jueves, 19 de marzo de 2026

La madre

Foto: A. C. Cappi

Poesia di Fabio Viganò

Ci hai salutati senza farti notare. La solita classe.
Non hai voluto disturbare nemmeno la morte.
Con trasporto l'hai abbracciata, per sempre,
come ci si dona a un'amante. Completamente.
Il fragore del tuo slienzio, come marosi sugli scogli,
ci rese attoniti, inebetiti. Il mondo non esisteva.
Semmai vi fosse stato, avrebbe udito il pianto
di una madre tradita dalla disperazione. Lacrime e dolore.
Il mondo non c'era. Fu un bene. Non avrebbe capito.
Al telefono non avresti più risposto. Inutile parlare.
Abbracciai la madre. Lei mi abbracciò. Mi strinse forte
singhiozzando, nel pronunciare il tuo nome.
Sospirò soltanto: "Non c'è più!" Giudicai il mondo.
Non avrebbero retto il confronto con le lacrime,
non avrebbero mai potuto affrontare quel dolore.
Torniamo a essere semplici uomini dinnanzi alla morte.

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