sábado, 3 de octubre de 2015

Segretissimo: quando il romanzo è cronaca



Sproloquio di Andrea Carlo Cappi

Una mia storica fidanzata mi diceva sempre, già quasi vent'anni fa, che arrivare primi è un errore. E lei se ne intendeva, occupandosi di marketing. Di fatto essere i pionieri su qualsiasi territorio, compreso quello in cui lavoro io, ovvero il campo della narrativa e dell'editoria, spesso è sbagliato. Non bisogna mai essere troppo innovativi, si è più premiati se si sfrutta a posteriori un fenomeno alla moda, meglio se in modo imitativo, senza troppi sforzi di originalità.
Ma è una lezione che non riesco mai a imparare. Forse perché sono contagiato dall'entusiasmo che ormai da tempo riempie la redazione di "Segretissimo" Mondadori, in cui succedono cose importanti che forse passano inosservate ai media - si tratta di libri destinati a lettori, non di prodotti destinati a non-lettori, quindi cose di cui è pericoloso parlare in televisione - ma per fortuna sono notate dal pubblico... o almeno da quel tipo di pubblico formato da decine di migliaia di persone che un certo tipo di marketing definisce con disprezzo "di nicchia". Ma sono anche le persone che tengono in piedi l'editoria.
Intanto forse occorre spiegare cosa sia "Segretissimo" (dando per scontato che si sappia cos'è Arnoldo Mondadori Editore). Nel 1929 la casa editrice milanese aprì una collana chiamata "I Libri Gialli" che ben presto acquisì una grafica molto precisa (copertina gialla e immagine racchiusa in un cerchio rosso), che passò anche ai "Gialli economici" formato rivista, destinati all'edicola. Da questa collana nacque il termine giallo, usato tutt'oggi per indicare un delitto irrisolto. Dopo una sospensione negli ultimi anni del fascismo, "Il Giallo Mondadori" tornò in edicola nel 1946 e continua tuttora le sue pubblicazioni. Nel 1952 nacque una collana parallela chiamata "Urania", dedicata alla fantascienza e anch'essa oggi in piena attività, riconoscibile dalla stessa grafica del "Giallo", ma su fondo bianco. Infine nel 1961, in piena Guerra Fredda, ebbe inizio un'altra collana da edicola affine a "Il Giallo Mondadori", dedicata esclusivamente a un particolare sottogenere del thriller, il romanzo di spionaggio, che assunse dopo qualche tempo la stessa grafica della collana madre, ma su fondo nero.
"Segretissimo" affrontava e affronta in chiave thriller-avventurosa i temi dello spionaggio e dell'intrigo internazionale. A molti dei romanzi di questa collana sono legati serie tv (Partita a due, L'uomo dell'UNCLE da poco riapparso al cinema, fino a 24), serie cinematografiche (OSS 117, il primissimo personaggio seriale della collana, ripreso di recente in Francia dal regista Michel Hazanavicius e dall'attore Jean Dujardin, l'accoppiata premio Oscar di The Artist; ma anche Coplan o Matt Helm) e altri film celebri: cito al volo Il sipario strappato di Alfred Hitchcock e Il nostro agente Mackintosh di John Huston, entrambi interpretati da Paul Newman. Ma di grande successo erano pure la serie narrative che non avevano sbocchi sullo schermo o ne hanno avuti pochissimi. Tra queste SAS del francese Gérard De Villiers, che con duecento romanzi nell'arco di mezzo secolo e cento milioni di copie vendute nel mondo è considerata da "The New York Times" la più grande serie spionistica di tutti i tempi.
A parte qualche balzo nel passato per parlare della Seconda guerra mondiale o qualche occasionale puntata verso la fantatecnologia, la caratteristica fondamentale di "Segretissimo" è sempre stata raccontare in chiave romanzesca ciò che succedeva a livello geopolitico. Al pari del "Giallo" e di "Urania", "Segretissimo" era narrativa popolare che le persone di cultura non si vergognavano a leggere, anche quando in certi romanzi si notava un intento propagandistico filo-americano; e anche se le copertine (opera del pittore Carlo Jacono, che illustrava nel contempo anche il "Giallo"), rifacendosi alla tradizione delle riviste pulp americane anteguerra, mostravano ragazze in bikini o negligé che turbavano gli animi dei democristiani di ferro. Ma all'epoca "Segretissimo" non era considerato "roba da maschi" e veniva letto liberamente anche dalle donne senza che gli autori fossero accusati di maschilismo. Ovviamente, all'epoca non tutti gli intellettuali avevano bisogno di verniciarsi di una patina di disprezzo verso la cultura di massa. E, per le femministe, il fatto che le protagoniste di "Segretissimo" avessero da tempo bruciato i reggiseni, facessero gli stessi lavori degli uomini e fossero padrone della propria sessualità era visto ancora come positivo.
