ispirato a Stefano Di Marino.
Il titolo che ho scritto per questo post mi ricorda un lungo racconto fantasy che scrissi per l'antologia Mahavayan (Edizioni Scudo), Il guardiano della memoria. Il protagonista era una sorta di bibliotecario che, a forza di preservare ricordi altrui, si era dimenticato persino il proprio nome. Spero che questo non accada a me, anche perché come abbiamo visto si fa presto a essere scordati, metodicamente, dagli altri.

Continua...

Da "The Professor", disegno di Dario Iannaccone





Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito sulle pagine de Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato una sessantina di titoli tra romanzi, raccolte di racconti e saggi, presso alcune delle maggiori case editrici italiane e qualcuna delle peggiori. Editor, traduttore, consulente editoriale, all'occorrenza è anche sceneggiatore, fotografo, illustratore, copywriter (di se stesso) e videomaker. È direttore artistico del Premio Torre Crawford. Per Delos Digital cura la collana in ebook Spy Game.

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