martes, 13 de febrero de 2024

Vita da pulp - La vita thrilling dello scrittore

Con Java e il Premio Atlantide Amys 2019 (fotogiaco) 

Riflessioni di un celebre scrittore ignoto di Andrea Carlo Cappi 

All'inizio del suo libro di viaggi Thrilling Cities, Ian Fleming notava che da uno scrittore di thriller ci si aspetta che abbia una vita thrilling; il che nel suo caso non era lontano dal vero. Come ho raccontato più volte, è in parte colpa sua se a sei anni ho deciso che volevo fare lo scrittore. In realtà la mia vita sarebbe risultata più somigliante, se non a quella di Emilio Salgari, a quella laboriosa degli scrittori pulp delle riviste americane di circa un secolo fa.
Tempo fa intitolai un post di questa rubrica "La vita glamour dello scrittore", un mio vecchio slogan ironico che spesso abbino alla frase "Il magico mondo dell'editoria". In realtà può essere impegnativa anche la vita di un autore di autentico, grande successo internazionale. Penso a Jeffery Deaver e a quanto raccontava in una recente intervista di Seba Pezzani, partendo proprio da quel libro di Ian Fleming: tra duro lavoro e continua dedizione al pubblico, si può vivere anche qualche momento memorabile.
Stefano Di Marino - erede mai abbastanza riconosciuto di Salgari e Scerbanenco - commentava a suo tempo: "in fondo ci siamo presi qualche soddisfazione". Verissimo. La prima di tutte, per lui come per me, è quella di essere riusciti a fare quello che desideravamo, ossia scrivere storie, "narrativa popolare", possibilmente di qualità pur senza ambizioni di "grande letteratura".

In più di trent'anni di carriera ho avuto alti (anche se non proprio vette) e bassi (se non proprio abissi), ma le soddisfazioni non sono mancate. Per fare qualche esempio, ho potuto pubblicare su collane storiche, come Il Giallo Mondadori e Segretissimo, e lavorare per Diabolik e Martin Mystère: vale a dire, avere il permesso di fabbricare i miei mondi immaginari e di aggiungere qualche mattoncino a quelli ideati da altri. Ciliegione sulla torta: vincere con i romanzi di Martin Mystère il Premio Italia 2018 e il Premio Atlantide Amys 2019; e poter proporre e realizzare tra il 2020 e il 2023 le novelizations dei film di Diabolik dei Manetti bros, operazione insolita nei rapporti tra cinema e narrativa nel nostro paese.
E ancora: frequentare colleghe e colleghi, a volte nell'ambito di collaborazioni appassionanti. Ho avuto modo di incontrare figure storiche, italiane e straniere, alcune delle quali oggi non sono più tra noi: con qualcuno si sono stretti rapporti duraturi, con altri ho avuto il piacere di conversazioni indimenticabili.
Non campo solo di scrittura, ma più in generale di editoria, come curatore, consulente, editor e traduttore. Anche in quest'ultima veste - tranne quando mi sono capitati libri scritti da persone meno competenti di me - ci sono state esperienze istruttive e talvolta sfide impegnative ma interessanti. E ultimamente è una soddisfazione dal retrogusto amaro poter curare le riedizioni dei libri di Andrea G. Pinketts (1960-2018) riproposti da Harper Collins, o riprendere la collana di ebook Spy Game ideata da Stefano Di Marino (1961-2021) per Delos Digital.

C'è un'altra cosa che mi fa piacere: ogni tanto, riuscire a far pubblicare chi se lo merita, che abbia fama o meno. Ricordo ancora quando negli anni Novanta chiamai al telefono un giovane emozionatissimo autore, per dirgli che avevo selezionato un suo racconto per Il Giallo Mondadori, quando solo un paio di anni prima ero io a trovarmi nella sua stessa situazione.
Nel periodo in cui avevo il ruolo di direttore editoriale ho potuto mandare alle stampe ottimi romanzi e racconti con firme già note o assolutamente nuove. Ora, come presidente della giuria del Premio Torre Crawford per racconti inediti (di cui trovate qui il bando del 2024) mi capita di pubblicare nell'antologia annuale autrici e autori già di fama, così come esordienti di qualsiasi età... anche al di sotto dei diciotto anni, dal momento che nel concorso c'è una sezione gratuita dedicata proprio a loro.
Come ho fatto altre volte in questa rubrica, devo solo rammentare a chiunque si affacci a questo mondo che pubblicare un racconto non comporta automaticamente fama e successo. E che per sopravvivere nell'editoria occorrono tenacia e una certa dose di autocritica. Quanto a fama e successo, raramente arrivano in proporzioni tali da permettere di vivere una vita thrilling: è più probabile una "vita da pulp", in cui ogni tanto però ci si prende qualche bella soddisfazione.

Continua...




Andrea Carlo Cappi (Milano, 1964) ha esordito sulle pagine de Il Giallo Mondadori nel 1993. Da allora ha pubblicato oltre una sessantina di titoli tra romanzi, raccolte di racconti e saggi, presso alcune delle maggiori case editrici italiane e qualcuna delle peggiori. Editor, traduttore, consulente editoriale, all'occorrenza è anche sceneggiatore, fotografo, illustratore, copywriter (di se stesso) e videomaker. È direttore artistico del Premio Torre Crawford. Membro di IAMTW e World SF Italia, vincitore del Premio Italia 2018 (miglior romanzo fantasy), cura le riedizioni di Andrea G. Pinketts con l'associazione omonima e per Delos Digital la collana in ebook Spy Game.

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