Se finora l'autore di maggior successo della collana rimane Gérard De Villiers, il cui ultimo romanzo è uscito postumo quest'estate e di cui è partita da alcuni mesi una collana cronologica di riedizioni, è anche vero che da vent'anni trionfa la serie di romanzi Il Professionista di Stephen Gunn (pseudonimo di Stefano Di Marino). È l'autore più famoso di quella che ormai è nota come "Italian Foreign Legion" o semplicemente "Legione": gli scrittori italiani che, con il loro nome (per esempio Secondo Signoroni, Claudia Salvatori o... Andrea Carlo Cappi) o con una falsa identità dal suono esotico coniata per l'occasione (Jack Morisco alias Giancarlo Narciso, Gianfranco Nerozzi alias Jo Lancaster Reno e molti altri... tra cui di nuovo Andrea Carlo Cappi alias François Torrent) hanno ormai occupato la collana con romanzi spesso più intensi di quelli oggi scritti dai loro colleghi stranieri.
Il pregiudizio ormai tramontato con la letteratura gialla di produzione nazionale vige ancora in altri campi, tra cui la spy-story: il prodotto italiano non è sempre visto di buon occhio. In effetti, dato lo scarso - per non dire nessuno - spazio che i media riservano agli autori nostrani di spionaggio, non si può pretendere la fiducia a priori. Ecco perché ancora oggi firmo la serie Nightshade con lo stesso pseudonimo che ho dovuto coniare nel 2002, François Torrent, benché i lettori sappiano ormai chi c'è dietro, non solo perché è scritto apertamente nella biografia dell'autore, ma anche perché Carlo Medina, personaggio di cui dal 1994 ho firmato con il mio vero nome storie prima per "Il Giallo Mondadori" e poi per "Segretissimo", appare in questa serie come "spalla" (e al momento anche amante) di Mercy "Nightshade" Contreras.
E qui veniamo finalmente al mio "difetto" di essere più avanti della media. Quando ventun anni fa uscì in "Supergiallo Mondadori" n.1 la mia prima storia con Medina, personaggio che avevo in mente fin dagli anni Settanta, da una parte ero perfettamente puntuale, data la netta somiglianza tra il mio personaggio e il signor Wolf di Tarantino; dall'altra ero in anticipo, perché per i temi trattati in quello e in racconti successivi coniai una nuova definizione: "marketing thriller"; una quindicina di anni dopo vidi su una novità libraria la dicitura "il primo marketing thriller". Grazie tante. Del resto anche il mio titolo Milano da morire risultava così efficace che la Rizzoli mi chiese il permesso di usarlo per un suo saggio nella BUR (in cambio del favore ho chiesto un paio di cose che naturalmente si sono dimenticati di darmi), sicché la riedizione delle prime storie con Medina presso Cordero Editore è uscita di recente con il titolo Medina-Milano da morire, per evitare confusioni.
Lo stesso problema di "essere più avanti" si ripropone oggi. Al principio dell'estate del 2013 ho deciso di occuparmi di Medio Oriente con un romanzo che idealmente inaugurava un nuovo ciclo della serie Nightshade, intitolato Programma Firebird. Era ambientato negli stessi giorni in cui lo stavo scrivendo e toccava una questione di cui in quel momento pochi in Italia si stavano occupando, cioè la guerra in Siria. Sembrava che da noi non importasse molto di un conflitto che macinava vittime innocenti, bambini compresi. Il libro fu in edicola da Segretissimo Mondadori nel mese di dicembre del 2013 (quindi con diffusione e vendita che nell'arco di soli trenta giorni erano pari a quella di un bestseller in libreria) e da allora è disponibile in ebook.
