jueves, 30 de agosto de 2018

Un pizzico di follia: vivere con un disturbo psichiatrico - 6

Francisco de Goya Saturno divora il figlio (circa 1820)

Vademecum per la cura della persona
di Fabio Viganò

6-SHIZOFRENIA E DINTORNI 

Passiamo ora ad analizzare la sindrome schizoaffettiva, la sindrome schizotipica e la sindrome delirante. 

La sindrome schizoaffettiva è un disturbo in cui sono presenti contemporaneamente aspetti caratteristici sia della schizofrenia sia di un disturbo dell’umore. Sintomi affettivi e schizofrenici sono entrambi preminenti nello stesso episodio di malattia. 

La sindrome schizotipica è un disturbo in cui il soggetto è caratterizzato da comportamento eccentrico, con anomalie del pensiero e dell’affettività, senza però la presenza di manifestazioni schizofreniche definite e caratteristiche. Il soggetto presenta: 
-affettività inappropriata, cioè apparenza fredda e distante 
-comportamento o aspetto strano, di solito eccentrico o insolito 
-tendenza all’isolamento sociale 
-strane convinzioni o credenze magiche, che tendono a influenzare il comportamento 
-sospettosità o idee paranoidi 
-rimuginazioni ossessive, spesso con contenuti dismorfofobici o sessuali 
-esperienze percettive non usuali, che comprendono illusioni somatosensoriali, depersonalizzazione o derealizzazione 
-pensiero vago, circostanziato, iperlaborato o stereotipato, linguaggio insolito. 
-occasionali scivolamenti psicotici transitori, caratterizzati anche da allucinazioni uditive. 
Purtroppo il decorso di tale patologia è cronico , caratterizzato da fluttuazioni d’intensità. Essa può sfociare in schizofrenia manifesta. 

La sindrome delirante, invece, è un disturbo in cui l’unica manifestazione è rappresentata da un delirio fisso incrollabile. In essa i deliri hanno la durata di almeno un mese. Essi sono ben organizzati, ben sistematizzati, e non risulterebbero essere assolutamente né bizzarri né frammentari. 
La risposta emotiva del “sistema delirante” è appropriata al contenuto del delirio. La personalità rimane intatta o si deteriora solo marginalmente. Spesso i soggetti sono ipersensibili o ipervigili e, pur mantenendo un elevato grado di autonomia, tendono all’isolamento sociale. Se non sotto stress, il soggetto potrebbe essere definito come privo di segni di malattia mentale. 
È da sottolineare il fatto che la sindrome delirante non risulta essere un sottotipo né uno stadio precoce prodromico della schizofrenia. 

La sindrome delirante indotta è una rara sindrome caratterizzata dal delirio e che verrebbe condivisa da due persone con uno stretto legame affettivo: soltanto una delle due vive un’autentica condizione psicotica; nell’altra i deliri vengono indotti e terminano solo quando i due individui vengono separati. I deliri sono generalmente cronici e a contenuto persecutorio o di grandezza . Le persone in causa sono isolate dagli altri. 

La schizofrenia, invece, è una patologia cronica e processuale, caratterizzata da dissociazione. In essa si possono riconoscere
-sintomi positivi
-sintomi negativi 
-deficit cognitivo 
-decadimento funzionale 
La schizofrenia è caratterizzata da progressione del deficit funzionale che può anche, a distanza di tempo, ripresentarsi in forma acuta ma in modo ingravescente.
Questo tipo di psicosi necessita di un trattamento dalla durata imprecisata, mirato, ma che sia nello stesso tempo flessibile. Esso deve puntare sia al raggiungimento contemporaneo di obiettivi parziali, sia al raggiungimento di obiettivi globali. Come capire allora se ci si trovi al cospetto di una persona affetta da schizofrenia? Il quadro clinico manifesterà i seguenti sintomi in numero di due o più : 
-deliri 
-allucinazioni 
-eloquio disorganizzato (con deragliamenti verbali, tangenzialità di ideazione che si manifesta talvolta con insalata di parole , incoerenza, etc.) 
-comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico 
-sintomi negativi, rappresentati dall’appiattimento dell’affettività, da abulia e da alogia. 

Il soggetto, di norma, presenta una manifestazione che viene riconosciuta con il termine di “disfunzione sociale/lavorativa”. Tale fenomenologia dovrebbe suonare come una sorta di campanello d’allarme.
Come si presenta? L’individuo, prima che insorga la patologia, tende a essere ipoattivo sia in ambito lavorativo che sociale. Il senso di autostima regredisce a tal punto da non curarsi più della propria igiene personale e del proprio aspetto. In definitiva, la cura della propria persona, confrontata con un periodo precedente l’insorgenza della malattia, risulta essere alquanto scadente. 
Qualora l’esordio insorga nell’infanzia o nella adolescenza, si manifesta un'incapacità a raggiungere le relazioni interpersonali o di poter “rendere” a sufficienza sia in ambito scolastico che lavorativo. 
Per quanto concerne la durata della patologia schizofrenica, di solito la sintomatologia persiste per almeno sei mesi. Questo lasso di tempo deve includere almeno un mese dall’esordio (a volte meno, qualora il paziente venga trattato con successo) delle sintomatologie precedentemente descritte. Può includere sintomi prodromici, cioè che precedano l’insorgenza della malattia, o residui. In questa fase, i sintomi del disturbo schizofrenico possono essere prevalentemente negativi, oppure anche positivi. Questi si mostrerebbero soltanto in forma attenuata, per esempio con percezioni inusuali o strane convinzioni. 

Esisterebbe una familiarità per la schizofrenia. Vi sarebbe, fatto molto interessante, una netta correlazione tra i sintomi negativi e i sintomi positivi. Questa affermazione risulterebbe essere suffragata dalla teoria ipo/iperdopaminergica. 
In cosa consisterebbe? Soprattutto, perché i sintomi negativi sarebbero in correlazione con quelli positivi? Semplicemente perché è a partire dai sintomi negativi che si originerebbero i sintomi positivi. Sarebbe come se dalla sintomatologia negativa si originasse, a mo' di “compensazione patologica”, il corollario della sintomatologia positiva. 
Il deficit patognomonico della schizofrenia sarebbe localizzato a livello della corteccia dorsolaterale prefrontale . Qui vi sarebbe una diminuzione del tono dopaminergico. La carenza dopaminergica causerebbe l’insorgere dei sintomi negativi e dei deficit neurocognitivi caratteristici della schizofrenia. Come conseguenza primaria, si manifesterebbe nei sistemi dopaminergici un abbassamento del tono dopaminergico corticale . Sarebbe proprio la riduzione del tono dopaminergico corticale a determinare il rilascio della normale inibizione a livello cortico-encefalico sui sistemi mesolimbici. Questi diverrebbero iperattivi, originando i sintomi positivi. 
Volendo analizzare la relazione esistente tra schizofrenia e lobo frontale encefalico , notiamo che è proprio a livello della corteccia dorsolaterale che è posto il deficit cognitivo manifesto con disfunzioni di brain-imaging. Il deficit riguarderebbe importanti funzioni come: 
-Esecutiva 
-Working memory 
-Fluenza 
Nella schizofrenia l’85% dei pazienti mostra deficit neuropsicologici di varia gravità. I deficit risultano essere stabili, presenti sin dall’insorgere della malattia e, secondo alcuni Autori, addirittura, precederebbero l’esordio (Rund 1998; Heaton,2001).

Continua...

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