Nel romanzo dipingevo la complessa situazione siriana e citavo un'organizzazione emergente, all'epoca ancora affiliata ad al-Qaeda, la quale con brutalità estrema perseguitava i gruppi che cercavano semplicemente di liberarsi della dittatura di al-Assad sull'onda della Primavera Araba. Lo scopo dell'organizzazione era assumere il controllo del territorio tra Siria e Iraq, e della guerra civile siriana, imponendo la propria legge.
Quell'organizzazione si chiamava ISIS. Ancora quasi non se ne parlava sui giornali e credo proprio che fosse la prima volta che veniva nominata in un romanzo. Nel libro alcuni personaggi devono fare una scelta difficile: tutelare al-Assad, per cui non hanno alcuna simpatia, consci del fatto che si sta consolidando una minaccia ancora peggiore. Precisamente il problema che si pone oggi tra Washington, Parigi e Mosca.
All'inizio del 2015 ho scritto un nuovo romanzo, Agente Nightshade: Bersaglio ISIS, in cui torno alla situazione siriano-iraqena: parlo del ruolo nell'area dell'Iran, della Russia, degli USA e affronto la questione degli attentati di Parigi di gennaio, che avvenivano proprio mentre stavo lavorando al libro.
Pochi giorni prima che uscisse il romanzo, a fine agosto 2015, ho letto via Internet un articolo che annunciava il nuovo libro di Marco Buticchi come "il primo romanzo di avventure che parli dell'ISIS". Ovvio che uno scrittore ha ogni diritto (e a volte anche il dovere) di affrontare tutti gli argomenti che ritiene importanti, specie se sono di attualità, ma ovvio anche che l'autore dell'articolo non sapeva che si trattava del secondo romanzo (che per questione di solo un paio di giorni non è stato addirittura il terzo). Ma è probabile che per i media, il cui disinteresse per "Segretissimo" è ormai colpevolmente abituale, quello dell'illustre collega resterà l'unico romanzo ad avere trattato questo argomento.
Mi conforta constatare che il pubblico sta accogliendo con molto interesse Bersaglio ISIS, il mio primo romanzo in "Segretissimo" a godere di ben due mesi di permanenza in edicola. E a conquistare anche lettori che non avevano mai letto alcun libro di questa storica collana in cui, fin da quando ho deciso che sarei diventato uno scrittore di thriller, ho sempre sognato di pubblicare.
Certo, scrivere una spy-story non è così semplice come si può credere. Non basta avere visto un paio di film. Ho cominciato a studiare l'argomento quando avevo più o meno quattordici anni e dalle mie ricerche è uscito nel 2010 il volume Le grandi spie, tuttora disponibile in ebook da Vallardi. Ma, per ovvie ragioni, ogni singolo romanzo di spionaggio richiede un complesso lavoro di documentazione specifica.
In questo, al fine di renderne comprensibili le sfumature al lettore, ho voluto ricostruire la storia dell'ISIS fin dal principio, sfatando molte delle dicerie che capita di sentire ripetere in giro. E ho sottolineato anche un aspetto misterioso dei fatti legati a "Charlie Hebdo": lo stesso giorno dell'attentato alla redazione della rivista, verso sera, un uomo è stato inseguito e ferito a colpi di pistola in un parco alla periferia di Parigi. Si è salvato per miracolo e ha descritto l'aggressore come un bianco europeo. Tuttavia i proiettili che lo hanno colpito sarebbero risultati compatibili con quelli di una delle armi da fuoco trovate addosso all'attentatore del supermercato di Vincennes, che era decisamente un nero africano e abitava peraltro nei pressi del parco in cui era avvenuto il tentato omicidio. C'è qualche conto che non torna. 
Agente Nightshade: Bersaglio ISIS rispetta, almeno nelle intenzioni dell'autore, quella che è sempre stata la tradizione di "Segretissimo": raccontare una storia di avventure che intrattiene e appassiona i lettori, ma al tempo stesso mostra loro uno scorcio di realtà che non sempre appare al telegiornale. In questo caso, non è apparso fino a quando l'ISIS non ha minacciato l'Europa e i profughi siriani non hanno bussato alle nostre porte, ricordandoci qualcosa che per anni abbiamo cercato di ignorare.

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